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Dalla Spagna e dalla Germania

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La sconfitta socialista in Spagna, portato dell’austerità imposta dal sistema finanziario internazionale, delinea la fine del bipolarismo iberico. In Germania il governo della Merke è messo molto male. Calano i consensi della CDU/CSU, crollano i liberali della FDP. Socialdemocratici e Verdi sono ormai maggioranza nella Camera alta e nel Paese.

Nel 2007 il PSOE controllava 24 capoluoghi provinciali e il PP 23, nel 2011 il PP passa a 33 e il PSOE crolla a 10, passano da 3 a 7 i capoluoghi controllati da altre formazioni. Le Comunità autonome guidate dal PSOE erano 7 nel 2007 e saranno 3 nel 2011, perché in due non si è votato il 22 maggio. Il PP, che ne aveva 6, quasi le raddoppia con 10, strappandone 3 al PSOE, Baleari , Aragona e Castilla-La Mancha, e una, la Cantabrica, ad una formazione locale. I regionalisti  controllano ora 4 Comunità, che diventeranno 5 appena si voterà nel Paese Basco.

    Proiettando i risultati delle amministrative spagnole sul Congresso dei Deputati, il PSOE, 169 deputati, ne perderebbe 53, di cui soltanto 10, guadagnati dal PP, che ne ha 154 e che non avrebbe garantita la maggioranza assoluta di 176.

    La frammentazione, grazie al meccanismo elettorale, crescerebbe in modo esponenziale da 10 partiti, di cui 5 con due o un deputato, a 19, di cui 11 con uno o due deputati.

    La crisi del bipolarismo è evidente, come anche è segnalata da un 4,24% di voti bianchi o nulli, che son aumentati, di più di un quarto, dovunque tranne che nel Paese Basco dove, invece, sono diminuiti. Questo è probabilmente effetto del movimento degli “Indignados” o movimento 15-M, troppo affrettatamente paragonati ai nostri Grillini.

    Tre nuovi soggetti politici meritano attenzione, due sulla destra e uno a sinistra, rispettivamente UPyD e PxC e Bildu. UpyD è una scissione del PP, ma che a Madrid ha sottratto voti ai socialisti e dei nuovi soggetti l’unico con proiezione nazionale avendo eletto consiglieri municipali in 5 capoluoghi di Provincia da Nord a Sud. Piattaforma per la Catalogna è una formazione xenofoba contigua con Fuerza Nueva. Bildu è la nuova espressione della sinistra abertzale basca, che in un colpo ha conquistato 1.138 consiglieri municipali, conquistando la maggioranza assoluta in 88 Municipi e quella relativa in altri 27, tutti nei Paesi Baschi e Navarra, diventando il primo partito nella capitale San Sebastian.

    Questo successo è il frutto della rottura politica della sinistra basca con ETA grazie al processo di pace, che è uno dei meriti di Zapatero. Il PSOE è al livello più baso di consenso da quando la Spagna è diventata democratica  ed è di poca consolazione constatare, che nella sconfitta si conta sempre con un 27.79% dei consensi, quando la sinistra italiana non è rappresentata nel Parlamento.

    Il PSOE ha perso 1.558.000 voti, cioè un -7%, e il PP ne ha guadagnati 558.000, quindi un non entusiasmante +1,9% . Il PSOE ha perso voti a favore del PP in Andalusia e Castilla La Mancha e il PSC a favore di Esquerra Republicana e addirittura del PP in Badalona e di PxC. Lo spostamento di voti a sinistra verso IU è compensato da quello a favore di URyD.

    Le ragioni della sconfitta sono di diverso tipo, sia generali, che locali. La perdita della Catalogna nelle elezioni autonomiche del novembre 2010 ha trascinato con sé quella di Barcellona e delle altre città catalane. La vittoria dei nazionalisti di CiU ha demoralizzato quella  consistente parte  dell’elettorato socialista del cinturone industriale di Barcellona, composto da emigrati da altre regioni della Spagna. La Catalogna è stata persa perché il governo di coalizione di sinistra non era stato coeso e si era drammaticamente diviso sulla riforma dello Statuto.

    Nei Paesi Baschi la presidenza socialista si appoggiava sul voto determinante del PP, un bacio della morte in una fase di ascesa della sinistra abertzale, che prima non partecipava al voto o che votava per i baschi socialisti.

