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Inchiesta sul voto all'estero

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     Nelle elezioni del 2006 hai votato? «Sì». Come italiano-a residente all’estero, hai la sensazione che il tuo voto abbia cambiato qualcosa nel tuo rapporto con l’Italia? «No, anche se lo schieramento da me votato fa parte del governo attuale». Alle prossime elezioni rivoterai, e se sì sarà per lo stesso schieramento? «Sinceramente sono un po’ perplessa e sarei tentata di dire no, ma, conoscendomi, alla fine rivoterò perché, come tutti i “nostalgici”,  spero sempre in un “maggio rosso”». «Io da fascista convinto voto sempre perché è facile acquisire i diritti, ma è oltremodo difficile mantenerli. Come residente all’estero, mi rendo solo conto di continuare a non contare niente. Alle prossime elezioni non rivoterò Alleanza Nazionale, ma la Fiamma Tricolore».
    Sono le risposte di due italiani - rispettata la famigerata par condicio - stimolati da un breve questionario che “Eureka” che ha inviato, prima della caduta del governo Prodi (le risposte sono arrivate a cavallo del periodo di crisi del governo), a circa duecento suoi lettori. È evidente che non ha la presunzione della “scientificità”, ma quella, più modesta, di captare le osmosi politiche e sociali della nostra comunità. Di conseguenza è inutile spiattellare numeri e percentuali. Molti di loro hanno inviato risposte telegrafiche che così si possono riassumere: quasi tutti hanno votato, qualcuno non ha ricevuto il plico elettorale, quasi tutti hanno risposto «no» alla seconda domanda, pochissimi hanno risposto positivamente: «Non saprei - risponde una italiana - di sicuro mi sento, votando, partecipe della vita politica del mio paese, mi sento meno esclusa, non mi sento messa da parte». E poi specifica: «Si rivoterò e per lo stesso schieramento (la fede politica non cambia)». Quasi tutti voteranno ancora per lo stesso schieramento, magari riposizionando il proprio voto. Ma qualcuno ha specificato: «Non credo che alle prossime elezioni voterò. Se deciderò di votare, credo che annullerò  la scheda». I dati interessanti emersi sono: nessun riferimento alla chiusura del Consolato, né alla “presenza virtuale” di un parlamentare “estero” molto conosciuto in loco, ma soprattutto alcuna considerazione sul dato politico legato al loro voto, e cioè sui senatori “esteri” che garantivano la maggioranza “politica” al Senato. Sono indicazioni su cui si dovrebbe riflettere, cercando di non cadere in un confortevole qualunquismo.
    Per capire meglio quali siano i pensieri, le aspettative, le delusioni che, dalle risposte ricevute, circolano nella nostra comunità, pubblichiamo alcune risposte di connazionali che superano il confine della riflessione personale, per diventare esaustive di altre numerose risposte.
    °Per Dante il peccato è semplicemente frutto dell’ignoranza. È proprio con questo spirito che affronto tutto, senza eccezioni. Anche le elezioni. Nel periodo antecedente al ricorso alle urne allora mi sento piena d’entusiasmo. «I “nuovi” dirigenti politici si renderanno conto delle nostre difficoltà di noi residenti all’estero e ci daranno una mano per inserirci con dignità nell’ambiente che non è quello natale», mi dico - forse per infondermi coraggio e coltivare qualcuna delle fantastiche illusioni foscoliane. Siccome sono  di sinistra, non leggo neanche precisamente i programmi elettorali dei vari schieramenti politici e voto senza mai essere sfiorata da alcun dubbio. Purtroppo, però, l’entusiasmo si spegne subito dopo le elezioni quando mi rendo conto che la classe dirigente continua a formare la casta dei privilegiati ed i favori vengono elargiti a destra e a manca solo laddove regna l’interesse (non solo economico, ma anche per «acquisire prestigio»). Per di più il tentativo di sopravvivere  in un paese straniero ha come conseguenza un continuo e sottile «gusto per la competitività» che si esprime proprio verso i connazionali. L’iniziale entusiasmo, dunque, si trasforma in delusione, se non in avvilimento. È un avvilimento innanzi tutto di cittadina residente all’estero e anche di letterata che non riesce a rispondere alla domanda che si pone mettendo in discussione tutta la piramide delle sue convinzioni: «Possibile che Dante si sia sbagliato?».
