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SOLIDARISMO E MUTUALISMO. RATZINGER E LULA

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La crisi economica non è, come ha detto, pur in un’ottica difensivistica, il ministro Tremonti, un videogame dove, ad ogni livello, compare un mostro diverso. Semmai, con tutte le cautele del caso, pare una via crucis del profitto multinazionale, consumatasi in più tappe: la crisi della speculazione sui mercati finanziari, dal 2002/03, i guasti nell’allocazione del sistema energetico, l’impoverimento e la contrazione delle risorse destinate al Sapere, lo smantellamento delle industrie di base occidentali, la cui delocalizzazione, nei paesi meno sviluppati, ha ostruito significativamente la fioritura di un diritto sindacale assertivo e garantistico. Per le stesse ragioni, si è prosciugata la nicchia rivendicativa del diritto sindacale nei paesi a capitalismo avanzato. Sciatta la registrazione dei fenomeni riguardanti le economie emergenti: la Cina descritta, a metà, come il gigante che furiosamente si autoriproduce, e a metà come il sistema giuridico completamente denegatorio di qualsivoglia diritto umano; l’India, produttivamente più indietro, legata a una macchiettistica religiosità diffusa, più evoluta nel raccordo del sistema federale, ma non ancora capace di assurgere a ruolo egemone.

Due attori critici (bisogna vedere a che titolo) sono saliti sul palco. In parte, la rimodulazione della dottrina sociale, ad opera di Benedetto XVI (Deus Caritas est, Caritas in Veritatem), che ha opportunamente contestato la piattaforma tecnico-economicistica dell’agire umano, ma che, in fondo, a ciò ha concretamente opposto una nozione di “auto-imprenditorialità solidale”, ancora da puntellare, e l’adozione, sul piano normativo, di misure atte a favorire la trasparenza finanziaria; in parte, l’azione riformatrice dei governi sud-americani, in primis il Brasile di Lula, che ha riproposto la questione redistributiva a un livello di radicalità che si riteneva, largamente, impraticabile, ma che non ha compiutamente saturato le contraddizioni economiche del sub-continente latino-americano. Forse nessuno dei due poli, pur così profondamente diversi, ha fornito e fornirà alternative sostanziali; di certo, nessun giudizio può essere, allo stato, completamente positivo. Ma, se al setaccio delle soluzioni pratiche, rimane qualcosa, va sottolineata la duplice criticità avverso il capitalismo globale as we know it. Ogni occasione è buona per ripensare.

 

Domenico Bilotti

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