Privacy Policy politicamentecorretto.com - Sit-in PD per la scuola pubblica: "Insultarla è insultare lo Stato"

Sezioni

Archivio

Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30

Bollettino

Iscriviti alla newsletter: (Settimanale)


  • email Invia un' e-mail ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Add to your del.icio.us del.icio.us
  • Digg this story Digg this



Data ed ora di accesso alla pagina
-

  • email Invia un' e-mail ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Add to your del.icio.us del.icio.us
  • Digg this story Digg this

Sit-in PD per la scuola pubblica: "Insultarla è insultare lo Stato"

Dimensione caratteri Decrease font Enlarge font
image

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sit-in del Pd per una scuola pubblica garanzia della libertà di pensiero. Francesca Puglisi annuncia: "In piazza anche il 12 in difesa della Costituzione". Bindi: "La riforma della scuola umilia il Paese e penalizza le giovani generazioni"
pubblicato il 1 marzo 2011 , 536 letture
Dopo gli attacchi di Berlusconi agli insegnanti, a cui Bersani ha risposto chiedendo le dimissioni della Gelmini, il PD ha promosso un sit-in di fronte Palazzo Chigi per una 'scuola pubblica, garanzia della libertà di pensiero'. Con il Pd in piazza c'erano tante associazioni di insegnanti e di studenti, che nonostante la pioggia, si sono ritrovati sotto il colonnato della Galleria Alberto Sordi, per difendere la dignità della scuola pubblica, offesa dalle parole del premier, e per ribadire che la scuola è un baluardo per la formazione dei giovani necessario per dotarli di capacità critica e di discernimento.

Presenti al grande sit–in, i capigruppo Pd di Camera e Senato, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro e la Presidente dell’Assemblea nazionale del Pd Rosy Bindi, tantissimi parlamentari democratici e tanti consiglieri comunali e provinciali, oltre naturalmente al Pd Roma ed alla Responsabile nazionale Scuola della Segreteria Pd, Francesca Puglisi, che si è attivata per coinvolgere tante categorie del mondo culturale.

"Per una scuola pubblica garanzia del libero pensiero", recitava uno degli striscioni srotolati dai manifestanti, l'altro citava l'articolo 34 della Costituzione che garantisce l'accesso agli studi ai meritevoli privi di mezzi.
Questo sit -in è stato il punto di partenza di altre iniziative che verranno: il giorno 8 marzo, in parallelo alle manifestazioni organizzate dalle donne, il Pd farà una manifestazione a Roma che si concluderà con la consegna simbolica delle firme raccolte per le dimissioni di Berlusconi a Palazzo Chigi. Inoltre i militanti e i simpatizzanti del Partito scenderanno in piazza anche il 12 marzo a difesa della Costituzione e per sostenere la scuola pubblica, vilipesa, bistrattata.

"Il 25 noi saremo in sciopero- ha ricordato Mimmo Pantaleo, della Flc Cgil- che sarà caratterizzato dal no all'attacco nei confronti della scuola pubblica".

"Mentre l'8 aprile - ha spiegato Francesca Puglisi - ci sarà una "notte bianca in difesa della scuola a Bologna, Torino, Napoli e Milano", le città dove si vota per le amministrative. E in Parlamento siamo impegnati per la cancellazione della terza tranche di tagli sulla scuola e per la stabilizzazione di 100mila precari. I soldi ci sono. La mobilitazione trasversale dell'opinione pubblica è importante - ha aggiunto - perchè gli insulti di Berlusconi sono uno schiaffo in faccia a studenti, agli insegnanti e a migliaia di lavoratori che tirano avanti in una situazione di disagio e nonostante le poche risorse a disposizione. E’inconcepibile che, nel pieno di un’emergenza economica e sociale come quella che stiamo attraversando governo, nelle persone del presidente del Consiglio e del ministro della Pubblica Istruzione, taglino e smontino progressivamente il cuore del sapere e della formazione dei giovani”.

"Insultare la scuola pubblica è come insultare lo Stato - ha sottolinato Franceschini-. Berlusconi insulta perchè pensa che, sollevando polveroni, riuscirà a coprire i suoi guai giudiziari e la totale assenza del governo sui problemi degli italiani".

