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In attesa di risposte concrete

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Caro Salvatore, ne prendo atto. Questa mattina ho risposto alla domanda - «quali sono le misure più urgenti per il nuovo governo?» - di un “istant poll” di un quotidiano on-line. Non ho avuto dubbi: ho  scelto la voce «riforme istituzionali». Poi sono andato a vedere i risultati: la mia scelta è stata condivisa soltanto dal 9 per cento degli “intervistati”, mentre il 49 per cento ha barrato la voce «salari, pensioni, mercato del lavoro». Problemi seri e concreti ma che, detto cinicamente, non mi toccano: vivo all’estero, pago le tasse all’estero. Eppure voto per un governo che, per me, tra le prime priorità dovrebbe avviare profonde riforme istituzionali anche per rimettere in moto un virtuale processo di tagli della macchina burocratica, mentre scopro che gli italiani d’Italia chiedono interventi concreti che incidano sulla loro quotidianità. A loro poco importa anche della «monezza», e non è un rimprovero. A leggere le percentuali, dunque, mi sono sentito leggermente estraneo ai processi sociali ed economici che travagliano l’Italia. Ho appena votato e allora mi chiedo che senso ha il mio voto, sapendo che appartengono ad una minoranza? Che cosa possono fare i “miei “rappresentanti esteri che siedono in Parlamento per me? Riaprirmi il Consolato ad Atene? Buffo veramente: abbiamo due istituti italiani di cultura mentre la lingua italiana è sempre meno studiata dai greci, ma l’unico consolato è stato smantellato, per risparmiare.
   Chiedo scusa per la digressione, dunque, il mio voto e i miei rappresentanti. A che mi servono concretamente? A farmi indicizzare lo stipendio o la pensione che percepisco in Grecia? No di certo. E qui mi fermo perché queste considerazioni sono estratte dall’esperienza vissuta durante il governo Prodi. Per cui i miei interrogativi restano, ed attendo risposta. 

 

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