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Quote latte, la UE scopre la lega ladrona

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Passa in Finanziaria l'emendamento che fa slittare le multe agli allevatori, opposizione inutile del ministro dell'agricoltura, Galan. Il PD: "Governo ostaggio della Lega, taglia in nome dei sacrifici e poi ci fa pagare la maximulta".
 
Quote latte: governo ostaggio della Lega
Blindato nella manovra il provvedimento della Lega che sospende le multe agli allevatori in surplus, nonostante la contrarietà Ue e del ministro dell’agricoltura. Il Governo è agli ordini di Bossi. Il casus belli di questi giorni è un emendamento alla manovra economica, approvato in Senato, che sospende il prelievo delle multe sulla produzione extra. L’emendamento presentato dal senatore del PDL Antonio Azzolini e appoggiato dalla Lega rinvia di 6 mesi il pagamento delle multe residue, spostando il termine al 31 dicembre 2010. Insomma questa a quanto pare è la formula per il consenso: “multe speciali per soggetti speciali”, dalle leggi ad personam agli emendamenti ad quotam elettorale firmata Lega. Il tutto ovviamente con l'ennesimo voto di fiducia che dimostra l’incapacità a sostenere un confronto parlamentare, estremo rimedio per nascondere le debolezze del governo.

Il ministro Galan che si era espresso negativamente sbotta contro la Lega: “Arroganti e irresponsabili si dimettano”. Grida manzoniane purtroppo.

Il Pd con Nicodemo Oliverio, capogruppo in Commissione Agricoltura alla Camera, mette in risalto come si tratti di “un furto per il Paese onesto, l’agricoltura ridotta a merce di scambio politico”. Già perché per un pugno di allevatori Tremonti accetta di farci pagare una maximulta per la procedura d’infrazione che la UE dovrà aprire, come ha già fatto sapere più volte, con un maxisalasso di oltre un miliardo. Un governo ostaggio delle lobby che mentre è lestissimo ad aumentare l’età pensionabile delle donne per evitare la procedura d’infrazione, accetta immediatamente la maximulta che paga la cambiale agli agricoltori padani.

Ma come siamo arrivati a questo punto?
Breve cronistoria delle quote latte
La lunga controversia sulle “quote latte” nasce nel 1984, con una multa assegnata agli allevatori italiani che avevano prodotto più latte rispetto alla quota consentita dall’allora CEE. La gran parte degli allevatori multati erano fin dal principio del nord Italia. Le proteste con i trattori nelle piazze si susseguono per anni ed anni. Multe non pagate, dilazionate, con trattative che hanno spesso coinvolto i governi italiani, che hanno effettivamente ottenuto delle riduzioni delle multe ed un aumento della quota aggiuntiva consentita di latte prodotto del 5% nel 1999 con la riforma comunitaria nota come “Agenda 2000”.
Il precedente ministro dell’agricoltura dell’attuale governo, Luca Zaia, aveva già ottenuto per l’Italia l’aumento delle quote produttive di altri 5 punti percentuali, piuttosto che 1% per 5 anni previsto da Bruxelles per gli altri Paesi dell’Unione, offrendo in cambio la regolarizzazione del pagamento delle multe attraverso un nuovo piano di rateizzazione fino a 30 anni. Poi passa l’emendamento leghista e c’è di più: i leghisti hanno anche ottenuto che il nuovo testo del provvedimento contenga un esplicito rimando agli “accertamenti in corso”, cioè alle indagini condotte dall’Arma dei carabinieri e dall’apposita commissione di indagine sulle quote latte, sui dubbi sollevati dagli allevatori sulla legittimità delle multe inflitte per lo sforamento delle quote. Come se gli accordi stipulati negli anni con l’Ecofin (Consiglio Economia e Finanze dell’Unione Europea), non avessero valore. Tutto mentre il Commissario europeo competente in materia agricola, Dancian Ciolos, ci richiama: “Con l’Italia sono stato chiaro, non esistono margini negoziali, le regole vanno rispettate”, ha dichiarato alla stampa. Anche perché nel mese di aprile del 2015 è previsto lo smantellamento definitivo delle quote latte, secondo l’ultimo accordo del novembre 2008 dei ministri agricoli dell’ UE.
Il primo a opporsi è il neoministro all’agricoltura “Ho rispetto istituzionale – ha detto Galan - ma questa vicenda comunque mi lascia sconcertato e assieme a me lascia sconcertati i moltissimi che in Italia e in Europa hanno espresso un dissenso vasto, convinto, civilissimo. Si dimetta chi causa multe e sanzioni europee al nostro Paese”.
Ha continuato Galan: “Che dire su chi si dimostra arrogante, al punto da ignorare quanto previsto da norme e patti sottoscritti in Italia e a Bruxelles, l’esatto contrario di un autentico senso della responsabilità politica o di quella autorevolezza che, così facendo, l’Italia rischia di perdere di giorno in giorno sullo scenario internazionale?” Come questo curioso ministro che non amministra la pensano diversi esponenti del suo partito, il Pdl, le principali organizzazioni di settore (Confagricoltura ha proclamato una mobilitazione nazionale ) e le opposizioni, in primis il Partito Democratico.
Ma Galan, nonostante lo smacco, nonostante sia stato screditato pubblicamente dalla sua stessa maggioranza, non ha ritenuto doveroso dimettersi.

