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Lo scacco matto non è...supremo.

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È stato arrestato Pasquale Condello, tra i 30 latitanti più ricercati d’Italia e, secondo alcuni esperti, effettivamente il numero due, nei pensieri delle forze di contrasto italiane, dietro il probabile omologo siculo Denaro. La prima cosa che si nota, nel raffronto con aspetti della realtà siciliana, è che in presenza di queste catture non si verificano i festeggiamenti pubblici, di piazza, di giorno e di notte, che spesso ci hanno regalato le sponde palermitane e non solo. Ma, antropologicamente e socialmente parlando, non c’è neanche la situazione che spesso si vive nel Napoletano, quando importanti operazioni di polizia, alla loro conclusione, sono frequentemente osteggiate dagli astanti, per poi soffocare rapidamente sulle rassegne giornalistiche. In Calabria si sta verificando il contrario: la “folla” ha poco colto dell’operazione di polizia, mentre la stampa si sta prontamente profondendo coi “resoconti dal covo” (sembra quasi un genere letterario) e con le ricostruzioni giudiziarie, peraltro molte di esse anche accurate. È il meccanismo per cui i personaggi più presenti dei media riempiono spesso le piazze nel Sud e in Italia parlando di mafie, di progetti giornalistici di taglio ricostruttivo imperniati sulla delinquenza o sul sociale. Ma difficilmente queste scene si vedono in Calabria: nell’editoria, nella classe dirigente, ecc. c’è consapevolezza dell’obbligo-onere della condanna del fenomeno associativo delinquenziale, a volta manieristica e di certo non coinvolgente, mentre i grandi cartelli criminali vivono del silenzio, dei racconti che restano a mezza voce, dei contatti intrecciati parlando tra i denti.
Dalla fine degli anni Settanta si sostiene, ed è un dato non smentito dai fatti, che la peculiarità ‘ndranghetista consista nel sapersi proporre direttamente come interlocutrice degli ambienti massonici e “deviati”: cosa che difficilmente si verifica in Campania e cosa che, in Sicilia, si svolge spesso per intermediari, e non per diretta attività dei boss. Altra peculiarità della criminalità calabrese, secondo le osservazioni che sono state svolte dai soggetti più disparati, FBI compreso, è che non ha mai smobilitato dal mercato della droga, è sempre stata la “narcomafia”, quella capace di movimentare il consumo sulle proprie sponde (si guardi il caso della cocaina a basso costo nel Crotonese), ma anche di candidarsi a soggetto di mediazione nell’ingrosso planetario. Insomma, si riportino le considerazioni già espresse su questo spazio, e peraltro recentemente confermate dal Presidente uscente Forgione: ben vengano le attività mirate, i programmi speciali di ricerca, le investigazioni. Ma è anche il legislatore che deve profondamente rivedere il proprio atteggiamento, rendendo meno macchinosa la confisca dei grossi patrimoni criminali. Soltanto con un meccanismo di questo tipo sarà possibile rallegrarsi della cattura di un latitante, sapendo che tale operazione non rimanga né un successo concentrato contro un uomo, a fronte di centinaia di affiliati e meccanismi rigenerativi enormi!, né il proverbiale fiore nel deserto.

Comitato Politico dei Radicali di Sinistra
Coordinatore regionale della Calabria

 

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