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Verdini dalla rabbia

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La conferenza stampa di spiegazioni di Verdini sulla P3 diventa un circo dove insultare la giornalista Claudia Fusani de L'Unità. Bersani: “Verdini ha il buon senso del suo partito. Se il Pdl intende rappresentarsi così è libero di farlo e la gente del Pdl valuterà”. Intanto in Parlamento il Pd ha presentato una commissione d'inchiesta sulla P3
 
Verdini esce allo scoperto. Indagato da tre procure, decide che è arrivato il momento di tirare fuori le unghie e contrattaccare. Peccato solo che, come la brutta copia del suo leader, alla fine si riduce ad esporre il compito che Berlusconi gli ha preparato e che la conferenza stampa diventi un circo dove insultare Claudia Fusani giornalista de L'Unità.

Io non centro, io sono pulito, mai intascato soldi e tutta una serie di giustificazioni sono alla base della conferenza stampa con cui il coordinatore del Pdl ha sparato contro la magistratura politicizzata e i finiani. Basterebbe cambiare il nome di Verdini con quello di Berlusconi e l'articolo sarebbe vecchio e già scritto. Invece no, il protagonista è Denis Verdini ora al centro delle indagini di tre procure per la cosiddetta P3.

“Tutte le questioni sono legittime ma stiamo parlando di accuse fumose” ha detto Verdini. “Io non ho fatto niente di male e rifarei tutto. Non ho niente da temere dai magistrati”. Ma subito ha aggiunto il leit motif di Berlusconi per cui “dovrebbe essere portato all'attenzione il rapporto tra politica e magistratura. C'è un circuito mediatico-giudiziario che fa spavento a cui gli elettori del Pdl sono abituati”.

Quindi è stato il turno dei litigi all'interno alla maggioranza. Fini è stato sgarbato e, ribattendo a Italo Bocchino che aveva sostenuto la necessità delle sue dimissioni, ha ribadito: “io non sarei nelle condizioni psicologiche di fare il coordinatore? Forse dovrei andare dallo psichiatra ma Bocchino non è nelle condizioni politiche di dire certe cose”.

La conferenza stampa sarebbe quindi passata come l'ennesima dimostrazione di azione di contro-informazione trita e ritrita se non ci fosse stato uno spiacevole fuori programma. Claudia Fusani, giornalista dell'Unità ha chiesto conto a Verdini di alcuni assegni versati per il Giornale di Toscana ma la risposta è arrivata da Giorgio Stracquadanio, deputato del Pdl seduto in prima fila: “signora sta dicendo una montagna di cazzate”. Pronta la replica della cronista: “Le cazzate le dirà lei, tenga a posto le parole”.

La cronista ha voluto ripetere la domanda al coordinatore del Pdl ma subito è intervenuto urlando Giuliano Ferrara, direttore del Foglio che ha gridato: ''Adesso basta perché non chiedete a lei come mai è passata da Repubblica all'Unità in condizioni ancora da chiarire. La Fusani che dà lezioni di moralità! Siamo in uno Stato di polizia”. Un atteggiamento che è davvero piaciuto a pochi e disgustato molti.

La posizione del Pd sullo scandalo della P3 rimane la stessa ed è stata ribadita dal segretario Pier Luigi Bersani. “Caliendo deve dimettersi mentre Verdini ha il buon senso del suo partito. Se il Pdl intende rappresentarsi così è libero di farlo e la gente del Pdl valuterà”.

Il Pd ha presentato una proposta di legge per convocare una commissione d'inchiesta, sul modello della commissione Anselmi sulla P2, per “fare luce sulle trame che emergono dall'inchiesta sulla cosiddetta P3”. In un anno la commissione dovrebbe “2accertare l'origine, la natura, l'organizzazione, la consistenza e le finalità”.

Per Rosy Bindi, presidente dell'Assemblea nazionale del Pd ”dopo che il presidente Napolitano ha parlato di squallore e ha richiamato la politica al senso di responsabilità, noi pensiamo che la questione morale deve trovare nella politica la prima protagonista nella conoscenza dei fenomeni. La magistratura sta facendo molto bene il suo lavoro, ma la proposta di una commissione d'inchiesta è segno di responsabilità politica e istituzionale”.

“Non si tratta - ha ribadito Pierluigi Castagnetti - di commissioni infondate come quella su Telekom Serbia o Mitrokin, mirate a denigrare in modo strumentale il lavoro dell'allora opposizione ma di cercare di capire fino a che punto è penetrata l'opera di condizionamento delle istituzioni in questi anni perché fin qui è emersa una situazione veramente inquietante”.

Oltre ai firmatari (Bindi, Bachelet, Burtone, Capano, Castagnetti, Corsini, Ferranti, Giulietti, Levi, Miotto, Rossomando, Tenaglia, Zaccaria e Zampa), il Pd chiederà l'adesione ai parlamentari di tutti i gruppi.

*****

Solidarietà a Claudia Fusani è stata espressa da tutto il Pd.

“Voglio esprimere, a nome mio personale delle senatrici e dei senatori del gruppo del Pd, la solidarietà' a Claudia Fusani fatta oggetto di pesanti attacchi personali da parte di esponenti del Pdl durante la conferenza stampa di Denis Verdini”. Lo ha dichiarato la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro che così ha continuato: "L'insofferenza nei confronti del giudizio dell'opinione pubblica, l'arroganza contro chi svolge il ruolo di giornalista libero e curioso di conoscere la verità sono i segni di un nervosismo e di una difficoltà che testimoniano la scarsa pratica democratica e la crisi del Pdl".
"Ogni domanda, se non e' offensiva, e' legittima in democrazia. E in democrazia sono doverose le risposte e dovrebbe essere auspicabile la trasparenza. Un valore – ha concluso Finocchiaro - evidentemente non disponibile, oggi, nel Pdl".

“Voglio esprime la più totale solidarietà a Claudia Fusani, giornalista seria e rigorosa de L’Unità. L’aggressione che ha subito durante la conferenza stampa di Denis Verdini è la prova lampante dell’insofferenza verso l’informazione democratica da parte di questa destra che vuole imporre, non a caso, i bavagli alla stampa per garantirsi impunità e potere”. Così Laura Garavini, capogruppo del Pd nella commissione Antimafia

“Durante la conferenza stampa di Denis Verdini è andata in scena la solita insofferenza alla democrazia che si nutre dell’informazione trasparente. Voglio esprimere la totale solidarietà a Claudia Fusani che svolgendo la sua professione di giornalista poneva legittimamente domande e per questo ha subito le reazioni arroganti degli esponenti del Pdl presenti”. Lo ha affermato Donatella Ferranti, capogruppo del Pd nella commissione Giustizia di Montecitorio.

Andrea Draghetti

 

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