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LA PRIMA GIORNATA DELLA TRADUZIONE
di Vittorio Panicara
Esiste oggi un mercato per la traduzione verso l’italiano? E che cosa accade al traduttore nell’arengo selvaggio della globalizzazione? E il bilinguismo: è davvero un aiuto per chi traduce?
A queste domande ha risposto la prima Giornata della traduzione italiana, che ha avuto luogo a Winterthur, presso il Dipartimento di Linguistica della ZHAW (Università di Scienze applicate di Zurigo-Winterthur / Svizzera), lo scorso 29 settembre. Organizzato dalla neonata proLinguaitaliana, associazione costituitasi per promuovere la cultura di lingua italiana in Svizzera, l’incontro, alla presenza di un centinaio di persone, tra cui la direzione della scuola, alcuni rappresentanti dell’emigrazione, gli studenti e i docenti di oggi e di ieri, italiani e svizzeri, si è svolto in un clima festoso e costruttivo e ha avuto un indubbio successo. Nella prima parte, dopo il saluto del direttore della scuola professor Urs Willi e della presidente dell’associazione Verena Flubacher, sono intervenuti tra gli altri due traduttori di lingua italiana, che hanno riferito sulle loro esperienze lavorative; a loro hanno fatto seguito due esperti, vale a dire la dottoressa Giuseppa d’Ambra da Pordenone e il professor Hellmut Riediger da Milano, nonché altri traduttori e interpreti diplomati.
Per la traduzione in italiano esistono confortanti possibilità occupazionali, ma il lavoro è sottoposto agli sconvolgimenti del mercato, come quelli provocati dalle fusioni bancarie, è soggetto allo sfruttamento di datori di lavoro poco generosi e deve soffrire la concorrenza sleale di traduttori improvvisati, privi di un titolo qualsiasi; i giovani italiani di seconda o terza generazione, inoltre, hanno spesso successo proprio in quanto bilingui: queste in rapida sintesi le risposte alle domande dell’inizio, risposte a cui sono approdati i vari interventi e discussioni e che sono state confermate dal vivace dibattito che ha chiuso la prima giornata della traduzione in italiano.
Quanto emerso conferma la necessità, particolarmente sentita da proLinguaitaliana, di raccordare l’associazionismo in modo nuovo alle esigenze della società, riconoscendo le istanze delle generazioni giovani e conducendo una lotta per la difesa e il sostegno dell’italiano che sia contemporaneamente difesa e sostegno della cultura in tutte le sue forme e del dialogo democratico stesso in un Paese che ha ben quattro lingue nazionali.




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