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Di per sé Falce e Martello non sono un problema

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Il dibattito a sinistra 

 


  
INTERVENTO AL COMITATO PROMOTORE NAZIONALE  DELLA SD (ROMA 9/2/2008) 
 
 In sé e di per sé Falce e Martello non sono un problema: nel PSI ci ho convissuto, insieme con il libro aperto ed il sole nascente, per 26 anni. Mi opposi al garofano, ma soltanto perché gli preferivo la Rosa nel Pugno dei socialisti francesi, spagnoli e portoghesi, in Italia sequestrata dai radicali. Mi preoccupano, invece, i discorsi, che si nascondono dietro quell’icona un esempio è l’appello pubblicato oggi sul Manifesto per conto del Coordinamento Nazionale degli Autoconvocati dell’Appello di Firenze di Rifondazione Comunista.
    Finora è fallito ogni tentativo di costruire anche in Italia un forte partito socialista, a pieno titolo membro della famiglia socialista europea ed internazionale. Non vi è riuscito il PSI nel corso della sua storia quasi centenaria. La formazione dei DS aveva suscitato speranze nella stessa direzione: sono state presto deluse.
    L’ultima occasione perduta è stata il mancatoincontro tra la Costituente Socialista e la Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo. Nella costruzione di un grande partito socialista di stampo europeo vi sono punti fermi:
    1) una teoria e una pratica riformatrice fondata sul nesso indissolubile fra socialismo e libertà, democrazia ed eguaglianza, partecipazione collettiva e diritti individuali;
    2) una vocazione maggioritaria, cioè l’obiettivo di guidare il paese conquistando la più ampia base parlamentare possibile e formando un governo con un proprio esponente alla sua guida;
    3) la rappresentanza politica del lavoro in tutte le sue forme e conseguentemente un rapporto continuo, stabile e forte con il movimento sindacale sulla base dei principi di rispetto reciproco e di autonomia;
    4) difesa ed espansione dei diritti umani, politici e civili. In altre parole fine di ogni discriminazione basata sul sesso, la religione, la lingua, l’origine etnica, le opinioni personali e le preferenze erotico-affettive. Istituzioni pubbliche fondate su un concetto di laicità integrale ed intransigente;
    5) rifiuto di ogni teoria e pratica ispirata al principio di due sinistre eternamente divise e contrapposte: l’una di governo e l’altra di contestazione, che solo occasionalmente può stare al governo. La rappresentanza del mondo del lavoro e degli interessi popolari richiede che vi sia un grande partito di sinistra chiaramente egemone rispetto alle altre formazioni: è quanto avviene nella stragrande maggioranza dei paesi europei, in ogni caso in tutti i grandi, con i partiti socialisti, laburisti e socialdemocratici del PSE;
    6) pace e libertà per tutti i popoli ed eguali possibilità di sviluppo e di accesso generalizzato ai servizi pubblici essenziali come l’istruzione, la cura della salute e la fornitura di acqua potabile;
    7) libertà e sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica, diffusione dei saperi e della cultura, un sistema di istruzione pubblica generale e formazione e aggiornamento professionale continui;
    8) rispetto, tutela e miglioramento dell’ecosfera e del medio-ambiente in tutti i suoi aspetti, una diversa politica energetica di risparmio delle fonti non rinnovabili e di sviluppo di quelle rinnovabili. Ambientalismo, laicismo, femminismo ed egualitarismo sono elementi costitutivi essenziali del socialismo nel XXI secolo.
    Chi crede in questi principi non può rinunciarvi per tattiche e contingenze elettorali, tanto più quando non fanno presagire un successo: cerchiamo almeno di tenere aperte le prospettive future. Non esiste alcuna sinistra nuova, unita, larga e plurale senza un’area socialista, a pena di separarci dal maggior campo democratico, progressista e riformatore d’Europa. In Italia non c’è un partito del socialismo europeo e questo fatto segna l’anormalità italiana e spiega, almeno in parte, la sua minore consistenza in confronto agli altri paesi europei.
    Una sola lista unitaria, cui basta un misero 4%, è un messaggio di debolezza. La formazione di una coalizione alla Camera dei Deputati aperta alla Costituente del Partito Socialista significa che si crede in una sinistra a due cifre percentuali, perché la legge impone una percentuale minima del 10% per partecipare alla distribuzione dei seggi.
    La coalizione è un primo passo per conquistare integralmente lo spazio lasciato libero dallo scioglimento dei DS. Di contro una Sinistra Arcobaleno chiusa e una leadership di Bertinotti calata dall’alto rischiano, invece, più o meno intenzionalmente di lasciare questo spazio politico nelle mani del PD e della sirena veltroniana con il ricatto del voto utile.
    Al Senato, invece, per la legge elettorale, che penalizza le coalizioni, è d’obbligo presentare una lista unica con l’identico programma e capo politico della coalizione per la Camera dei Deputati. Nella relazione del compagno Mussi c’è stato un passaggio importante per un appello agli amici e compagni del Partito Socialista: lo apprezzo che non sarà un fatto formale, ma l’inizio di una più vasta proposta politica. Simbolini o no, falcette e martellini o meno, se vogliamo dare un segno di rinnovamento il programma e la leadership e, perché no?, le candidature dovrebbero essere approvate attraverso un’ampia consultazione assembleare territoriale aperta a tutti i soggetti organizzati ed ai singoli, interessati all’avvio di un processo per la creazione di una sinistra nuova, unita, larga e plurale.
 
Poscritto 24 febbraio 2008: Un Vice-Presidente del Consiglio che si candida Sindaco di Roma è un film già visto: candidato all’Oscar del migliore remake.
 

 

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