Privacy Policy politicamentecorretto.com - Il poeta Angelo Vecchio “ascolta” la voce delle formiche

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Il poeta Angelo Vecchio “ascolta” la voce delle formiche

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Avete mai conosciuto qualcuno che riesce a parlare o a capire quello che dicono le formiche?  Avete conosciuto qualcuno che vi abbia mai detto di fare attenzione a non schiacciare sotto le scarpe le formiche? A tutti consigliamo di leggere  questa raccolta poetica che si apre con la poesia che dà titolo alla stessa raccolta: “La voce delle formiche”. Poesia che fa tanto fa riflettere. S’ispira ai fausti eventi degli anni passati del Kosovo, ma anche a qualsiasi luogo o circostanza in cui c’è abuso da parte del potere a discapito degli inermi.  Leggetela con attenzione e forse anche voi scoprirete che alle “voci delle formiche” può corrispondere “ il ruggito dei leoni….”. Eccola: “La voce delle formiche. / Sulla strada polverosa che conduce a Prìstina * / qualcuno calpestò un formicaio / e fu un frenetico viavai / di formiche ferite e mutilate / che correvano e giravano impazzite / intorno ad un forellino sulla sabbia / che fu la loro casa. / qualcuna abbandonò la briciolina, / il cibo per l’inverno, / e c’era chi la trascinava a gran fatica / e chi aiutava la compagna mutilata / a cercare uno scampo. / Una piccola formica girava intorno / a un punto nero essiccato dal sole: / era la sua mamma. / Un’altra trascinava una sua compagna esamine: / era la sua novella sposa, / Era il fratello, era il figlio, era il padre, / era il suo più caro bene. / Urlavano, urlavano, piccole creature sventurate, / ma nessuno udì quella voce così fioca. / Chi ha mai udito la voce delle formiche? / L’orribile gigante continuò / il cammino verso Prìstina, / prese il posto di Dio e stabilì / il destino del mondo, / e noi, di fronte ai potenti della terra, / siamo tutti formiche”. Un volume di poesie (pagg. 96 con copertina plastificata a colori; Casa Editrice Ma.Va.) che dietro un titolo dalle modeste pretese, nasconde un messaggio forte e penetrante che non lascia per niente indifferenti.  Ha già riportato un successo lusinghiero ed è stato apprezzato da lettori in tutto il territorio nazionale ed anche da lettori italiani residenti negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, In Germania, In Australia e altre nazioni. Questo è stato facilitato dal fatto che parecchie poesie sono state recitate dallo stesso autore in una serie radiofonica trasmessa da RVS, una Radio privata che trasmette via satellite in tutto il pianeta. Ascoltatori di tutto il mondo hanno. Infatti. chiesto il volume che contiene poesie in lingua italiano, inglese, spagnolo e in dialetto siciliano. La prefazione che ci piace molto, è stata fatta dallo stesso autore e la riportiamo qui di seguito con piacere. La voce delle Formiche. Chi l’ha mai sentita? Qualcuno ha mai sentito la voce delle Formiche? Forse le Formiche non hanno una voce o, se l’hanno, è così infinitamente flebile che è impossibile all’orecchio umano percepirla. Il non riuscire a percepirla, non è sicurezza assoluta che le Formiche non abbiano una voce. D’altra parte la nostra voce è simile alla loro, anche se infinitamente fioca. Chi ci sente? Per quanto acuto è l’urlo di protesta, o di dolore degli esseri umani, nessuno lo ascolta. Forse nessuno lo sente. Sicuramente non lo sentono i potenti della terra. Allora è inutile anche parlare di pace? Che io sia amante della pace, mi pare abbastanza evidente e credo che il mio pensiero sia palese e il mio messaggio chiaro. Ma, è sufficiente «parlare» di pace, o si deve anche lottare per ottenerla? Qualcuno ha detto che per ottenere la pace, bisogna fare la guerra. A volte spaventato da queste parole mi sono rifugiato nel mondo della poesia come una lumaca che si ritrae dentro il guscio ma ha sempre trovato conforto nelle parole di Gesù che dice:” lo vi do la mia pace, non quella che vi dà il mondo.” In una delle mie poesie ho detto a me stesso: «Parla. Forse sarai quel piccolo fiammifero che incendia l’immensa foresta dell’indifferenza...». Io ho parlato. Non sta