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Aldo Brancher

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L’agenzia AGI comunica che davanti al giudice monocratico (toga rossa?) della V sezione Penale del Tribunale di Milano avverrà, durante il prossimo sabato, l’apertura dell’udienza che vedrà il neo ministro Aldo Brancher seduto al posto dei sospetti di reato.

Per verosimilmente evitare domande le cui risposte condurrebbero al padrone del vapore, il noto berlusconi, e salvare se stesso dalla Giustizia che il PDL, e politicanti in genere perseguitano, l’avvocato Piermaria Corso, legale difensore del neo ministro, ha chiesto il legittimo impedimento a parteciparvi, da parte del suo cliente, in conformità all’applicazione del Lodo Alfano.

Questa l’azione già svolta da Piermaria Corso avvocato del citato ministro con incarico sul “federalismo”. Ministero che creato ex novo, in fretta e furia, costerà da un milione d’euro a salire, ovviamente a carico dei già tartassatissimi contribuenti. Ministero che tremonti finanzierà alla faccia dell’austerità.

In molti si sono chiesti, retoricamente, perché la nomina di Brancher a ministro, e perché tutto è avvenuto nascostamente. Senza pretendere di dare spiegazioni esaustive, ecco una breve ma chiarificatrice cronistoria del personaggio.


ecclesia: paolini

Brancher Aldo, già prete Paolino, già manager pubblicitario di famiglia Cristiana,  deputato della Repubblica e ministro.

Aldo Brancher nacque il 30 maggio 1943 a Trichiana (Belluno), prima di intraprendere la carriera politica fu prete paolino.

Possiede il (DE)merito d’essere stato il regista dell’accordo tra silvio berlusconi e umberto bossi, quello che condusse la Casa delle Libertà alla vittoria elettorale del 2001.

E… dato che le storie d’ytalya sono brumose, è verosimile che il papa, domenica scorsa, nella sua allocuzione ai propri fedeli nel proferire le parole: “I preti non devono cercare il Potere”, per supremi interessi gerarchici, visto che anche il cardinale Sepe è di nuovo indagato, abbia lanciato una frecciata nascosta pure per il suo ex dipendente Aldo Brancher.

Don Aldo, giovane e brillante, era il braccio destro di don Emilio Mammana, il prete che a Milano aprì il primo ufficio pubblicitario di Famiglia Cristiana, così facendo uscire il settimanale dall'ambiente provinciale della cittadina di Alba (CN), e dalle sacrestie.

Grazie a don Mammana Famiglia Cristiana divenne uno dei settimanali italiani più venduti e più ricchi di pubblicità e accanto a don Mammana c'era sempre lui, don Aldo, il pretino giovane e spregiudicato guardato dalle segretarie clericali, per via dei suoi modi, con un po' d'apprensione. Infatti, don Aldo, non proprio era prete fedele al triplice voto di castità, povertà e obbedienza.

I soldi che faceva girare intorno a lui erano tanti, e il ragazzo era svelto. Forse troppo svelto.

Tanto svelto che don Zega, allora direttore di Famiglia cristiana, arrivò ai ferri corti con don Aldo.

E forse fu per questo, o per una donna che era entrata stabilmente nella sua vita, che Brancher lasciò i Paolini, cambiò vita, abbandonò il sacerdozio. Ma Brancher non lasciò il mondo pubblicitario,  ben presto divenendo collaboratore di Fedele Gonfalonieri e manager di Publitalia, la concessionaria di pubblicità della Fininvest.

"Don Aldo sta facendo carriera", dissero allora di lui i suoi vecchi colleghi di Famiglia cristiana, forse con compianto… o invidia!

La carriera dell’ormai ex pretino sembrò però interrompersi nel 1993, quando fu arrestato da Antonio Di Pietro per tangenti, 300 milioni in due tranche, attraverso Moroni, offerti per il ministro della Sanità Francesco De Lorenzo che aveva concesso la pubblicità contro l'Aids alle reti Fininvest.

Più specificatamente, il 18 giugno 1993, quando Brancher era ancora “vice” di F. Confalonieri alla Fininvest Comunicazioni, fu arrestato e tradotto nel carcere di San Vittore per richiesta del Pool di Milano. L’arresto fu motivato per le accuse di Giovanni Marone, segretario dell'allora ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, che aveva dichiarato: “Brancher venne a trovarmi per conto della Fininvest per raccomandare che ad essa fosse riservata una maggiore quantità di pubblicità nella campagna anti-Aids. Dopo che il privilegio fu accordato, fu riconoscente pagando 300 milioni in due soluzioni”.

Brancher, detenuto per 3 mesi nel carcere di San Vittore, fu scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, ma fu poi condannato sia in giudizio di primo grado, sia in appello, per falso in bilancio e finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano di bettino craxi.

Brancher non fu però condannato in Cassazione per l’avvenuta prescrizione del suo secondo reato, e per la depenalizzazione del primo per le “invenzioni” del governo berlusconi del quale già faceva parte.

Fu proprio in quel tempo che Aldo Brancher fu ribattezzato "il Greganti della Fininvest", perché in cella non aprì bocca, e non raccontò i segreti delle tangenti Fininvest.

Per la sua fedeltà aziendale e prolungati silenzi fu perciò premiato.

Fu per tali comportamenti, si può arguire, che nel 1982 fu nominato dirigente del Gruppo Fininvest e responsabile di Forza Italia nell’Italia settentrionale.

Poi, nel maggio del 2001, fu eletto in Veneto, alla Camera, e subito nominato da berlusconi sottosegretario alle Riforme e alla devoluzione”. Durante la XIV Legislatura, sotto entrambi i governi berlusconi, fu Sottosegretario di Stato nel Ministero per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione.

Il Brancher “lavorò” anche accanto all’allora neo-ministro umberto bossi che convinse ad abbandonare i temi anti-berlusconi per allearsi nel 2001 con Forza Italia.

Aldo Brancher fu anche indagato, sempre a Milano, per ricettazione nell’indagine sullo scandalo della Banca Antonveneta e la scalata di Gianpiero Fiorani all’istituto creditizio. In tal proposito la Procura della Repubblica rintracciò presso la Banca Popolare di Lodi un conto deposito intestato alla moglie di Brancher, con un affidamento e una plusvalenza di 300 mila euro in due anni.

Oggi, berlusconi, alla vigilia del processo già descritto, lo nomina ministro per il federalismo con solenne incazzatura del bossi del piccolo fiume Tresa, il Po è troppo grande per lui.  Sì, proprio quel bossi che è padre della pluri bocciata creatura nota come “trota”, e, non più delfino, ma neo eletto a Brescia.

Ma bossi senior non dimentichiamolo, e non da solo, non è quello della “Roma Ladrona”?

Oh, ma Milano mica scherza!

Nel 2008 Aldo Brancher fu rieletto nelle liste del Popolo della Libertà.

kiriosomega agnostico per volontà logica!


 

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