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IL TERZO POLO PERDE, QUANDO SMOTTA A DESTRA

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Le competizioni elettorali degli ultimi quarant’anni hanno dimostrato, quasi inequivocabilmente su scala globale, l’esistenza di due grandi forze, diverse ma non radicalmente dissimili, che volta per volta si dividono almeno il cinquanta per cento del consenso elettorale. No, non è la bipartizione tra destra e sinistra, almeno non nei termini netti e distinguibili che vorrebbero i cittadini: si tratta, da un lato, di forze munite di un programma con aspetti “disciplinari” in politica interna e liberisti in politica economica, e, dall’altro, di movimenti che invocano un maggior controllo statale in economia pubblica e un più netto riconoscimento di diritti civili, nel campo della legislazione familiare e penale. Si intuisce che in Italia questo crinale è ancor meno netto che altrove… Questa schematicità esasperata dimostra, altresì, la facilità che si creino, anche temporaneamente, schieramenti terzi, altri, che denunciano l’inadeguatezza dei due contendenti principali e, nondimeno, la loro debole contrapposizione su programmi, idee e proposte. L’Inghilterra è stata, sin dai primi anni Duemila, un importante laboratorio di questa tendenza, ben più di altri Paesi (soprattutto la Germania, e ci si limita al novero degli Stati europei), ove invece si affermavano tentativi di collaborazione tra i due blocchi principali, sia pur volti alla esagerata esclusione dei soggetti esterni al foedus tra i rivali dichiarati. I liberal-democratici, alla rapida ridiscesa del blairismo, hanno incassato soprattutto un sostegno da Sinistra: posizioni meno proibizioniste nel diritto penale comune, importanti critiche alle torsioni belliciste dei partiti di governo, attenzione significativa alle tematiche ambientali, troppo a lungo sottovalutate. Un voto giovane, studentesco, in crescita, partecipativo. L’alleanza con Cameron soddisferebbe solo l’immagine di questo movimento d’opinione: allearsi col giovane e non col vecchio, con chi rompe gli schemi della sua tradizione conservatrice e non con chi mira a difenderli, con chi sembra uomo del Popolo e non con chi conserva il culto della tecnica e della burocrazia di partito. L’appoggio dei liberal-democratici non è secondario nella qualificazione del consenso popolare mantenuto da Cameron, ad elezioni compiute. Quel governo ha poi presentato tagli alle Università, agli ammortizzatori sociali. Ha dimostrato un approccio meno evoluto all’ecologia (almeno, lo sta dimostrando) e alle liberalizzazioni. Nei ritmi frenetici dell’opinione pubblica, il tradimento pare compiuto. I sondaggi chiariscono che l’elettorato d’opinione che connotava i liberal si esaurisce parallelamente a queste policies. L’alternativa, culturalmente raffinata e politicamente evoluta, se non progredisce a Sinistra, rischia continuamente di veder limitata la propria indole innovativa e libertaria. Una lezione per i terzisti italiani, a quanto pare in tutt’altro impegnati?

DOMENICO BILOTTI 

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