     °Voglio continuare a pensare che il voto sia un democratico diritto-dovere del cittadino. Ma su questo argomento agli italiani residenti all’estero viene richiesto: 1) di rispettare il Paese in cui vengono “accolti”: 2) di conformarsi  alle leggi locali;  3) di interessarsi alle problematiche del Paese di origine; 4) di “fare sistema”; 5) di esprimersi attraverso un voto. La stragrande maggioranza degli italiani  in Grecia non conosce l’esistenza di organismi che dovrebbero occuparsi delle molteplici loro problematiche. Negli anni si sono create piccole e solide egemonie di svariata  opportunità che non permettono rinnovamento ed apertura. Troppo spesso in caso di  necessità gli italiani provano esitazione e sfiducia nel rivolgersi alle Istituzioni - ciò non è dovuto all’impegno di poche persone che per carriera diplomatica sono costretti a continui spostamenti - bensì ad un certo numero di addetti  che vantano impieghi e compiti  di, per così dire, “prestigio”.   Manca il tempo e la possibilità per avere reali rapporti con l’Italia e al di là di ideologie, speranze, belle parole ed influenze, cresce l’indifferenza dovuta alla mancanza di informazione e sostegno.  Senza “eufemismi” Eureka dedica  spazio  sia all’Italia che alla Grecia, forse è l’unico mensile attraverso il quale si possono avere notizie in tempi consoni.  Si assiste a diatribe e tristezze !  Il “malcontento” è generale! Il voto degli italiani all’estero ha  un peso sulla politica italiana: dovrebbe essere un mezzo di interesse e solidarietà, ma in questo “stantio sistema” ciò è pura utopia!
     °Sul fatto di non aver votato: semplicemente perché non ho avuto tempo e poi per varie ragioni tecniche non avrei potuto votare in Grecia e sarei dovuto rientrare in Italia per farlo. Se avessi votato, avrei scelto lo schieramento attualmente al governo. In questo senso non sarebbe cambiato nulla. Alle prossime elezioni cercherò comunque di andare a votare nel mio comune di riferimento in Italia scegliendo da liste “italiane”, visto che in questa legislatura i parlamentari eletti nel seggio ellenico hanno realizzato molto poco per la comunità locale.
    °Avrei voluto votare, ma sebbene abbia contattato più volte il Consolato (non avendo ricevuto il plico elettorale). Ho richiesto un altro plico ma mi è stato risposto che ormai non c’era più tempo per un secondo invio. La sensazione, non l’accusa, è comunque di un boicottaggio. Assolutamente no. Ma mi pare di capire che se è cambiato qualcosa è cambiato in peggio, e parlando con diverse persone sento veramente forte una forma di rancore nei confronti di una classe politica inetta, inefficiente, incapace di affrontare il benché minimo problema. Per quanto riguarda gli italiani all’estero, avendo partecipato ad un incontro con il vice ministro Danieli riguardo la chiusura del nostro Consolato, la sensazione provata è stata quella di un bel: «Ma chi se ne frega di questi quattro (per modo di dire) pelandroni. Ho cambiato idea nel corso degli anni, cercando di “credere” in una idea. Ho votato più o meno sempre nella stessa “direzione”, modificando il tiro dopo l’avvento della “Seconda Repubblica”. Il risultato  di questo percorso è che tornerò a votare alle prossime elezioni (ammesso che riceva il plico elettorale) come ho votato la mia prima volta a 18 anni. Cioè torno indietro e ricomincio da dove credevo (o volevo credere) in una idea.
   °Si, ho votato. No, e ho molti dubbi sul fatto che gli italiani all'estero, quelli che si sono trasferiti definitivamente e non hanno più legami e interessi in Italia, sia giusto che votino. Si, voterò e voterò per gli stessi, nella speranza che nel frattempo qualcosa possa cambiare
   °Sì, ho votato perché credo che, comunque si voti, per qualsiasi partito si voti, bisogna sempre votare giacché votare è partecipare al divenire del proprio Paese al quale nessuno può e deve sottrarsi. Nel mio rapporto con l'Italia non credo che il mio voto abbia cambiato alcunché. Certo, votare significa anche ripristinare un contatto con la patria, ritrovarsi un po' nel "clima" della patria, vivere la patria, con tutte le buone aspettative che ciò comporta e, perché no?, anche i timori e le incertezze. Detto questo, dal punto di vista sentimentale, non va dimenticato che l'italiano all'estero, che più di ogni altro idealizza la patria, auspica sempre, forse anche senza confessarselo, che il proprio voto possa cambiare in meglio il rapporto che ha con la patria, anche quando, spesso, ne rimane deluso perché constata che, per questa patria questo italiano sembra essere tanto lontano e piccolo da essere quasi invisibile. Certamente voterò. Se sarà lo stesso schieramento o un altro affine(non contrario) dipenderà dall'esame delle cose ha avrà fatto e non fatto e dal comportamento dei suoi singoli esponenti, di governo o no, che non abbiano dato adito a "storielle" pubbliche o/e private
    °Alle elezioni del 2006 ho votato, tramite le schede inviatemi dal Consolato, essendo italiano residente estero. È un servizio utile, ma, a mio avviso, complessivamente non incidente né  incisivo. Altri sono i servizi che desidererei avere come italiano all'Estero. Come ho accennato nella risposta precedente, ritengo che il mio voto, quale residente estero,  non abbia cambiato niente nei  miei  rapporti con la madre Patria. C’è da dire, peraltro, che  i rapporti di forza interni ai partiti, non cambiano granché  con l’apporto proveniente dai  voti degli italiani all’estero. Penso che rivoterò, ormai più per forza di inerzia che per altro. Se lo farò, ritengo che rivoterò lo stesso schieramento, nella speranza che qualcosa possa cambiare. Dum spiro, spero.

 

 

 


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