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Governo faccia retromarcia. Il PD contro i tagli alle rinnovabili

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Bianchi: "Incentivi al fotovoltaico troppo cari per il governo". Franceschini: "E' fuori dall'Europa un governo che guarda al nucleare"
pubblicato il 1 marzo 2011 , 316 letture
Il governo vuole tagliare gli incentivi al fotovoltaico perché costano troppo! Nella bozza di decreto legislativo oggi sul tavolo del governo e la cui approvazione è prevista nel Consiglio dei Ministri di questa settimana la scure dei tagli indiscriminati stavolta colpisce le fonti energetiche pulite che l’Italia si è impegnata in sede europea a sostenere rischiando, in caso di inadempienza, pesanti sanzioni. Tagli che punisocno l'ambiente e l'economia perché l’industria dell’eolico e del fotovoltaico impiega in Italia 42.000 addetti e centinaia di migliaia di lavoratori nell’indotto (100.0000 solo nel fotovoltaico): oggi queste famiglie rischiano la disoccupazione o una brusca diminuzione di reddito, grazie all'impegno del ministro Paolo Romani.

Così la segreteria nazionale del Partito democratico nella riunione di questa mattina ha affrontato, tra gli altri temi, anche l’eventualità di nuovi tagli da parte del governo sul ricorso alle fonti di energia rinnovabile. Una scelta criticata  perché miope: lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile ha mobilitato risorse finanziarie nazionali e internazionali, sollecitato la nascita di imprese impegnate nella green economy e creato molti posti di lavoro in Italia.
Prevedere oggi un taglio o una limitazione tale da rappresentare uno stop quasi immediato agli incentivi per lo sviluppo per esempio dell’energia solare pur di dare spazio al rilancio del nucleare con un piano vecchio e sbagliato come quello adottato dal governo sarebbe un delitto. Ridurrebbe l’apporto delle fonti pulite al fabbisogno energetico, farebbe perdere posti di lavoro.
Il Partito democratico ritiene necessario avviare una riforma del sistema degli incentivi alle fonti di energia rinnovabile, prevedendone stabilità e progressiva riduzione, ma uno stop sarebbe un errore grave.
Infine, la segreteria nazionale del Pd ha rilevato che queste norme sulle fonti rinnovabili sono state inserite nel decreto delegato all’indomani della discussione nelle competenti commissioni parlamenti e senza tenere conto del loro parere. Di conseguenza chiede che venga ristabilita la correttezza delle procedure.
Stella Bianchi, responsabile ambiente in segreteria chiede una retromarcia perché "ancora una volta il governo sbaglia strada e rischia di nuovo di far crollare il settore delle rinnovabili, uno dei settori di punta dell'economia verde sul quale tutti gli altri paesi avanzati stanno investendo con decisione. Il governo vuole buttare miliardi di euro per tornare ad un nucleare che gli italiani non vogliono e che non crea posti di lavoro ma rischi enormi per l’ambiente e la salute. Speriamo in un ravvedimento che tolga effettivamente innanzitutto il tetto degli 8 mila megawatt che avrebbe cancellato a breve gli incentivi per il fotovoltaico e la riduzione consistente del valore esigibile dei certificati verdi. Fare cassa sulla pelle di un settore che produce gettito e genera occupazione è quanto di più miope e insensato".
Ci vuole certamente una riforma degli incentivi "in modo da renderli sostenibili nel tempo ma la precondizione per costruire una vera industria delle rinnovabili anche nel nostro paese è che gli incentivi siano certi e stabili. Tutto il contrario di quanto fa il governo che periodicamente terremota il settore prospettando cancellazioni retroattive fin qui sventate dall'opposizione e dalla sollevazione delle associazioni e delle imprese".
Un tema cruciale, su cui interviene anche Dario Franceschini, presidente dei deputati PD e da sempre sostenitore della green economy: "Ancora una volta il governo italiano si è posto fuori dall’Europa. Vi è molta apprensione da parte delle centinaia di imprese e delle migliaia di lavoratori riguardo al Decreto che il Consiglio dei Ministri si presta a varare sulle energie rinnovabili. Nonostante un parere unanime del Parlamento sul riordino degli incentivi tutto indirizzato a favorire la crescita delle rinnovabili, il ministro Romani continua a sostenere che queste fonti energetiche sono costate agli italiani 20 miliardi di euro tra il 2009 e il 2010. La grandissima parte di queste risorse, come è noto, non hanno nulla a che vedere con le fonti rinnovabili: negli anni passati abbiamo speso tra i 40 e i 50 miliardi di euro per finanziare i combustibili fossili e la chiusura del vecchio nucleare. Se fossero stati ben spesi, ci avrebbero reso un paese leader nel campo delle rinnovabili. Ora che finalmente l’Italia sta costruendo un sistema seguendo gli obiettivi europei sulle energie verdi, il Governo si appresta a dare uno stop a questo giovane mercato che già ha dato e può dare migliaia di posti di lavoro coniugando ambiente e sviluppo. Il Partito Democratico sostiene la green economy e vede nell’efficienza energetica e nello sviluppo delle rinnovabili la vera sfida per il futuro della crescita di questo paese. Sarebbe paradossale che questo Governo non accetti la sfida del futuro e ancora una volta si collochi fuori dall’Europa giocando una partita tutta conservativa rivolta al vecchio nucleare".

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