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Anche un solo deputato eletto all’estero che abbia credito nel suo gruppo, basterebbe

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Intervista all’on. Massimo Romagnoli Popolo della Libertà

 

 

 

Lei ha formato la Confederazione degli Imprenditori Italiani in Europa, ha avuto collegamenti con la Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo?

Certamente. Tanto è vero che mi sono incontrato con il Presidente Zamberletti e con il segretario generale Luana Cotignoni Noè con i  quali siamo addivenuti alla determinazione di una nuova formulazione in collaborazione con le Camere di Commercio Italiane all’estero. Non si tratta di concorrenza. Noi ci occupiamo solo ed esclusivamente degli  imprenditori italiani che sono residenti e che operano in Europa. Mentre le Camere di Commercio si occupano sia degli imprenditori italiani sia degli imprenditori esteri. Con alcune Camere di Commercio, per esempio, quella del Belgio e dell’Ungheria ci siamo messi in contatto per organizzare una collaborazione su questo fronte.   Successivamente ho continuato a visitare le comunità  in quanto, essendo deputato in carica, è un mio dovere andare a fare loro visita. Ho avuto diversi incontri a Bruxelles a Manchester a Colonia poi ne faremo molti altri.

Massimo Romagnoli nel momento in cui parliamo (6 marzo) sta per partire per uno dei suoi viaggi, dove va?

In questo momento sto per andare ad Atene dove questa sera sarò invitato ad una trasmissione televisiva nazionale da Max Triandafilopoulos. Domani mattina sarò ad Hannover nel pomeriggio ad Amburgo, in serata sarò a Berlino. Il giorno dopo avrò degli incontri con gli italiani a Norimberga in serata nuovamente a Berlino. Andrò in Svizzera  a Basilea, Lucerna, Olten, Coira e lugano. Lunedì 10 sarò a Londra e martedì a Manchester.

Gli italiani all’estero sono al corrente dell’intenzione del Popolo della Libertà di confluire, a livello europeo, in quello Popolare Europeo?

Penso che uno degli scopi per il quale si è formato un partito unico tra Forza Italia ed Alleanza Nazionale, sia stato proprio questo di costruire la grande casa dei popolari europei anche in Italia. Noi come Forza Italia, eravamo già nel Partito Popolare Europeo. Adesso anche Alleanza Nazionale,   confluirà nel Partito Popolare Europeo. Dobbiamo prendere come esempio quei paesi dove c’è una politica stabile che assicura la governabilità, penso alla Grecia ed alla Spagna con la presenza di due grossi blocchi. Un bipolarismo dunque che in qualche modo garantisca la governabilità perché questo paese non può essere sempre schiavo di piccole formazioni come è successo ultimamente a Prodi. Non penso che Prodi non volesse bene all’Italia. E’ stato costretto a fare delle manovre sbagliate. Per esempio sulle liberalizzazioni dove ci trovava d’accordo, ha dovuto fare marcia indietro perchè i partitini piccoli della sinistra lo minacciavano continuamente di far cadere il governo. Noi del centrodestra ci siamo decisi a costruire un unico partito come ha fatto Veltroni con il Partito Democratico. Con due grandi formazioni, il PDL da un lato ed il PD dall’altro, chi vincerà governerà per cinque anni. E’ una svolta che finalmente porterà il paese alla governabilità perché, in caso contrario, chi ne paga le conseguenze, sono i cittadini. C’è una novità anche per gli italiani all’estero che, finalmente sia il partito di Veltroni sia il Popolo della Libertà, hanno inserito all’interno dei loro programmi interessanti attenzioni in loro favore come la defiscalizzazione delle pensioni e fondi all’informazione. Su questo, ho presentato un progetto di legge e Berlusconi in persona mi ha promesso che mi avrebbe aiutato a portarlo a termine: aiutare l’informazione all’estero soprattutto quella telematica della quale nessuno può pensare di fare a meno specie a livello mondiale. Gli italiani si trovano sparsi su tutta la terra ed il mezzo telematico è l’unico che potrà garantire la diffusione delle notizie in tempo reale. Dare dunque più forza, in termini di risorse, e di aiuti ai giornali telematici che svolgono questa importante funzione di informazione per gli italiani all’estero. Non è bello che quando si va in campagna elettorale, parliamo di elezioni e gli italiani non sanno neanche che si vota. Questo è un mio impegno personale.

Lei sa che nel progetto di riforma elettorale all’estero sarebbero eletti dodici senatori e sei deputati ribaltando i termini attuali. Ciò perché al Senato gli eletti all’estero sarebbero inutili. No crede che se il centrodestra vincesse dovrebbe occuparsi di rimettere le cose nello status quo ante?

Da premettere che io stesso, come tutto il centrodestra, sono dell’avviso che il numero dei parlamentari in generale deve essere diminuito. Sono pochi i parlamentari che lavorano. Basta andare sul sito internet dove le presenze sono pubbliche. C’è da non sottovalutare che i deputati all’estero sono veramente una rappresentanza piccola. Per tutta l’Europa ci sarebbero solo sei deputati. Ma se si vuole ridurre il numero dei deputati va bene questo tipo di cambiamento a patto che si dia più valore e potere ai Comites ed ai CGIE. Perché la differenza di un parlamentare eletto in Italia ed uno eletto all’estero è che in Italia i parlamentari sono coadiuvati dai consiglieri comunali, provinciali e regionali, quelli eletti all’estero non sono coadiuvati da nessuno. Per cui, se si dà valore e quindi importanza anche economica ai Comites sul territorio che sono come antenne di ogni singolo deputato, questo potrebbe andar bene. Il problema non è il numero, sei o dodici  parlamentari. Il problema è l’informazione che ogni singolo deputato  riesce ad avere su determinate problematiche.

In parlamento però contano le sedie. Un conto sono sei sedie, altro conto è averne dodici quando si va alle votazioni su provvedimenti di legge.

Penso che sia compito di ogni singolo deputato farsi valere all’interno del proprio gruppo parlamentare. Mi spiego. Noi del centrodestra, a differenza dei parlamentari del centrosinistra, non abbiamo mai avuto problemi quando volevamo presentare interrogazioni, progetti di legge, intervenire in aula o in commissione. Cosa che è successa ai deputati del centrosinistra che l’hanno più volte denunciato. Lo stesso Cassola, Razzi, Narducci ne hanno parlato. Hanno più volte detto che non avevano lo spazio adeguato all’interno del proprio partito. Questi sono programmi politici, dipende dal partito di appartenenza in quale conto tiene gli italiani all’estero. Potrebbe esserci anche un solo deputato, non ne occorrono sei. L’importante è che questo deputato abbia una sua personalità e la conoscenza del problema da presentare al proprio gruppo parlamentare.


Invia commento comment Commenti (1 inviato)

  • Inviato in data Luigi Carbonaro, 11 Luglio, 2008 13:58:15
    Complimenti, finalmente qualcuno pensa anche agli imprenditori italiani che lavorano all'estero.