Privacy Policy politicamentecorretto.com - "Danza e bellezza nella Terra delle Gravine", libro del giornalista Francesco Durante

Sezioni

Archivio

Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

Bollettino

Iscriviti alla newsletter: (Settimanale)


  • email Invia un' e-mail ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Add to your del.icio.us del.icio.us
  • Digg this story Digg this



Data ed ora di accesso alla pagina
-

  • email Invia un' e-mail ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Add to your del.icio.us del.icio.us
  • Digg this story Digg this

"Danza e bellezza nella Terra delle Gravine", libro del giornalista Francesco Durante

Dimensione caratteri Decrease font Enlarge font
image

 

 

 


I ragazzi dei paesi della Puglia? “Disegnati con il diamante e il carbone”. Cosi li ha descritti Pasolini, visitando la Puglia, affascinato ancor più dalla bellezza del tempo fermo dei paesaggi medioevali in cima ai canyon. Proprio nella gravina di Ginosa, dopo aver contemplato quella di Massafra, il poeta e regista ambienterà il film, il “Vangelo secondo Giovanni”.
“Le Puglie per il viaggiatore incantato” era il titolo che lo scrittore romano diede al libro di reportage in Puglia. A distanza di anni, parafrasando quel suo viaggio, intinerario di bellezze nascoste ai più, ecco “Danza e Bellezza nella Terra delle Gravine”, pubblicato nell’Edizioni de l’Almanacco Terra delle Gravine, scritto da Francesco Durante, direttore responsabile della decennale rivista di tradizioni popolari, l’Almanacco Popolare, in collaborazione con l’Accademia di Danza di Alda Russo.
Il libro “Danza e Bellezza nella Terra delle Gravine” è dedicato alle bellezze nascoste delle Sette Terre, le terre diocesane di Castellaneta, che vanno da Massafra sino a Ginosa. Un percorso storico, mitico, suggestivo per la varietà dei testi e l’abbondanza delle immagini a colori, tra danza e gastronomia, tra bellezze somatiche (Plinio diceva che gli abitanti delle Puglie erano scuri di pelle, tracagnotti, ricci di capelli, disegnati appunto con il carbone di Pasolini, per il sole a picco, implacabile, che faceva nere anche le vacche) tra arte e bellezze intrinseche che furono della civiltà contadina. E che pure resistono nelle consuetudini millenarie di un popolo che viene da molto lontano.
“Cosa c’è di più bello” scrive l’autore nella presentazione del volume (250 pagine, carta patinata, curata in tutta la sua bellezza intrinseca nella grafica, trattandosi di Bellezza, impaginato da Vitalba Tanzarella e stampato da Stampa Sud a Mottola) “della danza che vibra nei paesaggi mediterranei, che  si modella alle armonie ai movimenti modulari dei corpi e delle case bianche alle viezzue sinuose tra i capperi che pendono ed il fico d’india alle rocce ferruginose, tra i campanili orientaleggianti ed i santuari che si specchiano nell’orrida bellezza delle gravine; ai paesaggi ancora incontaminati, ai cibi, all’aria che si respira, alla terra da cui sembrano emergere, diafane, le fanciulle sacre che danzano davanti ai templi”.
Un tutt’uno di bellezza, di abitudini, di consuetudini, di tradizioni, un unicum nell’unicum nella mitica Puglia, che si legge come una guida turistica; un patrimonio ereditato che gli stessi abitanti, purtroppo, non riescono di valorizzare. “Se solo si prendesse coscienza” scrive Durante “di quanta ricchezza possediamo, se ne potrebbe fare la prima industria, l’industria della cultura che tira turismo”. Molti pensano, per esempio” aggiunge Durante “che la Pizzica sia nata nel Salento, “ma non è così, appartiene, in particolare, a due regioni, la Puglia e Basilicata. Nella Terra delle Gravine, che faceva parte della grande provincia idrutina, si è sempre ballata la pizzica, un ballo erotico, un ballo in cui la donna, munito di fazzoletto, affascinava l’uomo; la tarantola non c’entra niente, quando entrava il mito di questo aracnide diveniva il “ballo di San Vito” (San Paolo è venuto dopo, è stata la Chiesa che ci ha voluto mettere sopra il cappello), dove la musica, il ballo frenetico, diveniva terapia. E così dicasi per la tarantella,  il ballo aulico della “pizzica pizzica”, strettamente legato al rituale fenomeno del tarantismo, che si è ballata, per  la prima volta, tra i giovani aristocrativi tarantini nei primi anni del XVII secolo. D'altronde l’origine toponimica del nome “tarentula”, particolare ragno ritenuto più frequente nei territori della Magna Grecia jonica, Tarentum – Taranto, conferma la stretta vicinanza (e quindi le origini della taranta nelle cuore delle nostre zone, della Puglia meridionale) degli etimi: “tarentum” uguale “tarentula” I luoghi dunque, le origini storiche le antropologie, i riti e i culti esercitati con la danza, come, per esempio, le danze “vediche” nei riti orgiastici, la danza greca e indiana; e quelle popolari, le tradizionali mazurke, quadriglie e pizzica pizzica, il ballo degli ormoni, degli  attarantanti: “pizzica de core”,  “pizzica a