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Intervista all'on. Guglielmo Picchi

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Intervista all’on. Guglielmo Picchi neo deputato per gli italiani all’estero nella lista di FI


La sua esperienza della campagna elettorale appena conclusasi

Una grande esperienza umana è la prima cosa che ho provato. Questa è una gran legge elettorale perché ha dato modo, agli italiani all’estero di partecipare alla vita pubblica del Paese ed in qualche modo metterci bocca eleggendo dei deputati. La cosa strana della legge elettorale è che va ad occupare un territorio fisico che spazia su tutta l’Europa su cui si trovano italiani che  sono molto divisi tra loro. Sono stato in molti Paesi europei, dalla Germania alla Svizzera, dalla Dnimarca alla Francia oltre che l’Inghilterra dove vivo ed ho trovato persone e fenomeni differenti. Persone che hanno sempre lavorato nell’ambito di comunità italiane, di associazioni e quindi molto attive.Hho incontrato anche famiglie isolate da tutto e da tutti, magari emigrate 50 anni fa e non hanno mai più avuto contatti né con parenti in Italia, né con altri connazionali della stessa zona estera.

Come vivono gli italiani all’estero, si può tracciare un profilo generale che possa configurare un italiano medio?

Ci sono tanti tipi i migrazioni e tante tipologie di emigrati: a parte quelli che hanno avuto i nonni emigrati. Si pensi soprattutto alla Svizzera ed alla Germania, c’è l’emigrazione del dopo guerra, due generazioni di emigrati, un terzo tipo di emigrazione, che è un fenomeno molto diffuso, è l’emigrazione professionale ossia di quanti sono emigrati negli ultimi 10 anni e che normalmente non pensano di rimanere all’estero per sempre. Questa caratteristica li differenzia dalle prime due  generazioni che, bene o male, hanno scelto di non tornare in patria.

Si può dire, allora, che all’evoluzione culturale sia corrisposta una sorta di evoluzione delle emigrazioni?

Esatto, esatto. Qui ci sono anche una serie di problemi differenti. Le prime due emigrazioni hanno il problema delle pensioni, del lavoro, dei contributi, hanno ancora problemi operativi di vita quotidiana dovuti a barriere che non sono mai di fatto riusciti a superare. Sembrerà strano ma ho trovato comunità di calabresi, ma in generale di meridionali, che sono il grosso degli emigrati all’estero che ancora non parlano bene, quando non parlano affatto, la lingua del luogo. Uno si meraviglia di trovare degli italiani in Germania che non parlano il tedesco o se lo parlano, è in maniera molto molto approssimativa. Invece gli italiani che sono emigrati negli ultimi 10 anni, quelli delle nuove generazioni, non hanno avuto questi problemi e sono molto più aperti ad integrarsi con le comunità che li ospitano. I loro problemi restano quelli di una grande difficoltà a rapportarsi con i Consolati, con le scuole italiane là dove esistono. Hanno a che fare con problemi operativi sul come fare il passaporto piuttosto che il certificato di nascita ecc. Bisogna anche dire che esistono problemi di accoglienza che, spesso, sono ancora più pesanti da sopportare. Ci sono posti in cui la diffidenza per gli italiani, per esempio in Svizzera, si manifesta da anni. Eppure la Svizzera, confina con l’Italia e l’italiano è la lingua ufficiale.

Dal responso delle urne elettorali degli italiani all’estero, quale tipologia di emigrante è emersa alla luce dei risultati, prototipi delle prime due generazioni oppure dell’ultima?

E’ stato un risultato elettorale molto strano, non si sa se tutti gli aventi diritto sono riusciti a votare, ma quello che emerge è che gli emigranti di prima e seconda generazione hanno tendenzialmente premiato il centrosinistra. Questo perché si tratta di generazioni più anziane che sono a contatto con i patronati quindi con un associazionismo molto più organizzato ed anche per l’assenza in Europa del centrodestra. Infatti non è presente né con associazioni né con strutture organizzate sul territorio come possono essere i patronati. Viceversa, ho notato che, dove è più presente la nuova emigrazione, per esempio in Gran Bretagna dove io stesso ho preso il grosso delle preferenze personali, è stato premiato il centrodestra in maniera massiccia. In Inghilterra, Forza Italia, ha racimolato il 29% dei voti mentre la lista Tremaglia che voleva rappresentare l’emigrazione tradizionale, ha raccolto ben poco pur avendo candidati presenti sul territorio e che hanno fatto anche tanto per la comunità locale. Le nuove generazioni, insomma, hanno votato più il centrodestra.

Sembrava che la tendenza del ministro Tremaglia fosse proprio quella di accompagnarsi alle generazioni più vecchie in considerazione anche della sua veneranda età legato all’immagine dell’emigrante con la valigia di cartone

E’ stato fatto un errore di valutazione complessiva del fenomeno dell’emigrazione da parte soprattutto del ministro Tremaglia. Egli ha fatto un grande lavoro e, con tutte le difficoltà che si vogliono, ha permesso comunque agli italiani all’estero di votare. Questo è un grande merito, è stata per lui una passione e tutti, devo dire, hanno sempre ringraziato Tremaglia per questo. Purtroppo la traduzione di tutto ciò in voto non è stata all’altezza. Egli ha sottovalutato l’apporto dei giovani emigranti, non ha tenuto conto di quella evoluzione dell’emigrazione di cui le parlavo prima. Oggi i giovani vanno all’estero, acquisiscono la residenza, si iscrivono all’A.I.R.E e votano alle elezioni. Questi sono differenti dagli emigranti di 50 o 60 anni or sono.