“Dopo le dichiarazioni del ministro Galan, sarebbe interessante sapere se tra i 67 allevatori (perché è di questa cifra che stiamo parlando), che hanno usufruito dei benefici della legge Zaia, vi siano anche i finanziatori delle campagne elettorali della Lega, di Zaia e del Pdl”. E’ questo il quesito dell’interrogazione parlamentare che il deputato PD componente della commissione Agricoltura della Camera, Marco Carra ha depositato. “Visto che i finanziamenti ai partiti sono di pubblico dominio – ha sottolineato Carra – confidiamo in una celere risposta da parte del ministro degli interni, Roberto Maroni. Le dichiarazioni di Galan sono in ogni caso la conferma di quanto abbiamo sostenuto con forza in parlamento, e cioè che quella di Zaia è una legge ingiusta che premia i furbi a danno degli allevatori onesti”.
Commentando poi l’atteggiamento incoerente del ministro dell’agricoltura Carra ha dichiarato: “Il ministro Galan è come il Giano Bifronte e in meno di due giorni ha cambiato radicalmente posizione: dalla minaccia di dimissioni in caso di approvazione dell’emendamento sul rinvio al 31 dicembre del pagamento delle multe sulle quote latte, alla richiesta di dimissioni nei confronti di chi causa multe e sanzioni europee all’Italia, quindi alla sua stessa maggioranza, che al Senato ha votato un emendamento che lo smentisce categoricamente”. Oliverio intanto ha fatto richiesta ufficiale al presidente della commissione Agricoltura, Paolo Russo per predisporre con urgenza l’audizione del ministro Galan: “Stiamo assistendo ad un indegno balletto delle responsabilità con ministri e gruppi parlamentari di maggioranza che fanno a gara a chi la spara più grossa e a chi scarica più violentemente le colpe sui propri colleghi di partito o di governo”.
Assieme a Leana Pignedoli, Capogruppo Pd in Commissione Agricoltura del Senato, chiedono “il pieno rispetto della legge 119 e della legge 33 sulle quote latte. La crisi del settore lattiero-caseario è molto grave, il prezzo del latte alla stalla è in caduta libera, servono piuttosto interventi strategici per rilanciare il settore e sostenere il reddito degli allevatori. Per questo è necessario provvedere con sollecitudine a finanziare il fondo di 45 milioni previsti nella legge 33, unica vera possibile strada per sostenere il settore e gli operatori onesti”.

Colomba Mongiello, senatrice del Pd, in aula ha parlato di un “governo che ha messo a punto un meccanismo diabolico che d’ora in avanti ci autorizza a dire: Lega ladrona, in quanto con il voto in senato sulle quote latte la Lega mette tutta l’Italia nell’illegalità e fa pagare a tutti i contribuenti italiani le colpe di pochi produttori, e ci isola in Europa in un momento chiave per l’elaborazione della nuova politica agricola comune”.
Ha aggiunto la senatrice: "La manovra taglia 58, 2 milioni di euro all'agricoltura ma riesce a scovare i soldi necessari per prorogare il pagamento delle multe quote latte per i 67 grandi elettori della Lega Nord, è paradossale. Questo governo non si è fermato neanche di fronte agli appelli del suo Ministro dell'Agricoltura e del mondo delle associazioni agricole, è sordo agli appelli degli europarlamentari del pdl che hanno chiesto il rispetto della legalità, procede senza tentennamenti e provvederà a far ingoiare ai cittadini italiani i milioni necessari a compiacere Umberto Bossi, pur di sopravvivere alla sua incapacità di governare”.

