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In continua sofferenza

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di Michele Trapanaro, Monaco di Baviera

 

 


In un paese in cui il sistema capitalista è in continua sofferenza a causa di una mentalità inadatta a gestirlo proficuamente, è conseguente che nasca e si sviluppi, fra l'altro, una nuova forma di bizantinismo la cui furia iconoclasta abbatta impietosamente persino quel poco di orgoglio nazionale rimasto a ricordare agli italiani stessi e al mondo che l'Italia è a tutti gli effetti un grande paese. Nel solco dell'eterogenesi determinata dal carattere permanente e immodificabile della crisi italiana che da adito anche a forme bizzarre come un certo neobizantinismo dall'aspetto virtuale e fluido, si inserisce innanzitutto e prepontentemente il grillismo, mediante una critica della politica che non riesce ad andare oltre i limiti propri della politica medesima, in quanto incapace a riconoscere le cause di fondo della crisi. Ma, il settimanale L'Espresso (fondato negli anni sessanta da Scalfari e assurto in quel periodo di profonde trasformazioni socio-economiche a megafono della borghesia progressista e ad avanguardia liberale dei processi di laicizzazione del paese), pur di non essere da meno, si rifiuta di restare alla finestra a guardare passivamente la forma uggiosa dei tempi odierni, ma si propone anch'esso come protagonista del suddetto movimento neobizantino, identificando nell'abbattimento dell'orgoglio nazionale uno degli steccati da rimuovere per potere risalire la china della crisi. Tuttavia lo fa soltanto satiricamente e nel linguaggio. Infatti, l'ultimo numero, nel fare una indagine sui vini italiani, scoprendo che una ventina di essi non sarebbero propriamente genuini, ma adulterati li classifica come "velenitaly", credendo nello scoop di cui è animato da un bel pò di tempo, ma senza capire che tale modo di fare sia autodistruttivo. Come il grillismo, anche L'Espresso, con il carattere effimero del neologismo "velenitaly"non sfugge alle tristi seduzioni del sentimento di autocommiserazione, schernendosi nella propria identitá nazionale come manifestazione di sfiducia e inerzia nella storia, erroneamente concepita come processo meccanicistico e fatale. Invero, è il trionfo negativo e devastante della coscienza cattolica, anche nei suoi processi degenerativi.
 

 

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