Come deve svolgersi ed in cosa consiste l’attività di un deputato italiano eletto nella circoscrizione esteri. E’ difficile pensare una sorta di ping pong tra Roma e Paese estero di residenza

Credo che ci sarà qualcosa da scoprire in corso d’opera. Ho un’idea di come dovrò svolgere il mio mandato organizzando la mia attività in base anche al tempo che dovrò impiegare nella attività parlamentare, partecipare alla commissioni ed ai lavori in aula. Trascorrerò tre giorni alla settimana a Roma dal martedì al giovedì per essere presente in Parlamento per esempio. Se i parlamentari italiani sono quelli più pagati in Europa è giusto che lavorino.

Possiamo dire che il suo lavoro e quello degli altri eletti si indirizzerà soprattutto per quegli emigrati che sono espatriati ma che torneranno alla base?

Parzialmente è vero, il 50% che non è andato a votare, non si è voluto proprio interessare, sono quelle persone che, seppure integrate parzialmente, che pagano le tasse ecc, mostrano disinteresse per l’Italia perché ha deciso di non rientrare. Essi però vogliono avere la possibilità che i propri figli mantengano il passaporto italiano. Bisognerebbe stare loro più vicino. Il deputato eletto può e deve fare da supporto per esempio affinché lo Stato tedesco, in certe zone, migliori i corsi di italiano. Certo è che i soldi disponibili non sono molti. Bisognerebbe organizzare eventi di grande portata per tenere ancorati questi italiani alle proprie tradizioni regionali e nazionali. Ho visto e partecipato a 3-4 gemellaggi in giro per l’Europa, ho visto dei pienoni di italiani incredibili, veramente tanta gente e, ripeto, gente che vuole restare all’estero, ma vuole sentirsi anche legata all’Italia. Gente che vede nel parlamentare italiano all’estero un punto un punto di riferimento che gli dia più voce in capitolo su quanto si deciderà a Roma. Milioni e milioni di euro vengono spesi per l’emigrazione ma credo che non vengano spesi bene. Occorre ottimizzare le risorse disponibili, in questo modo è possibile raggiungere grandi risultati.

Gli italiani all’estero, seguono i fatti delle politica in Patria o sono una sorta di on. Pallaro che si attaccano al carro di chi governa perché non possono permettersi discriminazioni ideologiche in quanto hanno bisogno di “ottenere” dai governi, qualsiasi essi siano?


L’Europa è un caso differente rispetto ad altre realtà. Essa è vicina all’Italia, tantissimi italiani seguono i programmi televisivi di madre patria, tanti conoscono la politica italiana. E’ vero quello che dice Pallaro che c’è bisogno di sostegno per gli italiani all’estero anche se in Europa si sente molto meno questo tipo di necessità. Il bisogno che si sente è quello di vedersi perorare le proprie istanze presso il governo centrale. Gli italiani all’estero non hanno dato un voto con forti connotazioni politiche ma neanche hanno chiesto al parlamentare eletto di attaccarsi al carro del vincitore.

Nell’ambito del suo stesso schieramento politico, per quanto riguarda questa campagna elettorale, ha trovato candidati estremamente politicizzati?

E’ stata una campagna, ripeto, strana. A differenza di un centrosinistra dove erano presenti politici navigati. Ho trovato molta più politicizzazione nel centrosinistra.

Il primo atto che lei ha interesse di compiere nella sua nuova veste di parlamentare per gli italiani a Londra

A Londra vivono circa 90.000 italiani registrati all’A.I.R.E., altri 120-130 mila non sono registrati. Premesso ciò, a Londra manca una scuola italiana, o meglio, esistono solo scuole private con un limitato numero di posti. Mi hanno chiesto di battermi con tutte le mie forze e con tutti gli strumenti a disposizione, per riuscire a portare avanti il progetto per una scuola italiana a Londra. Scuola che esiste ad Istambul, Madrid, Svizzera, non vedo perché non ci debba essere a Londra. Già domani vedrò l’ambasciatore italiano a Londra per porre le basi di questa mia nuova iniziativa.

I deputati eletti per l’estero, hanno un coordinamento tra loro oppure ciascuno perorerà i propri casi?

Credo che ci sarà un assetto geografico che porterà, per forza di cose, ciascuno ad essere più vicino a determinate comunità ma questo per un fatto di residenza. E’ chiaro che chi vive a Zurigo o a Stoccarda, tenderà a fare gli interessi delle proprie realtà. Siamo solo sei deputati in tutto, 4 al centrosinistra e 2 al centrodestra ma siamo abbastanza ben distribuiti. Per quanto mi riguarda lavorerò per i Consolati come ostacolerò i patronati che, tra l’altro, voglio sciogliere. Certamente ci saranno battaglie che potranno essere condotte in comune a beneficio unico degli italiani all’estero.
 

 

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