Antonio Misiani, componente Pd in Commissione Bilancio della Camera e Tesoriere del Pd, ha sottolineato invece l’incoerenza dell’altro ministro coinvolto, quello del tesoro, che al contrario appoggia l’emendamento. “Il ministro Tremonti dice che l’austerità è necessaria. Permetta allora un piccolo suggerimento: perché in un regime di necessario rigore, buttare via i soldi che saremo costretti a pagare quando l’Unione europea ci sanzionerà a causa dell’ennesimo favore ai produttori di latte amici della Lega? In una manovra all’insegna dei tagli che penalizzano gli enti locali e le fasce più deboli, l’emendamento a favore degli “splafonatori” è una autentica vergogna, che pagheranno, come ha già annunciato il commissario europeo all’Agricoltura, tutti i cittadini italiani – ha concluso amaramente Misiani”. E con i soldi che regaliamo ai truffatori si possono pagare:
- 5 Tac,
- 80 nuove ambulanze,
- lo stipendio di 150 poliziotti o di 100 guardie mediche,
- la borsa di studio di 200 ricercatori,
- la ristrutturazione di 250 classi scolastiche
- la ricostruzione di 30 case distrutte a L'Aquila.
I conti li fa Ernesto Carbone, coordinatore del Forum Politiche agricole del PD. Enzo Lavarra, Presidente del forum, ci illustrato le conseguenze dell’emendamento: “Affonda in modo pressoché irrimediabile la credibilità dell’Italia a Bruxelles. In sede europea, abbiamo bisogno di aumentare la nostra forza negoziale e non di perderla. Ciò infatti impedirebbe al nostro Paese di spendersi per obiettivi decisivi per l’agricoltura italiana, come per esempio quello di estendere a settori come olio, ortofrutta e cereali le misure contro le crisi di mercato, oggi in vigore solo per il latte”.

Davide Zoggia, della Segreteria del Partito Democratico, responsabile Enti locali, ammonisce: “E' inutile che Galan ed alcuni esponenti della maggioranza dichiarino il loro sconcerto sul provvedimento; anch'essi sono tanto responsabili quanto chi ha sostenuto questa vergogna. Preferisco scontrarmi con chi la pensa diversamente, ma almeno so come la pensa piuttosto che con coloro, come Galan, parlano in un modo ed agiscono al contrario”.

“Lo stop ai pagamenti delle multe delle quote latte è un’offesa a tutti gli agricoltori onesti. La Lega protegge i disonesti e mette due dita negli occhi a tutti gli agricoltori che, anche a costo di sacrifici, hanno rispettato le regole”. Lo ha affermato il Vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia e capo della segreteria politica di Bersani, Filippo Penati. “Non si può solo per accontentare la Lega, farsi beffa delle regole e derogare dalle leggi. Un gruppo di agricoltori ha manifestato per giorni sotto il Pirellone a Milano, ma si tratta di una minoranza rumorosa e prepotente. Non è accettabile-conclude Penati - che per blandire pochi furbi ci si faccia beffa dei tantissimi agricoltori onesti”.

Intanto allevatori ed ex parlamentari leghisti sulle quote latte vanno a processo. In un filone dell’inchiesta Fiorani-Brancher come ha riportato il Riformista :

Mentre si discute dell’emendamento Azzollini, nel capoluogo lombardo ha avuto inizio il processo su una maxi truffa legata al sistema delle quote a carico di aziende agricole padane, tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. Gli amministratori, i consiglieri e rappresentanti legali di due cooperative, La Lombarda e La Latteria Milano, sono accusati a vario titolo di peculato e truffa ai danni dello Stato per non aver versato all’Agea, Agenzia per le erogazioni in Agricoltura, dall’aprile del 2003 al febbraio del 2009, oltre 100 milioni di euro di «prelievo supplementare» dovuto allo sforamento dei limiti Ue.

Quando Frank Di Mario iniziò le indagini a inizio del 2009, su un esposto presentato in Procura, il quadro di fronte agli inquirenti fu abbastanza chiaro: le cooperative erano nate per aggirare il sistema delle quote. I due accusati di spicco sono Alessio Crippa e Gianluca Paganelli. Il primo, ex presidente della “Lombarda”, è stato tra i protagonisti della protesta dei Cobas nel 2002 e nel 2003, quando le strade del nord furono bloccate dalle proteste degli agricoltori. Non solo. Fra le altre società indagate della stessa inchiesta ce sono quattro che vedono tra i rappresentanti legali Giovanni Robusti, ex europarlamentare della Lega, da tempo escluso dal giro di via Bellerio. Robusti, infatti, ricompare in un altro procedimento giudiziario analogo, per truffa di quote latte a Cuneo: fu condannato a tre anni e mezzo di carcere.

Dove nacque quest’ultima inchiesta? Da quella milanese su Credieuronord, l’istituto di credito tanto voluto da Bossi, poi finito in disgrazia, ma salvato dalla Banca Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani. Lo stesso Fiorani che ha portato in tribunale Aldo Brancher, il breve ministro, per l’inchiesta sulla scalata ad Antonveneta, che andrà a sentenza il prossimo 28 luglio.

A. Pro.

 

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