    Nella Comunità madrilena ha giocato la divisione interna al PSOE con primarie, che per essere sintetici , possiamo definire alla napoletana. In termini assoluti il PSOE ha perso un milione di voti in sole 5 Comunità e la metà in Andalusia e Madrid: la geografia delle aree di crisi con alto tasso di disoccupazione è rispettata. La ricetta per uscire dalla crisi non è facile, anche perché non sono univoche le ragioni della disaffezione.

    In Germania le perdite della SPD erano facilmente rintracciabili: 2/3 verso l’astensione e 1/3 verso Verdi e Linke. Ricentrare la politica verso sinistra ha consentito in tutte le elezioni nei Land successive alle federali del 2009 di recuperare le perdite. Il PSOE non ha alleati a sinistra con peso elettorale nazionale e non può averli se non cambia la legge elettorale con una maggiore dose di proporzionalità a livello delle Comunità  Autonome.

    IU ha aumentato i voti alle Municipali di un 17&% e del 254% alle autonomiche, raccogliendo una parte minore di elettori PSOE.

    I socialisti devono affrontare un’alternativa diabolica, se non cambiano la legge elettorale la vittoria del PP è scontata, se la cambiano finisce l’effetto del voto utile a sinistra sul quale, come il PD in Italia, sia pure con minor successo di quest’ultimo, ha costruito la sua fortuna.

    La risposta può essere solo politica e di politica economica in particolare: gli interessi di partito devono passare in secondo piano, se si vuol riannodare un rapporto con la società, che in Spagna si è rotto per l’austerità imposta dal sistema finanziario internazionale.


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La leadership internazionale della Merkel e il buono stato dell’economia tedesca, con le migliori performance europee, non hanno evitato l’ennesima pesante sconfitta della coalizione CDU/FDP nelle elezioni della Città Stato di Brema del 22 maggio 2011: una sconfitta ancor più cocente per i liberali della FDP, che con il 2,6% non entrano nemmeno nell’assemblea legislativa del Land.

    Le proiezioni elettorali in Germania sono di norma attendibili e su di esse abbiamo fondato la nostra la nostra analisi nello scrivere queste righe di commento: per i risultati definitivi ufficiali di Brema bisognerà aspettare il 3 giugno prossimo e il 6 giugno per la Bürgerschaft  del Land.

    La SPD si conferma il primo partito con il 38,3% (+1,6% rispetto alle precedenti elezioni), in chiara ripresa rispetto alle Europee (29,3%) e Federali (30,2%) del 2009, anche se resta lontana dal 42% del 2003 e 1999, per non parlare degli anni d’oro tra il 1969 e il 1980, quando superava il 50% anche alle elezioni federali.

    I verdi confermano la loro ascesa passando dal 16,5% del 2007 al 22,7% e diventando il secondo partito al posto della CDU: il loro miglior risultato dopo in 22,1% delle Europee del 2009.

    I liberali, che soltanto alle federali del dicembre 2009 avevano il 10,4% e l’8% alle europee, stanno drammaticamente sotto soglia del cinque per cento.

    Il destino della CDU con il 20,1% segna il declino di un partito che alle precedenti elezioni aveva il 25,6%.

    La Linke rientra nell’assemblea con il 5,8%, cioè con una percentuale molto più bassa del 8,4%, con cui era entrata per la prima volta nel 2007, per non parlare del 14,3% delle federali del 2009. Si conferma che le fortune maggiori della Linke sono legate alle perdite della SPD.

    L’inversione di tendenza della SPD ha arrestato la dinamica della Linke, che perde voti soprattutto a favore dei Verdi. Nella passata legislatura Brema è stata caratterizzata da crisi interne ai gruppi, con passaggi di schieramento, molto poco usuali in Germania: la SPD aveva guadagnato tre parlamentari nella  Bürgerschaft  da CDU, Verdi e Linke e ne aveva perso uno a favore dei Verdi.

    Nel Bundesrat il Governo è ormai in minoranza irreversibile e queste elezioni confermano che le opposizioni sono maggioranza numerica nel paese. Ma non sono politica a causa delle relazioni tra SPD e Linke oltre che con i Verdi.

    Nondimeno, in settembre le elezioni di Berlino e quelle del Meclemburgo-Pomerania, se confermassero le tendenze attuali, potrebbero incidere sulla stablità del Governo federale.

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