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S&D: UN’AMMENDA

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Confesso di esser stato molto scettico sulla posizione del Partito Democratico nello scacchiere politico europeo. In particolar modo, temevo che essa, non immettendosi direttamente nella famiglia socialista del PSE, fosse frutto di un compromesso tra le due anime che avevano edificato il partito. A distanza di tre, quattro anni, i fatti nuovi intervenuti mi spingono ad esser più sobrio sulla natura di questa posizione, che si è tradotta nella co-fondazione del gruppo S&D (pochi partiti di ispirazione laburista e liberal-democratica, di cui quello numericamente più nutrito era proprio il PD, insieme agli altri, numerosi, del PSE). In primis, perché la social-democrazia europea ha frantumato la propria vocazione maggioritaria: non esistono quasi più, e sempre meno ve ne saranno, monocolori socialisti. Perché sempre più varia è la geografia interna del centrosinistra mondiale, perché sempre più difficile è che in Paesi con buoni tassi di partecipazione vinca uno e uno solo dei partiti in competizione. O v’è bipartitismo sostanziale, dove contano e vincono alternativamente due partiti che non sono gli unici esistenti e che, tuttavia, hanno anche un ruolo di contenitore di istanze diverse, o v’è coalizione. Tertium non datur. Al timone impazzito di questa politica economica europea, si è visto peraltro che anche il gruppo di maggior tradizione, forse più dello stesso PSE, il PPE, non ha avuto meno problemi e le ricette che ha proposto non sono state tutte in grado di funzionare allo stesso modo nei vari Stati membri (forse l’Italia, in questo senso, è stata particolarmente sfortunata). Crisi economica, acquisita non autosufficienza delle vecchie social-democrazie, necessità forse di trovare canali nuovi di comunicazione e partecipazione politica, momenti di inadeguatezza seria del fronte opposto, stanno producendo, nei grandi partiti progressisti, democratici, solidali, riformisti, ecc. [e tra questi ben venga il riconoscere il ruolo promotore che ebbero alcuni grandi partiti social-democratici!], una serie di iniziative comuni sulla ripresa economica e sulla trasparenza finanziaria. E il tema è questo: certi argomenti si declinano, con la governance, sia in sede nazionale che in sede comunitaria; per farlo non si può elidere la necessità di una buona politica al livello statale, né la crescente implementazione di queste iniziative di respiro europeo.


Domenico Bilotti 

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