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Incontro in Archeogruppo “Archeologia virtuale e GIS: le nuove frontiere della ricerca”

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“Archeologia virtuale e GIS: le nuove frontiere della ricerca” è il titolo del secondo secondo appuntamento 2010 di Incontri in Archeogruppo Si terrà venerdì 17 dicembre 2010 (ore 19,00), presso lo Spazio Culturale Domenico Mastrangelo in via Ladiana n. 2 a Massafra (sede Archeogruppo). Relatrici della serata saranno le archeologhe Daniela Lentini ed Emi Iannetti.
In ambito archeologico la grafica è il mezzo con la più lunga tradizione e il più utilizzato per la restituzione dell’immagine. Le tecniche di rilevamento possono essere raggruppate in due categorie: rilievo diretto e indiretto. Il primo si realizza con il disegno che serve da base progettuale per tutti gli altri tipi di ricostruzione: plastici, modelli tridimensionali, restauri ricostruttivi, ricostruzioni al vero e virtuali realizzate al computer. Il rilievo indiretto si esegue con l’ausilio di strumenti ottici, dai quali si parte per la restituzione 3D. Nel riproporre la realtà osservata, attraverso un modello interpretativo, nessun dato acquisito può essere omesso. I più importanti programmi utilizzati sono i CAD (Computer-Aided Drafting), e quelli per l’animazione 3D: quest’ultima consente di elaborare immagini suggestive e di grande impatto per la fruizione del pubblico. Il fine di tale sperimentazione è la valutazione e conservazione del patrimonio archeologico e storico-monumentale. La visione tridimensionale, il modo più fedele per la rappresentazione della realtà, può rendere con immediatezza una struttura architettonica. Si sviluppano quindi più percorsi che vanno dall’analisi delle dinamiche di crollo, al restauro virtuale, alla ricostruzione delle strutture. Attraverso alcuni esempi di rilievo su un sito archeologico si proporrà il metodo di ricostruzione attraverso la modellazione 3D e il rendering delle strutture parzialmente crollate di una necropoli romana. Anche l’archeologia dei paesaggi è una frontiera relativamente nuova. Essa cerca, per quanto possibile, di predire la presenza di indizi che permettano di ricostruire la storia e l’evoluzione dei paesaggio, contenitore delle attività umane. La metodologia archeologica in genere si può accostare all’indagine del medico o del poliziotto, fondate su documenti indiziari e non probatori. L’archeologo che si trova a esplorare il paesaggio, prima ancora di decidere l’area che sottoporrà a scavo sistematico, dovrà incrociare una serie di dati raccolti nelle indagini preliminari e interrogarle affinché diano più risposte possibili. I dati raccolti possono derivare da una ricerca superficiale su campo, detta ricognizione, dall’analisi autoptica di fotografie aeree verticali o oblique del territorio da indagare, da una ricerca sui toponimi, dalla ricognizione d’archivio (archivi comunali o statali), e dallo studio e interpretazione delle fonti in generale (antiche e moderne). Questa miriade di informazioni, possono rispondere meglio alle domande dell’archeologo, se incrociate in maniera scientifica e consapevole. Negli ultimi anni del XX secolo si sono sviluppati software in grado di raccogliere tutte le informazioni che produce una ricerca e di metterle in collegamento anche ipertestuale, unendo così dati alfanumerici, dati raster e dati vettoriali. Il software di cui si parla è il GIS (Geographical Information System), che può sovrapporre alla cartografia georeferenziata, carte storiche, indicazioni bibliografiche, dettagli di siti esistenti e rilevati, e database con informazioni di ogni genere (dal catalogo dei reperti al catalogo di evidenze ad approfondimenti bibliografici, storici e toponomastici). Una visione completa del paesaggio che ci circonda contribuisce a rendere la comunità di appartenenza più consapevole della storia dello spazio in cui si muove e più attenta a operare senza recare danno al patrimonio visibile e non, ma soprattutto rende l’archeologo/investigatore più sicuro di individuare con una maggiore precisione l’area da indagare con scavo archeologico stratigrafico, perché noi tutti sappiamo che “la X non è mai il punto dove scavare”.
Qualche notizia sulle due relatrici, ambedue socie della cooperativa archeologica Erga di Gravina in Puglia.
 Daniela Lentini è laureata in Lettere Classiche con indirizzo archeologico presso l’Università degli Studi di Bari, con una tesi sulla tipologia sepolcrale del Cimitero Maggiore a Roma, una catacomba sulla via Nomentana; ha conseguito dapprima il diploma di Specializzazione in Archeologia post-classica sulle strutture della catacomba cd di Santa Sofia di Canosa;  quindi il Dottorato di Ricerca in Civiltà e Cultura scritta tra Tarda antichità e Medioevo, con una tesi riguardante le ipotesi di ricostruzione 3D della necropoli romana del Ponte della Lama a Canosa. Si occupa di analisi stratigrafica muraria e restituzioni 3D applicate ai monumenti in ambito archeologico.
Emi Iannetti è laureata in Lettere classiche con indirizzo archeologico presso l’Università degli Studi di Bari, con una tesi sullo studio del materiale ceramico del complesso sabiniano di San Pietro a Canosa, ha conseguito il diploma di Specializzazione in Archeologia post-classica con una tesi sulla carta archeologica del territorio di Gravina.  Attualmente è dottoranda di ricerca in Civiltà e Cultura scritta tra Tarda antichità e Medioevo, con una tesi riguardante l’Archeologia dei paesaggi, precisamente l’analisi del comprensorio territoriale delle valli Roviniero e torrente La Gravina, nell’ area murgiana tra Gravina e Spinazzola.
 Per informazioni i nostri lettori possono consultare il sito www.archeogruppo.it oppure chiedere informazioni dirette per posta elettronica: info@archeogruppo.it

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