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Conoscenza e innovazione: le soluzione alla crisi

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Dalla Festa Democratica di Torino, Pier Luigi Bersani, John Podesta e Felipe Gonzalez discutono di ricette per la ripresa economica-sociale. Il sapere è fonte di competitività e soluzione della crisi: “la risposta da dare si ottiene con la conoscenza, aggiungendo e integrando tecnologia con innovazione”. Ma in Italia tutto questo viene ignorato dal governo. Bersani: “Il salasso della Scuola, dell'Università e della Ricerca è il più grande licenziamento di massa della storia italiana”

immagine documento documento La sfida progressista


“Se mi chiedono quale sia la collacazione del Pd in politica internazionale, rispondo facilemente. Eccola!”. Così ha iniziato il suo intervento Pier Luigi Bersani collocando con orgoglio il Pd all'interno del mondo progressista rappresentato questa sera alla Festa Democratica da John Podesta (capo del personale della Casa Bianca sotto la presidenza di Bill Clinton e elemento del team di transizione presidenziale di Obama) e Felipe Gonzalez (Presidente del Governo della Spagna dal 1982 al 1996 e segretario generale del Partito Socialista Spagnolo dal 1974 al 1997).

Intervistati da Corradino Mineo, direttore di RaiNews, i tre leader progressisti hanno discusso delle possibili risposte che possono essere date per risolvere la crisi economica-sociale che ha colpito l'Europa e gli Stati Uniti.

Una crisi che per Obama è stata ereditata. “La peggiore crisi degli ultimi 80 anni – ha dichiarato Podesta – che richiede la difficile stabilizzazione del sistema finanziario e occupazionale. Obama è chiamato a spiegare agli americani la difficile situazione e a dare risposte”.

La politica del governo Usa è stata orientata nel ridurre le tasse e a garantire incentivi per l'istruzione e la sanità. “Obama – ha continuato Podesta – ha realizzato il sogno progressista della riforma sanitaria. Un sogno che durava da 100 anni”. Le critiche sono legate al cambiamento e alla portata della riforma che non è stata capita del tutto. Ma gli americani se ne accorgeranno con la ripartenza del mercato del lavoro, una condizione fondamentale per la ripresa economica.

Le analogie europee sono state affrontate da Gonzalez pungolato dalla domanda di Mineo se la ripresa economica tedesca possa fare da traino per tutto il Vecchio Continente. “Occorre combattere non solo la crisi – ha risposto il leader spagnolo – ma l'economia caotica che l'ha creata. Domandarsi perché l'Europa soffra più degli Stati Uniti e dell'America Latina. L'Europa soffre per la costruzione di un sistema economico senza regole voluto dalle destre conservatrici al potere. La Spagna fino a poco tempo fa era il miglior allievo europeo che rispettava in tutto il Patto di Stabilità, oggi in piena crisi e in mancanza di competitività paga la scelta economica di puntare sul molto consumo senza risparmio interno, scartato a favore del risparmio estero. La Germania non può fare da traino perché ha semplicemente puntato tutto sulla caduta dell'euro rispetto al dollaro e fondato la ripresa sull'esportazione e non sulla ripresa dei consumi”.

“È ora di finirla con il corporativismo economico e sociale, la risposta da dare si ottiene con la conoscenza, aggiungendo e integrando tecnologia con innovazione. La conoscenza è la competitività ai costi di produzione bassi che si hanno in Asia e America Latina”.

Per Bersani “sotto la tempesta, la vera questione è: quale sviluppo e quale crescita dopo la crisi. Occorre almeno tornare ad elementi basici dell'economia reale, puntare su mercati interni equilibrati, mettere i soldi in tasca alle persone per ridare slancio ai consumi. Favorire l'occupazione con meno tasse sulle imprese e più tasse sulle rendite. Accettare la sfida dell'innovazione perché la sola carta dell'esportazione rischia di portarci di nuovo alla crisi”.

Ma questo non succede in Italia. Il sapere è fonte di competitività e soluzione della crisi e il governo cosa fa? “Il salasso della scuola, dell'università e della ricerca è il più grande licenziamento di massa della storia italiana. Della ripresa della politica industriale dovrebbe occuparsene il Ministro dello Sviluppo economico. Manca da 4 mesi, non so se ce lo porta Gheddafi! Marchionne parla di un nuovo patto sociale? Ben venga ma come? Dividendo il mondo del lavoro come ha fatto la destra al governo? Servono nuove regole di partecipazione dei lavoratori e un sistema di diritti che eviti la balcanizzazione delle persone. Oggi siamo un Paese troppo diviso. Quanti turni degli operai vogliamo fare prima di fermare il prezzo del petrolio? Quanti turni degli operai vogliamo fare prima di eliminare l'apprendistato a zero euro che mortifica i giovani per 4/5 anni?”.

