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Nuovo blitz sulle intercettazioni

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La maggioranza in Commissione Giustizia aumenta le modifiche al testo licenziato dal Senato sulle intercettazioni. Colpo di mano sulla Legge Falcone che viene eliminata a favore della criminalità e della cricca. Il testo sarà in Aula per il voto ad agosto. Il Pd promette battaglia
 
Nuovi sviluppi per il tormentone dell'estate: i disegno di legge sulle intercettazioni. Dopo un evidente dietrofront fatto dal governo sul testo, ora la maggioranza ci riprova ad accelerare e a far passare una legge troppo “brutta” per essere vera. La Commissione Giustizia della Camera ha appena licenziato un nuovo testo, con molte modifiche rispetto a quello approvato dal Senato. Verrà proposto in Aula il 29 luglio con la speranza di approvarlo la prima settimana di agosto.

IL ddl 1661 (disegno di legge sulle intercettazioni) sta diventando un boomerang: più lo si lancia lontano e più ritorna indietro. Più si evidenziano elementi lesivi della libertà di stampa e dei procedimenti giudiziari e più la maggioranza, per salvare Berlusconi e la “cricca”, si ostina a voler promulgare una legge di cui pochi sentono la necessità.

Ma ciò che è più grave sta nel fatto che con un nuovo blitz, la maggioranza ha introdotto norme che renderanno sempre più difficile intercettare i corrotti e che eliminano la cosiddetta legge Falcone che dal 1991 prevede le investigazioni, con una “corsia straordinaria”, per ogni associazione criminale, sia essa mafiosa o non mafiosa, italiana o straniera. Una nuova forzatura che ha messo sul piede di guerra il Pd che si opporrà con tutte le forze a questo nuovo, grave errore. A tal proposito, per sensibilizzare le coscienze di molti parlamentari della maggioranza che non condividono l'impianto del ddl intercettazioni, i democratici proporranno lo scrutinio segreto in Aula. Una vera e propria sfida al governo, che come è consuetudine risponderà (senza dubbi) con un nuovo voto di fiducia.

“L’abrogazione della norma Falcone è molto grave ed espone il nostro paese a richiami internazionali anche perché in questo modo si disattende palesemente la convenzione Onu per la lotta alle reti criminali transnazionali”. Lo ha denunciato il capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti a proposito del mancato accoglimento da parte del governo e della maggioranza dell’emendamento del Pd per sopprimere quella parte del ddl Alfano che abroga l’articolo 13 della legge Falcone. “Proseguiremo in aula nella nostra battaglia per la legalità perché questo mancato ripensamento del governo e della maggioranza rappresenta un grave attacco alla sicurezza nazionale ed internazionale che indebolisce la lotta dello stato nei confronti delle organizzazioni criminali  finalizzate all’usura, all’aggiotaggio, alla bancarotta, alla truffa aggravata, ai furti, ai reati contro la pubblica amministrazione. Insomma, c’è n’è abbastanza per capire che siamo davanti ad un fatto molto grave. Non escludiamo che in aula chiederemo voti segreti a riguardo”.

Per Laura Garavini, capogruppo del Pd in commissione Antimafia “è grave che la maggioranza, dopo i passi avanti nella riscrittura delle norme sulla stampa, non abbia voluto fare lo stesso per quelle che riguardano più direttamente le investigazioni. In commissione Giustizia è stato respinto il nostro emendamento per ripristinare l'articolo 13 della 'legge Falcone': questo sarebbero stato davvero un balzo in avanti. La preoccupazione per gli ostacoli alle investigazioni sulla criminalità organizzata anche non di stampo mafioso resta immutata”.

Dello stesso parere anche Anna Rossomando, componente della commissione Giustizia della Camera: “la norma Falcone ha costituito un punto si svolta nella lotta alle forme organizzate di crimine, non capiamo pertanto come mai la maggioranza ed il Governo abbiano voluto abrogarla”. Così la deputata democratica, che aggiunge: “grazie all’opposizione sono state fatte modifiche significative al provvedimento risulta quindi ancora più incomprensibile questa volontà di indebolire la lotta dello Stato alla criminalità organizzata”.

Per Marilena Samperi, sempre della commissione Giustizia della Camera, “l’abrogazione della norma Falcone renderà più complesse molte indagini contro la criminalità organizzata e rappresenta un segnale preoccupante: è come se lo Stato avesse deciso di abbassare la guardia nella battaglia per la legalità. Così si depotenziano gli strumenti di investigazione e si mette in gioco la sicurezza dei cittadini. Anche su questo tema proseguiremo nella nostra opposizione in aula”.

A.Dra

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