Pioggia battente fuori dalla Galleria e tanta gente all'interno, desiderosa di difendere la scuola pubblica "dal vergognoso attacco del premier e del governo" e da una riforma che "fa schifo", ha detto senza mezzi termini Bindi: "E' una riforma che umilia il paese e penalizza le giovani generazioni. Berlusconi ora sta usando tutti gli argomenti possibili pur di scambiare qualcosa con un pezzo del mondo cattolico, ma gli italiani non ci cascano. Il governo ha ereditato un sistema dell'istruzione competitivo, ma con la riforma della Gelmini sta distruggendo una delle istituzioni pubbliche piu' importanti dell'Italia".

Ed Anna Finocchiaro ha ribadito come ''l'atteggiamento di Berlusconi nei confronti della scuola pubblica sia sintomatico di una inadeguatezza del governo, in quanto il presidente del Consiglio dovrebbe essere il primo difensore delle istituzioni del suo Paese. Crediamo di interpretare la volontà del Paese difendendo alcuni principi come una scuola pubblica che funzioni.Il governo e la sua maggioranza -ha concluso Finocchiaro - sono finti rispetto ad un'Italia che si sveglia e che protesta".

Nono stante le grandi umiliazioni, la Gelmini non ha reagito, indifferente al fatto di essere lei il Ministro responsabile della scuola sotto schiaffo. La novità - ha detto la senatrice del Pd Marilena Adamo - sta forse nei toni di tutto il discorso: gli insegnanti sono accomunati in un delirio ultraliberista ai comunisti, ai magistrati, ai gay. Mancano solo gli ebrei. Per ora. Ma, le conclusioni di Berlusconi, sono la peggior cosa dal punto di vista del suo cinismo politico e di chi lo applaude ancora. Per finire infatti ’tutti al bunga bunga!' E c'è ancora qualcuno che ride. Noi no".

Rispetto alle parole del premier, ha espresso grande indignazione, Angela Nava, del "Coordinamento genitori democratici". "La nostra associazione è stata fondata 40 anni fà da Gianni Rodari a difesa della scuola pubblica e nelle affermazioni volgari di Berlusconi non ci siamo mai riconosciuti. Se ci fosse una scuola diversificata, come la vuole lui, si tradirebbe la Costituzione, che invece garantisce a tutti i bambini e ragazzi, di qualsiasi provenienza, uguale trattamento".

Ha le idee molto chiare, Livia, una studentessa di 18 anni del liceo classico Socrate, che fa parte della Federazione degli studenti delle medie superiori. "I motivi per i quali stiamo qua sono tanti -ha detto -,i tagli del governo coinvolgono in negativo anche noi studenti, non solo gli insegnati; le parole di Berlusconi sono spudorate ed inaccettabili e ci offendono. L'ambiente scolastico che frequentiamo ci da una formazione civica e culturale fondamentale per andare avanti nella vita e per fare le scelte giuste e va supportato non affossato. Proseguiremo la lotta pacifica -ha concluso Livia -proponendo le nostre elaborazioni e proposte ma non possiamo stare in silenzio".

Un professore di lettere di Civitavecchia, di nome Pietro, ci ha illustrato invece la difficilissima situazione dei precari della scuola e lui stesso è iscritto nelle graduatorie da ben 6 anni, ma non ha ancora un posto fisso, nonostante abbia vinto un concorso pubblico. "Siamo in 230000 -ha detto il giovane professore -abilitati ma in attesa di essere chiamati, in 3 anni infatti ne hanno assunti solo 30000. Tutti noi abbiamo dei titoli, non abbiamo perseguito "scorciatoie", dove è dunque la "meritocrazia" della quale parla questo governo?". E sulle accuse di Berlusconi ai professori che "inculcano idee agli studenti"..ha risposto dicendo che la scuola è laica e gli unici valori di di cui i professori sono portatori sono quelli della nostra Costituzione.

Purtroppo è saltato, a causa del voto di fiducia sul Federalismo municipale, il question time con cui i democratici chiedevano al ministro Gelmini di riferire sulle parole del Presidente del consiglio che, dal palco dei Cattolici riformisti ha detto ‘libertà vuol dire anche non essere costretti a mandare i nostri figli in una scuola di Stato dove ci sono insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli delle famiglie’. Il primo firmatario del question time è Dario Franceschini, a seguire la capogruppo nella commissione Cultura Manuela Ghizzoni, l’intero ufficio di presidenza del gruppo e tutti i componenti democratici della commissione Cultura.

Anto.Pro.

 

 

Foto di Salvatore Contino

Invia commento comment Commenti (0 inviato)