Non è tutto oro quello che luccica e le difficoltà le ha anche il presidente Obama davanti al cosiddetto Tea Party. Per Podesta, però, “è solo una moda, organizzato con il solo scopo di delegittimare il presidente Usa. Un movimento popolare limitato che opera in una zona limite, animato dalla sola passione. Ma al cuore del Paese interessano solo i veri bisogni della gente e Obama riuscirà a dare le risposte perché il suo è un progetto a lungo termine. Io dico di non preoccuparsi minimamente del Tea Party”.



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Il sistema spagnolo, per fare un paragone con la situazione italiana, potrebbe essere un buon modello di federalismo? “La Spagna – ha risposto Gonzalez – ha garantito un buon sistema equilibrato di decentramento per 25 anni. Il pericolo è legato alla centrifuga del potere, ovvero quando lo scopo delle parti è solo quello di togliere potere al corpo unitario per motivi di egoismo. Da noi il dibattito è aperto”.

La stessa cosa non succede nelle stesse forme in Italia e per questo per Bersani “il Pd deve diventare il partito della nuova Unità d'Italia. Il divario tra Nord e Sud tende a crescere sempre di più e la politica non ne parla. Come se fosse solo una questione di interpretare il divario, come se non ci fosse niente da fare. Invece occorre ridurre i due maggiori problemi per la crescita del Paese: il divario tra Nord e Sud e la forbice dei redditi”.

La Lega cavalca i consensi? Ma quando mai, per il leader democratico, la Lega ha una linea politica precisa: “vanno vicino al vecchio zio per portargli via l'eredità. E non vogliono in mezzo neanche le badanti. La Lega ha messo in atto un grande tradimento delle promesse fatte al Nord. Gli enti locali governati stanno peggio da quando la Lega è al governo. Nessuna legge contro il malaffare e la corruzione. Non si può dire Roma ladrona e poi stare con i quattro ladroni a Roma. Non possono insegnarci nulla, loro hanno inventato solo le ronde!”

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Il presidente Obama ha ereditato una polveriera mondiale dove “l'invasione dell'Iraq e l'occupazione dell'Afghanistan” erano due punti fondamentali da risolvere. La soluzione per Podesta è ancora molto complicata. “La strategia è quella di stabilizzare l'Afghanistan e fare spazio all'insediamento di un nuovo governo capace di fare propria e garantire la sicurezza del paese. Solo a quel punto velocizzare il ritiro delle truppe. Ma per fare tutto questo, va garantita la ripresa delle vecchie alleanze tra gli Usa e il mondo islamico con l'obiettivo di renderlo un mondo pacifico. Bush aveva portato gli Stati Uniti fuori pista”.

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Quale ripresa per il progetto europeo? Per Gonzalez il passaggio dall'Europa dei 12 a quella dei 27 stati membri, oltre alle naturali difficoltà di integrazione, ha avuto la colpa di “distrarre il focus dalla trasformazione economica mondiale come la conseguenza dell'evoluzione tecnologica e la globalizzazione del sistema finanziario. L'Europa non ha inventato nessun google, non è stata al passo del cambiamento. Con l'arrivo della crisi c'è stato troppo spazio per l'idea nazionalista. Insomma meno Europa e un chiaro ripiego nazionalista. Dobbiamo andare nel senso opposto”.

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“Siamo interessati ai buoni rapporti con la Libia ma nel rispetto e nella misura. Qui abbiamo perso sia il rispetto, sia la misura” Così Bersani ha risposto alla domanda di Corradino Mineo con cui faceva notare che Berlusconi pensa come business e riconoscimento dei torti che gli italiani hanno fatto in Africa, vanno di pari passo. “C'è una coerenza tra la politica interna ed esterna di Berlusconi: siamo sempre nel sistema del ghe pensi mì, un sistema di relazioni speciali, da persona a persona, per risolvere le cose. Tutto con la giustificazione così si fanno gli affari. Il populismo del raccontare palle sia all'interno, sia all'esterno. Ma a furia di fare così la gente seria ci sbatte fuori dalla porta”.

Andrea Draghetti

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