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Quasi la metà non vota

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Prendendo le mosse da un recente sondaggio Ipsos apparso su Il Sole-24 Ore

 

ADL
 

Il «nuovo centro» raddoppia. Questo, a mio avviso, il dato politico più forte che emerge dal sondaggio Ipsos per Il Sole 24 Ore effettuato tra il 10 e il 28 ottobre: confrontando le dichiarazioni di voto tra lo scenario attuale e quello con la formazione di una coalizione del grande centro (Udc, Api di Rutelli, Mpa di Lombardo e nuovo partito di Fini) si nota un balzo dovuto proprio all'appeal di questa area politica: se i quattro partiti da soli raggiungono complessivamente il 12,6% (5,1% Futuro e libertà a fronte del 6% dell'Udc), uniti in una coalizione arriverebbero al 21,1% (7,5% Fli a fronte del 9,5% dell'Udc).

    I dati sono interessanti ma non confortanti. L'aumento dell'astensione è dovuto probabilmente ad un aumento dell'astensionismo di destra, avendo SEL recuperato una parte dell'astensionismo di sinistra, ma solo una parte, col 6%, rispetto al 3,1 di Sinistra e Libertà delle Europee, cioè a parità con UDC. Tuttavia la situazione a sinistra è sconfortante, la popolarità di Vendola data al 44% di opinioni favorevoli si trasferisce in minima parte al suo partito. Non dimentichiamoci che Rifondazione aveva raggiunto picchi del 7%. Ora insieme al PdCI è attestata al 2,4%. I socialisti PSI, continuando l'oscuramento mediatico, non sono neppure rilevati.

    Una breve considerazione sul centro. Fini se vuol essere utile resti a destra, un suo spostamento deciso al centro toglierebbe dall'imbarazzo una quota di elettori della Destra indecisi, facendoli rifluire sul Polo. Non bisogna dimenticare che molti de9i supporter di Fini sono dei nostalgici di AN, che non hanno digerito la scomparsa del loro Partito. Con Fini al centro diminuiscono le possibilità di un'intesa centro-centro sinistra.

    Per tornare a noi, gente di sinistra: i problemi di fondo restano intatti e drammatici. Non si vede all'orizzonte una forza politica somigliante, sia pur vagamente, a un Partito socialista democratico Europeo e neppure alla LINKE tedesca, che comprende una componente socialdemocratica consistente, riconosciuta ed accettata, quella già guidata da Oskar Lafontaine. Tale componente ha, anzi, la pretesa di essere la rappresentante dei veri socialdemocratici quelli fedeli al Programma di Bad Godesberg! Non a quelli di Gotha o Erfurt (Bad Godesberg assunto a simbolo da certa sinistra del tradimento socialdemocratico...).

    La situazione può mutare soltanto con una grande offensiva politica ed ideologica, nonché programmatica, dei socialisti. Tuttavia ciò richiede una netta collocazione a sinistra dei socialisti: mi parie che il PSI veleggi verso altri lidi, più interessato ad essere l'interlocutore di Marchionne, che un missionario nella sinistra italiana. L'offensiva socialista italiana avrebbe bisogno di un forte impegno del PSE e dei partiti membri: parliamoci chiaro di questo appoggio alla creazione anche in Italia di un partito socialdemocratico non vi è traccia.

    Il PSE preferisce coltivare rapporti ambigui con il PD, nella speranza che cambi idea. Se mostrasse decisione su un progetto socialista democratico per l'Italia che faccia perno sul PSI ma si rivolga anche a SEL probabilmente aiuterebbe il PD a cambiare atteggiamento.

    I governi tecnici in senso proprio non esistono. La stessa ipotesi di un governo per fare la riforma elettorale non corrisponde all'interesse del Paese che ha bisogno di un'iniziativa forte per uscire dalla crisi (economica, ma anche sociale e morale) in cui versa. Un governo elettorale non è credibile per la semplice ragione che non c'è un progetto definito, almeno a grandi linee, tra le forze di opposizione e neppure all'interno del PD. Non c'è neppure un'intesa sui due unici modelli possibili in un sistema politico italiano: modello tedesco proporzionale con soglia di sbarramento e francese, maggioritario a doppio turno con ballottaggio eventuale e con soglia per triangolari.

 

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