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La più antica chiesa rupestre della Puglia e del materano si trova a Santeramo in Colle (Bari)

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E’ quanto risulta dalle
prime valutazioni
dell’equipe composta
dall’archeologo prof.
Roberto Caprara,
dall’esperto dell’habitat
rupestre Franco
 dell’Aquila, dal prof.
Domenico Caragnano e
dall’arch.
Giuseppe Fiorentino.


Una bella notizia dal mondo dell’archeologia. Nell’ambito di un programma di revisione del patrimonio rupestre della Puglia e del materano, intrapreso da una equipe di studiosi che, nel corso degli ultimi anni, ha perlustrato il territorio, è stata recentemente riscoperta in agro di Santeramo in Colle (Bari) la chiesa rupestre di S. Angelo alla Morsara (nella foto parte dell’area absidale)
Ben quarant’anni fa Don Ignazio Fraccalveri  ne aveva segnalata l’esistenza nei suoi studi, ma dopo se ne è persa la memoria forse anche perché ubicata in proprietà privata.
La riscoperta è stata possibile grazie alla recente segnalazione dello speleologo dott. Antonio Laselva che, analizzando una serie di fotografie aeree della zona e incrociando i dati con foto d’epoca della chiesa, ha potuto indicare esattamente la sua posizione.
Con una paziente mediazione condotta dall’avv. Vito Lillo, sindaco di Santeramo, insieme al magg. Mario Santoro, Comandante della Polizia Municipale, e la proprietà del fondo in cui è ubicata la chiesa, è stato finalmente possibile consentire all’equipe di studiosi di riesaminare il luogo, avendo così la possibilità di evidenziare le peculiarità uniche di questo monumento andate ben oltre le aspettative. Infatti, secondo le prime valutazioni dell’equipe, composta dall’archeologo prof. Roberto Caprara, dall’esperto dell’habitat rupestre Franco dell’Aquila, prof. Domenico Caragnano e dall’arch. Giuseppe Fiorentino, la chiesa scavata nel banco calcarenitico presenta una serie di elementi archeologici ed architettonici che consentirebbero di datarla non oltre il V secolo, pertanto, si tratterebbe della più antica chiesa rupestre di tutta la Puglia e del materano.
Nel corso del sopralluogo è stato effettuato il rilievo completo dell’ipogeo a cura dell’arch. G. Fiorentino e del prof. Franco dell’Aquila che si impegnano a presentare alla comunità scientifica le prime note dell’importante scoperta nelle prossime settimane.
È appena il caso di ricordare che la medesima equipe di carattere interdisciplinare è stata autrice, sempre a Santeramo, della riscoperta della grotta di Sant’Angelo (si veda il libro Il Santuario di Sant’Angelo a Santeramo), tutt’ora in corso di studio, ove una impressionante quantità di graffiti, lasciati da pellegrini sulle pareti della grotta carsica, ne attestano l’esistenza come luogo di culto sin dal periodo altomedievale.
La recente scoperta va a confermare la presenza a Santeramo e nell’Alta Murgia di centri di culto cristiani, oltre ad aprire nuovi scenari di studio e di indagine sulle origini e la diffusione del cristianesimo in queste terre.

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