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AVANTI! SOCIALISTA… A DIFESA DELLA CULTURA RIFORMISTA

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Il riformismo italiano non è immune da colpe. Anzi, sin dall’atteggiamento problematico assunto in occasione della Prima Guerra Mondiale, fino alla diaspora seguita allo smembramento della Prima Repubblica, molte sono le occasioni che accrescono le delusioni e i rimpianti: la politica monetaria, il centrosinistra, le secche del pentapartito, la ristrutturazione economica di fine secolo, l’inadeguatezza culturale alle risposte pretese dalla caduta del Muro di Berlino prima e dall’11 Settembre poi. Tuttavia, una delle testate storiche dell’approfondimento politico-riformista, l’Avanti!, già quotidiano del Partito Socialista Italiano, rischia di essere immeritatamente associata alle pagine più brutte delle sue ultime gestioni. L’Avanti! è protagonista assoluto della cultura social-democratica. Lo è all’alba della sua fondazione, con la direzione di Leonida Bissolati che prova a dare una qualche organicità alle numerose esperienze editoriali del campo socialista; lo è quando, pubblicato nuovamente in esilio negli anni Venti, è voce autorevole dell’antifascismo, contro quel suo stesso, equivoco, ex-direttore (la spaccatura tra Mussolini e il PSI nasce proprio dalla partecipazione al primo conflitto bellico, al di là di differenze sostanziali che pure pre-esistevano a quella spaccatura). Progressivamente, dopo la rottura dell’unità d’azione tra PCI e PSI, nei primi anni Cinquanta, l’Avanti! diventa il luogo di un’elaborazione attenta per non disancorare i quadri del Partito Socialista dall’esperienza storica del movimento operaio -prova ne sia che i direttori che vi si avvicenderanno saranno, ormai, perlopiù esponenti della sinistra socialista e non della “destra” liberalsocialista (pensiamo, soprattutto, a Riccardo Lombardi e Gaetano Arfé). Il giornale, negli anni Ottanta, continuerà a sembrare una rivista particolarmente proficua per comprendere le dinamiche interne al partito del decennio: sono gli anni della Presidenza Craxi, già direttore della testata negli anni, infernali, tra il 1978 e il 1981. Anche nei primi anni Duemila, quelli di una affannosa ripresa, dopo il “baco” seguito a Tangentopoli, c’è qualche luce, anche se s’avvicina alla testata quella corrente più vicina all’ingresso degli ex-socialisti in Forza Italia (“contenitore” di centrodestra, cioè, dimensione “scentrata” rispetto al contenuto politico del riformismo italiano). A parziale bilanciamento, tra l’alto, anche attraverso taluni contributi di Mauro Del Bue, di Gianni De Michelis e dell’ex-segretario dello SDI, Enrico Boselli, nel 2008 il giornale ospita tanto lettere e discorsi di sostegno all’esperienza del PDL quanto incitamenti alla, poi in breve abortita, Costituente Socialista. Oltre un secolo di storia politica che non può essere abbandonato solo al chiacchiericcio di questi giorni…
 
Domenico Bilotti 

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