scherma” e così, nel libro n’è riportata l’intera serie legata ai raccolti, ai balli dei “capocanali” che ne seguivano  sulle aie. Interessante  sul piano storico, il capitolo dedicato sui balli popolari nati attorno agli Alberi della Liberta che, nel 1799, ai tempi dei giacobini, furono piantati nelle nostre piazze: “un fiorir di tricolore e di divertimenti, di licenziosità in tutta libertà, di tresche ed amorazzi, di barzellette peccaminose sui preti e sulle monache. “Alèe!, alèee!, scianscè la dame sciavaliè – era la parola d’ordine che correva sulle bocche dei giovani di allora – cusse è l’arve da libertè, spugghiète tu e veste a mèe.” Annota Durante, “che nel corso di quei giorni febbrili, in cui in tutte le agorà del Sud furono innalzati di questi simboli arborei dell’ugualianza e della fratellanza, le giovani coppie si sposavano facendo compiere loro tre giri torno torno all’albero con in cima il cappelluccio rosso portato dai francesi, bastava pronunciare la frase di rito: “ Albero mio fiorito, questa è mia moglie, e, questo, è mio marito”.
Ovviamente non viene trascurata lo studio sulla danza classica, con riferimenti alle nuove leve in loco, formate dalla maestra Alda Russo, secondo il metodo Cecchetti: l’antica, rinascimentale danza italiana, “l’arte del corpo nel tempo e nello spazio”; e, ancora più il “ballo del pensiero triste”, ovvero il tango nel nome di Rodolfo Valentino.
Suggestivi i titoli dei capitoli che riguardano la storia e la bellezza delle Sette Terre: “Laterza sull’Arca di Noè”, per la presenza dell’area protetta, l’Oasi, organizzata dalla LIPU, patrimonio naturalistico unico al mondo, la  “Laerte dei Cretesi”; “Castellaneta la baricentrica”, cuore della Terra delle Gravine, sede di diocesi dal 1088: le origini, gli insediamenti rupestri, il medioevo, l’architettura, il centro storico, la trasumanza, le erbe aromatiche ed i formaggi di Montecamplo, ed i costumi, rituali stagionali, come i balli al tempo di Carnevale; “Ginosa Genusium da Cnosso”, la storia del territorio al tempo delle città greche, il praesidium, la gravina, i siti d’interesse, l’architettura religiosa, ed un capitolo, in particolare, dedicato alla “Passio Christi”; “Mottola, capitale della civiltà rupestre”: le piazze, il centro storico, le rievocazioni, i record. “Palagiano della Conca d’Oro”: la festa, le sagre, come quella del Mandarino; “Paolois e Nomos Palagianello”; “Massafra, la Tebaide d’Italia”, cuore della civiltà rupestre, la Massafra delle Pitonesse e del mago Gregurio, del Carnevale (“Quando a Massafra se menava la  scianghe”; balli fococosi e banchetti in onore di Bacco e Venere”).
E per finire la bellezza del cibo, “Mangiar da dio nella Terra delle Gravine”, le vivande degli dei, che rendevano nel passato ed ancora oggi immortali, tutta salute secondo un aforisma del posto: “La salute è mezza bellezza”. Il mito tavola, le prelibatezze dell’olimpo, le numerose portate dei golosoni, vere elisir di lunga vita, ricette segrete svelati agli uomini, agli abitanti fedeli della Terra delle Gravine. “Quanta ricchezza – conclude nella presentazione dell’opera Durante – sparsa dal buon Dio a piene mani e che gli indigeni non sanno riconoscere, e che anzi sprezzano, basta vedere di quante bruttezze sono sparse qua e là, di quanta ignoranza l’accompagna cotanta bellezza, per non dire dell’incuria atavica di un popolo destinato, se non prende coscienza delle proprie risorse, della propria storia, ad essere fuori della storia. Come dicevano i primi viaggiatori del Settecento, provenienti dalle regioni del nord d’Europa, “terre paradisiache abitate le nostre da demoni”.
Il libro, infatti, vuole essere anche una denuncia, una voce nel deserto in tempi malandati, tempi di volgarità, di sguaiataggine, di scempi perpetrati nell’indifferenza più completa, il contrario perfetto della bellezza materiale e morale e spirituale in un tempo di profonda crisi culturale”. “Tutti parlano di turismo, ovunque manifestazioni “culturali” (soprattutto estive) ma nessuno che parte dalle radici,  dalla vera e approfondita conoscenza della propria storia, del patrimonio artistico, naturalistico, in una parola  “culturale”.
Eppure la Terra delle Gravine è un comprensorio enorme, dotato di ogni bellezza, dal mare alla collina, ai boschi, alle terre amene, al suo unicum, le gravine, di circa 120 mila abitanti, pari una provincia, abbandonata, ahinoi, a sè, basta vedere come è ridotto il patrimonio delle “grotte dipinte”. D’altronde è proprio vero, “l’uomo assomiglia al paesaggio che abita”.
Il volume “Danza e Bellezza nella Terra delle Gravine” di Francesco Durante è disponibile presso l’Accademia di Danza di Alda Russo, via Mazzini 8 – 74014  Laterza/Taranto – cell. 3493244336 oppure in vico I Commercio . 74011 Castellaneta / Taranto – cell. 3497527428

Invia commento comment Commenti (1 inviato)

  • Inviato in data Piero Giannuzzi, 08 Novembre, 2012 09:39:06
    Non riesco a trovare il libro, come posso riuscirci?