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Senza SPD non c’è "Linke" che tenga

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di Felice Besostri 


 
Un'analisi del voto nei due Länder tedeschi
 
 
I risultati delle elezioni tedesche nei Länder dell'Assia e della Bassa Sassonia del 27 gennaio scorso sono stati diffusamente commentati dai giornali italiani. A questa popolarità ha certamente contribuito, in gran parte della popolazione, il riferimento al modello tedesco per la riforma del nostro sistema elettorale.
    I risultati della Linke, formazione nata dalla fusione degli ex comunisti della PDS e con la dissidenza socialdemocratica, hanno poi dato fiato al progetto federativo rosso-verde. Paradossalmente, lo stesso voto che ha premiato i socialdemocratici in Assia ed il settore moderato della CDU in Bassa Sassonia ha stabilizzato le grandi intese e a termine la Grosse Koalition e la Cancelliera Merkel. Quest’ultima si è liberata del Ministerpresident dell’Assia, Koch, che aspirava a sostituirla.
    I due Länder presentano comportamenti e tendenze elettorali molto differenti e, pertanto, è impossibile ricavare da un’analisi più profonda una previsione estendibile all’intera Germania.
    In Bassa Sassonia la caduta della partecipazione elettorale è preoccupante: 10 punti percentuali dal 67% delle elezioni del 2003 al 57% di quest’anno, in termini assoluti hanno disertato le urne ben 563'102 elettori, il cui numero pure era aumentato di circa 50.000 unità. Il doppio voto -- di collegio uninominale e di lista -- presenta delle differenze particolarmente forti per la SPD, che passa dal 34,7% al 30,3% ma anche per la CDU dal 44,3% al 42,5%. Di contro Liberali, Verdi e la Linke mostrano una dinamica contraria, cioè una maggiore percentuale, nel voto proporzionale, per i Liberali, per esempio, che passano dal 5,6% al 8,2%. La spiegazione è semplice nei collegi uninominali maggioritari, gli elettori Verdi e della Linke votano in maggior parte per la SPD e quelli liberali per la CDU. Ai fini dell’attribuzione dei seggi è però il secondo voto quello decisivo e, quindi, i seggi nel Landtag (assemblea del Land) saranno attribuiti secondo queste percentuali: CDU 42,5%, SPD 30,3%, liberali 8,2%, Verdi 8% e Die Linke 7,1%.
    In Assia la partecipazione, invece, ha subito una leggerissima flessione dal 64,6% al 64,3%. La CDU subisce un salasso sia nel voto proporzionale, che nel maggioritario passando rispettivamente dal 48,8% al 36,8% e dal 52% al 39,1%. La SPD, contrariamente ai primi exit-polls, non diventa il primo partito, ma nel proporzionale aumenta dal 29,1% al 36,7% e dal 33,1% al 38,3% nel maggioritario. Nel voto proporzionale, cioè quello decisivo per la formazione delle maggioranze nel parlamento regionale, i liberali crescono dal 7,9% al 9,4%, mentre subiscono una forte flessione i Verdi dal 10,1% al 7,5%. La Linke supera la soglia di accesso nel proporzionale di stretta misura col 5,1%, mentre nel maggioritario resta al 3,9%. In Assia la Linke ha sottratto voti ai Verdi, che hanno ceduto elettori anche alla SPD. I Verdi hanno perso circa 70.000 voti e la Linke ne ha guadagnati poco più di 33.000.
    Panorama del tutto diverso in Bassa Sassonia, i 259.188 elettori persi dalla SPD sono stati parzialmente compensati dai 202.591 voti conquistati dalla Linke e dagli appena 4.873 guadagnati dai Verdi.
    Tuttavia c’è una conferma della valutazione che la debolezza della sinistra dipende dall’astensione elettorale, che non è interamente recuperata dalla Linke. L’unico beneficio è dato dal superamento della soglia del 5%.
    L’elettorato di SPD, Verdi e Linke ha un comportamento razionale nei collegi maggioritari, esprimendo un voto utile per il candidato meglio piazzato in Bassa Sassonia, mentre in Assia lo scambio è soltanto tra SPD e Linke.
    La previsione più ragionevole è che la Linke superi la soglia di accesso anche in altri Länder della Germania ex occidentale e, quindi, diventi un elemento fisso del panorama politico tedesco. Da un sistema tripartito CDU-CSU, SPD e Liberali, che faceva di questi ultimi gli arbitri della maggioranza, si è passati ad un sistema quadripartito bi polarizzato: CDU-CSU e Liberali da un lato e SPD e Verdi dall’altro.
    Nel nuovo assetto pentapolitico la bi polarizzazione sarà meno forte, cioè i Verdi potranno giocare un ruolo nel formare maggioranze alternative. Il sistema politico tedesco, peraltro, reagisce ad un peso crescente delle formazioni più piccole con le grandi coalizioni. Si dimostra così che il rischio, ventilato in Italia, di dare troppo peso a piccoli partiti di centro, non dipende dal sistema elettorale in sé, bensì dal costume politico. In Germania è, comunque, inconcepibile che il Cancelliere non venga assegnato al partito maggiore della coalizione.
    Il successo della Linke non indebolisce la SPD, ma anzi ne potenzia la forza di contrattazione nella Grande Coalizione. Inoltre, se recupera voti perduti nell’astensione di sinistra, ha un ruolo positivo: sarebbe diverso se incidesse direttamente sull’elettorato SPD. Non ci sono ancora le condizioni per superare antiche (e più recenti) divisioni a sinistra, ma la logica dei numeri avrà la sua importanza.
    Il panorama italiano è tutto diverso, qui non c’è un partito socialdemocratico con il quale stabilire un’alleanza riformatrice e popolare. La Federazione Rosso-Verde, infatti, o si confina nell’opposizione ovvero può al massimo allearsi con un PD, collocato molto più al centro della SPD. Quello che abbiamo da imparare dalla lezione tedesca dovrebbe andare in direzione diversa dalla scelta di una Federazione di Sinistra, chiusa all’area socialista. Se le percentuali della Linke tedesca si confermassero in Italia, la Sinistra avrebbe subito una cocente sconfitta.(ADL)

 

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