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Una commedia alla Eduardo De Filippo

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E, come spesso avviene, all’esordio dell’ultimo atto, riappare il personaggio fulcro  della Commedia che si rivela protagonista inaspettato.Umberto Bossi, infatti, offeso nel fisico dai suoi acciacchi, è ritornato sul palcoscenico della politica italiana, teatro: la sorgente del Po sotto il Monviso da dove il Senatur ha espletato il rito dell’ampolla. L’acqua del Po contenuta nell’ampolla, è stata versata nella laguna di Venezia a conclusione di una liturgia a metà tra il sacro, il profano e l’alchemico, comunque intrisa di simbologie a futuro bagaglio di un passato che non c’è mai stato.Tutto molto pittoresco. Il quadretto che si è presentato agli occhi dei partecipanti è stato quello solito della schiera dei fedelissimi della lega Nord. Uno slogan primeggiava, tra gli altri (Umberto, Umberto; bentornato ecc) a caratteri cubitali in verde (manco a dirlo), sulla strada verso Pian Del Re: «GRAZIE!! UMBERTO BOSSI UNICO NOSTRO CONDOTTIERO».In fila indiana, rispettosissimi delle gerarchie, subito dopo Bossi, Calderoli sorridente, ammirato, compiaciuto dal suo Capo, lo scortava premuroso.Insomma il rito si è perpetrato in una atmosfera religiosa, in una commozione profonda da nodo alla gola quando, per ben due volte il Capo si è dovuto inchinare, con molta fatica, per raccogliere l’acqua nell’ampolla.Il protagonista, giunto venerdì sera 18 in elicottero, si è subito aggregato alle comitive dei giovani militanti alla “Baita della polenta” cantando canzoni in dialetto padano ed una parodia di “Bella ciao”: «questa mattina mi son svegliato ed ho trovato Umberto Bossi».A questo punto, nel copione e nella scenografia non poteva certo prevedersi il colpo di scena nell’atteggiamento del protagonista ritornato in palcoscenico. Procediamo con ordine.  Conclusasi la “messa” dell’ampolla, i leghisti hanno tenuto una conferenza stampa ed un comizio.Gli oratori, esponenti di spicco ed avanguardie storiche delle Lega hanno trovato spazio in accorati proclami coerenti con la strenua difesa della terra Padana e del popolo Padano, per esempio scagliandosi subito contro l’euro ed i cinesi. L’on. Borghezio, emerito della Nomenclatura “suggestiva” del partito, ha detto che il 7 di ottobre l’on. Calderoli sarà a Londra alla manifestazione contro la sostituzione della sterlina con la moneta europea e Calderoli ha annunciato che l’8 di dicembre «saremo a Bruxelles a chiedere l’abolizione della costituzione, sfrutteremo il ponte dell’Immacolata per portare un po’ di religione a quel popolo di pedofili».Il momento topico dell’ultimo atto, dà al protagonista l’opportunità di stupire lo spettatore. E’ un momento della trama  ricco di enfasi scenografica, su cui il grande Eduardo  ha sempre fatto leva nelle sue commedie.Entra in gioco lui, il Capo che, a dispetto delle affermazioni estremiste dei suoi discepoli condottieri ed amici della CdL, sfodera un piglio a lui stesso sconosciuto sino a poco tempo fa: la moderazione.Ecco la meraviglia di tutti quelli che hanno seguito la commedia dall’inizio. Niente e nessuno avrebbe fatto presagire una tale evenienza, anche se, a bocce ferme, lo si doveva intuire dal comportamento degli altri personaggi.

Dopo la pausa accademica del copione, al capitolo legge elettorale, Bossi ha profferito addirittura : «noi leghisti rispettiamo i nostri avversari» specificando che la CdL possono vincere le elezioni anche con l’attuale legge elettorale e senza giochi di prestigio: «Bisogna essere cauti a fare certe scelte, la CdL vince senza bisogno di trucchi e trucchetti». Ciappa!

Bossi ha lasciato sbigottito il mondo politico elargendo un rispetto inusitato che mai aveva ostentato neanche nei riguardi dei suoi alleati. E’ così che si ribaltano le frittate, nelle commedie, come nella politica, lo scacco matto improvviso agli altri attori: Follini, Casini e Fini in un colpo solo.

Dobbiamo ammettere anche che gli altri personaggi della Commedia hanno prestato il fianco a che, strategicamente, Umberto Bossi potesse beccarli tutti in un fuori gioco clamoroso: Follini: «Sono come Sancho Panza che richiama alla realtà il suo Berlusconi-Don Chisciotte», Fini l’intransigente: «votiamo il proporzionale solo dopo la riforma costituzionale e la soglia del 4% non si tocca», Casini: «manca una convinzione comune nella nostra stessa maggioranza».

Da critici teatrali, non vogliamo strumentalizzare qui le vicissitudini dei personaggi che dicono ciò che dicono volendo dare un senso compiuto ed un nesso logico alle perifrasi ed alle metafore scelte, sta di fatto che, il più “cattivo”, il meno conciliante, ha approfittato di queste digressioni per poter, con un colpo di mannaia, recidere la polemica nel modo più moderato possibile.

D’altronde, se ne vedono  di tutti i colori sul palcoscenico. In quel di Chieti, il Presidente Ciampi si è sorbito interminabili disquisizioni sul valore della sagra della Ventricina di Corunchio e del successo della sagra del pecorino di Farindola.

Il coro delle Erinni a fare da sfondo a tutto ciò. Prodi: «ha ragione il Presidente Ciampi i problemi sono altri (che la ventricina o del pecorino), abbiamo pochi mesi cerchiamo di affrontarne qualcuno»; D’Alema: «non ci sono idee convergenti sulla legge elettorale nemmeno tra i proponenti, occupiamoci d’altro»; Veltroni: «auspico un bipolarismo gentile, equilibrato invece di reintrodurre il proporzionale con uno strappo in Parlamento a quattro mesi dal voto»; Franceschini: «Casini non faccia il leader di partito sulla legge elettorale»; Mastella: «Non cercare pretesti, la proporzionale non è merce di scambio»; Rutelli: «Ccs non Pacs»; Alemanno: «Di Berlusconi non si può fare a meno, ma nei prossimi mesi il premier dovrà riflettere molto se mettersi in discussione e mettere in prima linea qualcuno di più giovane (Fini?) un po’ più a destra».

In tutta questa bailamme, l’on. Bossi ha mostrato grande ragionevolezza, spiccato senso dell’onestà e battuta facile. Eccolo ritornare alla ribalta in veste moderata ed intervenire nel dibattito della riforma elettorale con la sicurezza che lo contraddistingue. D’altronde, l’unica cosa che a lui preme è il federalismo: «…che porterà la liberta», il resto non conta. Eppure è l’UDC ad avere fama di partito moderato, è questo il suo ruolo, o no?

Sta di fatto che, nella atmosfera dello stallo scenografico il sipario non calerà in breve: «adda passà a nuttata».

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