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“Allarme di Confindustria Puglia sui conti della Sanità”

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Commento di Paolo Telesforo, delegato alla Sanità di Confindustria Puglia

 

  Il deficit reale generato dal servizio sanitario regionale, pari a circa 615 milioni di euro,  tocca la punta del 9% del finanziamento  (6.856 milioni )  a sua volta cresciuto del 3%, ossia in misura di gran lunga maggiore rispetto al tasso d’inflazione che influenza il livello dei costi. Rispetto a quello del 2009, pari a 530 milioni, il deficit del 2010 è cresciuto del 16%.

 

Questi dati confermano quanto Confindustria aveva già paventato, e cioè l’insufficienza degli interventi del Piano di rientro. Procedere a un taglio dei posti letto    senza operare una opportuna riorganizzazione delle strutture e delle procedure non solo non comporta alcun vantaggio, ma rischia di generare un disservizio.

Lo dimostra il programma di riduzione dei contratti per l’acquisto di prestazioni ambulatoriali dalle strutture private accreditate, che non ha comportato alcun risparmio. In quest’ottica anche i tagli programmati per il 2011 e il 2012 per gli ospedali ecclesiastici sono destinati a non avere alcun esito significativo.

Si potrebbe parlare di risparmio solo nel caso in cui si andassero a tagliare prestazioni non necessarie. Diversamente, se le prestazioni erogate dai privati sono necessarie, e lo sono, le strutture pubbliche avranno l’obbligo di erogarle facendosi carico dei maggiori costi e creando inevitabilmente disfunzioni e allungamento delle liste d’attesa.

“Alla luce di tale situazione Confindustria invita al dialogo e alla concertazione, unica soluzione percorribile, per trovare i giusti punti di equilibrio, nell’interesse del Servizio Sanitario regionale.

Non bisogna dimenticare, infatti, che i tagli alle strutture private accreditate, così come quelli agli ospedali ecclesiastici, portano a due risultati negativi: peggiorano il servizio al cittadino e determinano la perdita di lavoro per molti lavoratori”.

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