a me giudicarmi. Sarà la mia… la voce delle Formiche? Dipenderà dall’orecchio di chi ascolta! Prefazione che l’autore ha terminato con la frase (tratta dal Libro dei Proverbi di Salamone) “Le parole dei saggi ascoltate nella tranquillità, valgono più delle grida di chi domina… fra gli stolti». Crediamo che questo, stia a dimostrare la saggezza di questo poeta che non a caso, per sensibilizzare le coscienze, abbia scelto una frase del più saggio degli uomini che siano mai esistiti, appunto Re Salomone, la cui saggezza era nota nell’antichità a tutto il mondo allora conosciuto e che, tra l’altro, aveva fatto innamorare la famosa Regina Saba.  Un libro, questo di cui stiamo parlando, che è stato favorevolmente recensito e che si può trovare in diverse biblioteche comunali, tra cui la prestigiosa “Biblioteca Zelantea” di Acireale (ha sede in via Marchese di Sangiuliano, in un palazzo neoclassico, progettato all'inizio del XX secolo dall'architetto acese Mariano Panebianco). Ma chi è Angelo Vecchio? “La Gazzetta” di Catania ebbe a definirlo un poeta che, toccando sapientemente le corde del cuore, turba e commuove. Ed è così. Angelo Vecchio nacque a Tripoli il 31 luglio 1941 da genitori siciliani (nel 1947 furono rimpatriati in Sicilia come profughi di guerra). Si stabilirono a Guardia di Acireale, paese d’origine, sulle basse pendici dell’Etna. Qui il primo impatto di Angelo all’età di 6 anni con una natura diversa, che ha permeato il suo animo; dalle sabbie dorate del Sahara alle nere ceneri del vulcano, dalle piante della Libia ai monti della Sicilia, dalla lingua araba al dialetto siciliano. Dopo aver completato gli studi classici, s’iscrisse all’Università, ma nel 1963 si trasferì a Londra, ove entrò a lavorare in un’Agenzia di Viaggi. Vi rimase fino nel 1983. Tornato in Sicilia, riprese a scrivere poesie, sfidando con i suoi versi, il gelo dell’indifferenza umana e, con l’intento di risvegliare le coscienze, cominciò a farle conoscere partecipando a vari concorsi in lingua italiana o in dialetto siciliano vincendoli o classificandosi tra i primi. Di seguito, quindi, ha scritto due libri: “Il campo di Rasalgone” (Edizioni Overplay SAS, Milano, 1987) e “Il bucaneve” (Edizioni Calico, Roma, 1989). Con questo ultimo vinse il primo premio al concorso di poesia “Il Trovatore 1990”. Nei suoi versi le considerazioni sul passato si mescolano alle riflessioni, a volte dolorose, del presente per il quale ne desidera il miglioramento. Versi nei quali esprime il suo grande amore per la famiglia, per l’ambiente, per la natura…   e per i quali gli è stato assegnato nel 1989 il Premio “Pace e Fratellanza” a Palma di Mayorca. Nel 1991 è stato insignito del titolo di “Cavaliere della Pace” dall’Accademia Internazionale Contea di Modena. Sua fonte ispiratrice è sempre stata la moglie Marta, alla quale ha dedicato i suoi volumi. Vive a Guadia in provincia di Catania (Via Carmignano 18) ed ha cinque figli (Manuela, Cinzia, Daniela, Samuel e Jessica) che vivono alcuni a Firenze e Trieste ed alcuni a Londra. Angelo Vecchio non è solo questo. E’ anche un noto autore di una lunga serie di testi di canzoni musicate dal musicista e compositore M° Rino Bertino e vincitrici in vari festival (“Addio Teddy Boys”, “Sotto il cielo di Blackpool”, “Con gli occhi verso il sole”, “Mi piace l’inverno”, “”5 dicembre”, etc.), oltre ad una serie di canzoni dedicate al mondo dei bambini.  Non possiamo dimenticare, infine, le lettere di ringraziamento ed elogi  ricevuti dalla Casa Reale Inglese per le canzoni dedicate al Principe Carlo e Lady Diana (“I Thank You Darling”), per il matrimonio del Principe Carlo e Lady Camilla (“A Love Of A Lifetime”) e per lo 80° compleanno della Regina Elisabetta (“Reverence to a Great Queen”). Davvero invidiabile la sua attività artistica. Ai tanti complimenti ricevuti, si aggiungano i nostri ed anche quelli del suo più stretto collaboratore ed amico, il M° Rino Bertino, che si reputa un privilegiato nel mondo artistico per aver avuto la fortuna di musicare diversi suoi testi, che ha definito “autentica poesia”. Nella foto la copertina del volume.

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