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Lettera aperta a Romano Prodi

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Lettera aperta

 

Presidente Prodi,
             lo scioglimento del Consiglio Comunale di Gioia Tauro, per infiltrazione mafiosa, è l’epilogo del suo interessamento apertamente manifestato per  il porto e per la realtà che vi insiste fin dal  1996, epoca del suo primo mandato a Palazzo Chigi.
              Sia chiaro che non dubito sull’opportunità del  provvedimento, poiché la stessa Commissione parlamentare Antimafia ha avuto modo di delineare nella sua Relazione il crescente strapotere  della ‘ndrangheta della provincia tirrenica reggina e nel porto dove, voglio ricordarglielo, era insediato un suo diretto emissario, il Prefetto Mario Mori, nominato il 25 ottobre 2006 “quale Commissario straordinario del Governo per il coordinamento operativo con Enti e soggetti pubblici e privati che operano nel territorio di Gioia Tauro”, con il compito di garantire continuità e sicurezza ai progetti infrastrutturali relativi al porto e all’area industriale”, e rimasto in carica fino al 31 dicembre 2007.
             A distanza di quattro mesi dalla scadenza di questo commissariamento, finito senza un approfondimento pubblico o all’Antimafia, Lei presidente scioglie il Consiglio comunale, senza però ammettere il fallimento del suo inutile, quanto costante interessamento per il primo porto del Mediterraneo e per l’area che vi insiste.
            Dico così perché Le ricordo che il suo modo di presidiare quel territorio non si è limitato a Mori: ha raggiunto il suo apice il 4 maggio 2007, quando sempre Lei Presidente del Consiglio dei Ministri, ha  nominato un altro “Commissario straordinario del Governo”, ma questa volta “ per lo sviluppo del Porto e della pertinente area di Gioia Tauro”.
           Più volte, ovviamente con atti ispettivi, Le ho chiesto di fare chiarezza sulla sovrapposizione delle competenze che i suoi emissari determinavano con mandato “commissariale”  nel “governare” a vario titolo il Porto di Gioia Tauro,  per “controllare” in quel sito ogni capacità di gestione. Le chiedevo, infatti, conto del perché al di là dell’Autorità portuale, cui la legge n. 84/94 attribuisce il Governo completo dell’area portuale di pertinenza, con il compito di indirizzare, programmare, promuovere e controllare le operazioni portuali, le attività commerciali e industriali, con poteri anche su sicurezza e igiene, Lei sentisse il dovere di insediare  in contemporanea un Commissario  dopo l’altro.
          Esula dal mio pensiero un Suo interesse privato sul Porto di Gioia Tauro, ma visto che sta per lasciare definitivamente la politica e le cariche di Governo,  Le chiedo di conoscere finalmente il motivo che l’ha indotta ad ipotecare il futuro del porto di Gioia fino al 2009:  a Camere sciolte, infatti,  e a capo di un Governo dimissionato ha convertito, con un anticipo di quattro mesi sulla scadenza naturale,  la nomina del Commissario Straordinario in “Commissario delegato”, investendo dei poteri di un Governo che non ci sarà più, per due anni ancora, il prof. Rodolfo De Dominicis. Il tutto con un onere pari a 600.000 euro per l’anno 2008 e 750.000 euro per l’anno 2009, previsti dal decreto milleproroghe e ratificato in tutta fretta il 18 marzo 2008, con un  decreto firmato dal ministro dei Trasporti, che istituiva così una apposita unità di coordinamento, posta alle dipendenze “del Commissario delegato del Governo alla gestione del piano di sviluppo per il Porto di Gioia Tauro”.
           Lo sottolineo, anche perché tutto ciò  è accaduto mentre la Calabria, Sua “figlia prediletta” (sic!), è costretta a registrare  100.000 occupati poveri, 250.000 famiglie che vivono il disagio sociale ed un elevato numero di precari in cerca di legittima stabilizzazione.
           Presidente Prodi, a pensar male si fa peccato, ma  l’esperienza insegna che non si sbaglia quasi mai.

On. Angela Napoli

Taurianova, 23 aprile 2008

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