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Successo della 3.a Edizione di Vajkard

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Si è svolta con successo, tra luglio e agosto, in un bosco sloveno a metà strada tra Trieste e Ljubliana, la terza edizione del workshop di arte e design en plain air in onore dello scienziato e scrittore sloveno Janez Vajkard Valvasor (1641–1693).
Vajkard è diventato il nome di questo workshop che infonde e aggrega studenti e docenti inclini alla ricerca delle possibili relazioni sociali tra arte, scienza e mercato con un tema incentrato sull’applicazione di concetti e modelli che prendono vita dalla comprensione contemporanea dell’idea di caos. Il caos pone la scienza, l’arte ed il mercato a conversare con l’aspetto impredicibile della natura e, dunque, anche dell’essere umano. Il tema del caos è stato trattato in sei lectures che hanno definito, giorno dopo giorno, le direzioni del lavoro in corso. L’idea originale del workshop en plain air nasce dall’esperienza del neo direttore del dipartimento di Arti Visive e Design dell’Università di Ljubliana, prof. Zdravko Papič, e dalla collaborazione reale con studenti e mentori sloveni ed europei. In questa terza edizione sono stati invitati a stare insieme e fare insieme ai mentori e studenti sloveni rappresentanze dalla Romania, Finlandia e l’Italia ( alcuni nella foto qui pubblicata). A rappresentare na nostra Nazione sono stati Antonio Rollo (computer artist, Lecce) e Grazia Tagliente (engraveur, Taranto). L’aspetto rilevante  del workshop è proprio la relazione sociale tra persone di diversa età e nazionalità. L’età è intesa come bagaglio d’esperienza e la nazionalità come radice pedagogica. La relazione tra arte, scienza e mercato è stata mostrata sotto la luce originale della sopravvivenza di tecniche e modalità della comunicazione visiva nell’epoca contemporanea delle tecnologie sociali ed invasive. Il ruolo dell’arte, degli artisti e delle scuole è  inserito in un sistema sociale, geopolitico ed economico che i media di comunicazione umana (dalla voce alla videochiamata) hanno spinto, velocemente, ai bordi del caos. In questo contesto il disegno di un workshop a contatto fisico con la natura dei boschi, la quasi assenza di energia elettrica, il rapporto sensibile con la luce e il fuoco ha restituito ai partecipanti un mondo esterno progettato ascoltando il genius loci. Il ruolo dell’arte si ridefinisce in relazione al contesto della natura dell’arte e non del sistema dell’arte, il ruolo degli artisti si ricombina con quello degli scienziati, il ruolo della scuola d’arte ritorna alla funzione pedagogica, sociale e politica fondata sullo stare e sul fare insieme tra mentori e studenti. Nella scuola italiana la parola mentore è scomparsa. Ci sono professori non professionisti, docenti indecenti e insegnati disegnate dalla televisione, almeno nella stragrande maggioranza. Le nicchie di onestà culturale, sociale ed artistico sopravvivono spalmate e disconnesse sulla lunga penisola italiana. Il “meme” del consumismo è continuamente alimentato dalla produzione di immagini generate da collaborazioni tenute sulla moneta e non sulla persona. Le immagini, le stampe, i riquadri si devono consumare velocemente, questo impone il sistema capitalistico e l’instabile sistema economico su cui si fonda. Come è possibile avere una bella idea? Quali sono gli attrezzi dell’artista? Dove disegnare i limiti del ruolo dell’arte nella società contemporanea dove i conflitti hanno preso il sopravvento sull’amore?
Queste sono le domande emerse nei dieci giorni di Vajkard 2010 grazie alla perfetta organizzazione di Martin Petric ed all’intelligenza sensibile messa in campo dagli oltre 30 partecipanti. Chi vuole conoscere meglio l’esperienza delle edizioni di Vajkard (come consigliano Antonio Rollo, Computer artist, Lecce; e Grazia Tagliente, Engraveur, Taranto), può visitare il sito http://www.0280.org/vajkard

 

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