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“Se li conosci li eviti”: vademecum di Travaglio sui politici italiani

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E’ in libreria l’ultimo libro di Marco Travaglio: “Se li conosci li eviti”, scritto in collaborazione con  Peter Gomez .   In oltre 500 pagine sono elencati  i candidati alle Elezioni Politiche del 2008 che a causa delle condanne ricevute , sono definiti come raccomandati, condannati, imputati, ignoranti.
La critica è forte soprattutto  nei confronti del sistema elettorale, il “porcellum” che non permette ai cittadini di esprimere direttamente le proprie preferenze..
 Gli “impresentabili” sono 150 , dislocati in tutte le liste e scelti per categorie. Non manca  un piccolo angolo riservato ai  cosiddetti “virtuosi”, scevri da pendenze legali : Rosy Bindi, Furio Colombo, Tommaso Sodano, Giuseppe Giulietti e Nando Dalla Chiesa nel centrosinistra , Giorgia Meloni e Angela Napoli di An nel centrodestra e  Bruno Tabacci della  Rosa Bianca.
Le liste sono tante e vanno dai politici che hanno votato sì all’indulto, sul quale c’è stato un accordo bipartisan , ai “tengo famiglia”, cioè coloro che hanno portato in parlamento amici, parenti, portaborse, alimentando l’idea di casta che impera nel paese.
La categoria “nemici della stampa libera” comprende coloro che hanno chinato il capo all’editto bulgaro di Berlusconi e non hanno saputo realizzare una legge antitrust equa che ponesse fine al conflitto di interessi .
La lista “tengo casa” è rappresentata dai politici che hanno comprato a Roma appartamenti di  enti previdenziali , a prezzi irrisori, fuori mercato, pagando attici nel centro della capitale come box auto. Anche in questo caso non ci sono differenze di colore politico.
Non poteva mancare la lista” monnezza “composta dai politici che hanno approfittato dell’emergenza rifiuti in Campania per attuare delle assunzioni nel Commissariato straordinario. Qui i nomi sono naturalmente quelli di Bassolino, Losco, Villari che hanno gestito l’emergenza in Campania negli ultimi anni.
Infine c’è la categoria dei “cattivi”: condannati , indagati, prescritti. La lista comprende 25 “diversamente onesti”, secondo la definizione  di Travaglio e Gomez , sui quali pendono sentenze e patteggiamenti definitivi:
1. Berruti Massimo Maria (FI): favoreggiamento.
2. Biondi Alfredo (FI): evasione fiscale (reato poi depenalizzato).
3. Bonsignore Vito (Udc): corruzione.
4. Borghezio Mario (Lega Nord): incendio aggravato.
5. Bossi Umberto (Lega Nord): finanziamento illecito e istigazione a delinquere.
6. Cantoni Giampiero (FI): corruzione e bancarotta.
7. Carra Enzo (Margherita): falsa testimonianza.
8. De Angelis Marcello (An): banda armata e associazione sovversiva.
9. D¹Elia Sergio (Rosa nel pugno): banda armata e concorso in omicidio.
10. Dell¹Utri Marcello (FI): false fatture, falso in bilancio e frode fiscale.
11. Del Pennino Antonio (FI): finanziamento illecito.
12. De Michelis Gianni (Psi): corruzione e finanziamento illecito.
13. Farina Daniele (Prc): fabbricazione, detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e inosservanza degli ordini dell¹autorità.
14. Jannuzzi Lino (FI): diffamazione aggravata.
15. La Malfa Giorgio (FI): finanziamento illecito.
16. Maroni Roberto (Lega Nord): resistenza a pubblico ufficiale.
17. Mauro Giovanni (FI): diffamazione aggravata.
18. Nania Domenico (An): lesioni volontarie personali.
19. Patriciello Aldo (Udc): finanziamento illecito.
20. Pomicino Paolo Cirino (Dc): corruzione e finanziamento illecito.
21. Previti Cesare (FI): corruzione giudiziaria.
22. Sterpa Egidio (FI): finanziamento illecito.
23. Tomassini Antonio (FI): falso in atto pubblico.
24. Visco Vincenzo (Ds): abuso edilizio.
25. Vito Alfredo (FI): corruzione. 

Travaglio tiene a precisare che chi compare in questo libro non deve essere considerato per forza colpevole, ma che queste persone avrebbero dovuto avere almeno il buon gusto di non candidarsi. Nei paesi civili, prosegue il giornalista sul suo libro , “chi finisce sotto inchiesta abbandona la politica, o almeno la carica che ricopre, in attesa di chiarire la sua posizione dinanzi alla legge. Se poi la chiarisce, dopo essersi difeso con le nude mani, senza coinvolgere il partito o le istituzioni che rappresenta, ritorna in campo. Altrimenti se ne resta a casa, o eventualmente in carcere”.

 

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