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Un disastro annunciato

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di Felice Besostri

 

 

 

Con questa legge elettorale, che non sarà cambiata, forse con l’eccezione del Senato per peggiorarla in senso maggioritario, vi è una polarizzazione artificiale. Tale fatto, di dubbia costituzionalità per violazione dei principi del voto uguale e diretto (premio di maggioranza e liste bloccate), favorisce le aggregazioni maggiori. PdL e PD hanno funzionato come delle idrovore nel rispettivo campo.
    Il PD, grazie anche alla tenuta della UCD, non ha conquistato voti al centro malgrado il suo programma e le sue candidature, ma ha svuotato la sinistra. In termini assoluti non ha conquistato elettori rispetto alle liste Ulivo della Camera nel 2006, tenendo conto dell’apporto degli elettori radicali e socialisti della Rosa nel Pugno.
    Visto il risultato, il voto utile è stato inutile, anzi dannoso.
    La sinistra in tutte le sue espressioni è scomparsa dal Parlamento: caso unico in Europa, compresi i paesi dell’ex blocco sovietico.
    La sconfitta numerica della sinistra è stata preceduta dalla sua sconfitta politica, cioè dall’incapacità di rappresentare una credibile proposta di governo.
    Con un’analisi raffinata ed obiettiva la caduta del Governo Prodi, non le è addebitabile (Dini e Mastella sono quelli che hanno fatto mancare i voti al Senato), ma nell’opinione pubblica la sua responsabilità è netta.
    Il centro-sinistra è finito politicamente per due fatti: la decisione di Veltroni di far correre da solo il PD e la sopravalutazione della mobilitazione del 22 ottobre.
    In una democrazia rappresentativa si vota con le mani (e con la testa) nella cabina elettorale e non con le gambe nei cortei e nelle cosiddette mobilitazioni di massa.
    Sia chiaro! Le manifestazioni sono essenziali per la vita democratica, ma devono far parte di un disegno che parli a tutti gli elettori e non soltanto ai propri militanti.
    La Sinistra Arcobaleno (a questo punto possiamo togliere i segni di interpunzione e un articolo di troppo) è nata con il sogno dell’antagonismo, un antagonismo che per di più si opponeva ai sindacati nel loro insieme, ed alla CGIL in particolare la CGIL ha reagito, una reazione giustificata: doveva difendere l’esito della consultazione tra i lavoratori, ma non meditata. I suoi esponenti, già impegnati nella Sinistra Democratica (per il socialismo europeo, sempre più tra parentesi) hanno scelto la separazione da SD ormai sempre più SA, ma senza impegnarsi nella costruzione di un soggetto politico di sinistra con le caratteristiche europee, cioè appartenente all’area socialista.
    La mancanza di un tale soggetto è il segno di anomalia italiana, che spiega anche il fatto che la sinistra italiana, anche prima delle elezioni, era la più debole in Europa.
    La débâcle socialista è un altro dei tasselli della disfatta della sinistra.
    Le giustificazioni contingenti ci sono e di peso: il processo costituente è stato affrettato, ma neppure si è concluso.
    Le potenzialità delle speranze suscitate dal processo costituente sono state soffocate sul nascere dalla inevitabile gestione per antiche provenienze: les mortes saisissent les vifs, i morti hanno afferrato i vivi.
    Nel desolato panorama di fronte ai nostri occhi per i socialisti si salva almeno l’ancoraggio internazionale al socialismo europeo.     Tuttavia aspettare che dal PSE possa giungere una salvezza è una pia illusione. Il PSE è una confederazione di partiti nazionali, che deve confrontare la sua consistenza, come gruppo, con quella del PPE. Questo fatto spiega la reciproca ambiguità dei rapporti PSE-PD, con a rimorchio quelli dei singoli partiti socialisti con i democratici italiani.
    I rappresentanti dei DS o della Sinistra Giovanile sono tuttora ai loro posti nelle organizzazioni socialiste europee ed internazionali.
    Senza enfatizzare, perché sarebbe fuori luogo, si può rimarcare che i socialisti nella circoscrizione estera hanno tre volte la percentuale dei voti ottenuti in Italia, con il loro 3,2%, superiore al 2,9% della Sinistra Arcobaleno.
    Una sinistra unita e plurale, cioè senza la pregiudiziale antisocialista, avrebbe eletto un parlamentare nella circoscrizione Estero.
Che fare? Il rinnovamento dei gruppi dirigenti è improcrastinabile, ma non con le solite congiure di palazzo, ma per libera loro autodeterminazione, come si fa in tutta Europa in caso di sconfitta.


Bossino e Fasselli" in
una recente caricatura
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Bisogna ricostituire una rete di presenza organizzata nella società: formazioni politiche che scoprono ad urne aperte il successo della Lega Nord e di Berlusconi, significa che non sono più in contatto con la popolazione, neppure con i propri elettori.
    Il voto per la Lega nella coalizione col PdL e per l’IDV nella coalizione con il PD di giovani, precari e di ceti popolari significa anche che le altre formazioni, sinistra compresa, non ne hanno saputo interpretare i bisogni, le frustrazioni e la protesta e neppure il desiderio di legalità e di pulizia della casta politica.
    Aprire subito un confronto non diplomatico o consolatorio a tutti i livelli dentro la sinistra per organizzare da subito la rivincita delle elezioni europee: è l’ultima prova d’appello da affrontare con serena determinazione.
    Vedremo compagni depressi, altri che cambieranno aria per approdare in un modo o nell’altro nel PD, che è stato seriamente sconfitto, ma resta l’unico dispensatore di posti nel centro-sinistra.
    Restano intatte le ragioni di una sinistra, che non rinunci al socialismo nel XXI secolo. Le crescenti minacce all’ambiente, i venti di guerra, le intollerabili diseguaglianze economiche e delle condizioni di vita tra diverse parti del mondo ed all’interno dei singoli paesi, il nostro compreso, sono fatti che non consentono rinunce. A ciò si aggiungeranno gli attentati al nostro ordinamento costituzionale presenti nel DNA di questa legge elettorale e delle sue derive plebiscitarie e populiste, con i nodi irrisolti dell’autonomia delle istituzioni politiche dai gruppi di pressione, dalla Confindustria al Vaticano.
    Una sinistra che voglia esistere politicamente e non fare testimonianze ha davanti a sé un compito difficile, difficilissimo, ma non impossibile.
    Una giovane elettrice ha commentato a caldo: la sinistra non è morta, dorme.
    In politica sarebbe sbagliato aspettare l’arrivo del Principe Azzurro per svegliarsi: ricominciamo piuttosto a far politica ed organizzarci a far politica  in modo diverso.
    Due punti appaiono essenziali, una struttura democratica e partecipata: basta con i mandarini, ed una struttura effettivamente federalista, come è quella del PSOE in Spagna.
    È assurdo che i poteri decisionali delle strutture partitiche non corrispondano ai poteri dei livelli istituzionali in cui operano.
    I livelli regionali ed europei hanno meno potere decisionale di quelli provinciali e nazionali, e cioè mentre le competenze, anche normative, delle Regioni e dell’Unione Europea sono enormemente cresciute rispetto a quelle delle collettività locali e dello Stato nazionale.
    Una dirigenza politica, meno legata ai palazzi romani, sarebbe stata, almeno potenzialmente, più aderente ai problemi dei territori e dei cittadini, che vi abitano.(ADL)

 

*) Costituzionalista, senatore nella XIII Legislatura (DS-L’Ulivo)

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