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Intervista all'on. Massimo Romagnoli

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L’onorevole Romagnoli (FI) sul CGIE

«Questo così com’è è inutile. A questo punto passo la parola ai deputati dell’Unione e chiedo: perché deve essere utile? Perché? Quali sono le risposte che il CGIE ha dato alla comunità italiana all’estero?»


Si esprima sulla utilità del CGIE. Il dibattito si fa stringente negli ultimi tempi

Si parla di CGIE sì, di CGIE no. Molti esponenti Comites sono titubanti sul ruolo che dovrebbe avere il CGIE e, in considerazione anche del fatto che oggi in Parlamento ed al Senato sono presenti dodici deputati e sei senatori, non hanno tutti i torti. Infatti, proprio per questo motivo, il ruolo che ha sempre svolto il CGIE, cioè di congiunzione tra Comites, associazioni, patronati,  sindacati e Parlamento, oggi, con la presenza in loco di rappresentanti degli italiani all’estero, viene di gran lunga sminuito.

Allora? Lo vuole o non lo vuole?

Il CGIE deve essere valorizzato e, per fare questo, si deve intervenire sugli obiettivi, bisogna adoperare dei cambiamenti.

Cioè?

Se il CGIE, nella prossima assemblea plenaria non viene migliorato e resta cosi com’è, non vedo per quale motivo debba restare.

Quindi si può fare a meno del CGIE

Faccio un esempio banale, se c’è un problema per gli italiani all’estero, poniamo, sulle pensioni, sulla sanità, sull’oscuramento della Rai, i Comites si possono mettere in comunicazione direttamente con uno dei deputati o uno dei senatori che li rappresentano. Così come, ovviamente, potrebbero rivolgersi ad uno qualunque dei rimanenti parlamentari esponendo direttamente le proprie istanze alla Camera o alla Commissione di pertinenza. Perché passare attraverso il CGIE?

Cosa propone allora che si debba fare?

Prima di tutto, diminuire notevolmente il numero dei suoi consiglieri. Non esiste che ci siano 5 consiglieri, per esempio, per la Germania, 5 per la Francia, 3-4 per il Belgio, 2-3 per la Gran Bretagna. No, basta, a mio avviso, un solo consigliere eliminando quelli di nomina governativa. Eliminare anche il Consiglio di Presidenza e fare del CGIE un organo molto ristretto come numero ma attivo, il braccio destro della Commissione degli italiani all’estero che è una sottocommissione della Commissione Esteri. Questo è il ruolo, a parer mio, che deve avere il CGIE. Se non verranno apportate le necessarie modifiche, quando ci riuniremo dal 2 al 6 di ottobre, rassegnerò le mie dimissioni dal CGIE in quanto non penso che sia giusto prendere in giro gli italiani, senza contare che questa enorme istituzione è anche molto costosa.

Lei dà ragione all’on. Razzi quando dice che il CGIE è costoso

Sì, così com’è, è inutile, l’ho ribadito anche a Bruxelles. Così com’è è inutile, il CGIE è utile solo se diventa veramente operativo. Da due anni sono consigliere CGIE, rappresentante di Spagna, Grecia, Turchia ed Israele, a tutti i miei quesiti, e sono stati veramente tanti, il CGIE non ha mai fatto seguire una risposta. E’ un organo che non è in grado di dare risposte.

Non sarebbe, tutto sommato, un gran danno allora se fosse abolito

Io penso che non sarebbe un grave danno, infatti, per motivi tecnici interni, non è funzionante dal dicembre 2005 ad oggi 27 settembre 2006 e non penso che gli italiani all’estero ne abbiano sentito la mancanza.

Presenterà una proposta di legge insieme all’on. Picchi per abolirlo?

Non posso fare la proposta di legge per abolirlo, parliamoci chiaro, io ho combattuto tanto per farne parte. Ho fatto l’intera campagna elettorale in Turchia, Grecia, Spagna ed Israele per cui sono legato anche sentimentalmente a questa organizzazione. Abolirlo no, rivederlo, modificarne gli obiettivi per renderlo utile, sì.

Tutti i parlamentari dell’Unione eletti all’estero sono d’accordo a tenere il CGIE. Tutti lo reputano una istituzione importantissima...

Ha chiesto loro perché?

Abbiamo chiesto perché, perché fa da raccordo tra i Comites ed i deputati e senatori eletti all’estero presenti a Roma. Fa un lavoro di sintesi di tutte le istanze provenienti da parte dei Comites…

L’on. Picchi, è stato eletto senza far parte né dei Comites né del GCIE, stessa cosa per Rebuzzi, non faceva parte né dei Comites, né dei CGIE. Quindi ci sono due casi viventi di deputati eletti anche senza CGIE. Questo così com’è è inutile. A questo punto passo la parola ai deputati dell’Unione e chiedo: perché deve essere utile? Perché? Quali sono le risposte che il CGIE ha dato alla comunità italiana all’estero?

 

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