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“Duomo di Massafra”. Libro scritto da Roberto Caprara su iniziativa dell’arciprete don Sario Chiarelli. A stamparlo Giulio Mastrangelo

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Presentazione di un libro in una chiesa. Anzi addirittura in un “Duomo”. L’eccezionale avvenimento è avvenuto nei giorni scorsi. Si è presentato il libro “Il Duomo di Massafra”, scritto (su iniziativa dell'Arciprete parroco don Sario Chiarelli) dal prof. Roberto Caprara, archeologo e storico dell’architettura rupestre, già docente di Archeologia Medioevale nell’Università di Sassari.

 La presentazione del libro è stata anche una gioiosa festa d’incontro tra il noto lautore-relatore e numerosi cittadini, autorità varie (l’Amministrazione comunale era rappresentata dal vice sindaco Antonio Viesti e dall’assessore Giuseppe Marraffa), diversi studiosi e presidenti di varie associazioni cittadine. Tante le “scoperte” attraverso la presentazione del libro nel corso della serata. Tra l’altro, pochi a saperlo, il Duomo di Massafra ha il portone d'ingresso alto otto metri, risultando così il più imponente portale di chiesa d'Italia, maggiore anche del portale di San Pietro, tanto che il bussolone, al suo interno, non lo occupa tutto, perché è alto solo sei metri, per ragioni di economia, come ha lasciato scritto nelle sue memorie il falegname massafrese Vito Tannoia che lo costruì. Fare un bussolone alto otto metri avrebbe significato un aggravio di spesa non sopportabile.

Ad introdurre la serata è stato l'Arciprete parroco don Sario Chiarelli, dal quale è partita l’iniziativa del libro. E ne ha spiegato il motivo. "Il Duomo di Massafra", l'edificio sacro che i massafresi chiamano familiarmente la "chiesa nuova" o, in modo improprio, la chiesa di San Lorenzo, è in effetti dedicato alla Vergine Immacolata (anche se è sede della parrocchia di San Lorenzo Martire) e ospitava fino agli anni Cinquanta del secolo scorso l'Insigne Capitolo Collegiale di Massafra.

Il libro, definito un’agile guida, illustra brevemente la maggiore chiesa di Massafra. E’ stato stampato in occasione dell’ottantesimo anniversario dall'apertura al culto della chiesa, avvenuta l’ 8 settembre 1931 e festeggiato giovedì, 8 dicembre (alle ore 18.30), in occasione della Solennità dell'Immacolata Concezione, con una solenne celebrazione eucaristica. E questo perché  la chiesa è intitolata, appunto, all’Immacolata Concezione.  Intitolazione, pensate un poco, avvenuta ancora prima della proclamazione del dogma, quando Massafra aveva appena 5.000 abitanti (oggi ne oltre 30.000). Chiesa, ben visibile da qualunque punto del circondario per la grande cupola che sovrasta l'abitato, che è divenuta, assieme al Castello ed ai ponti, uno dei simboli  della “Tebaide d’Italia”

E’ quindi intervenuto Giulio Mastrangelo, ispettore onorario Soprintendenza Archeologica, cultore di Storia del Diritto Italiano presso l’Università degli Studi di Bari (II Facoltà di Giurisprudenza di Taranto) ed autore, tra l’altro, dell’interessantissimo volume “La condizione giuridica della donna nelle leggi longobarde e negli usi matrimoniali in Terra d’Otranto” di recente presentato in diverse località pugliesi. Si deve a lui l’impaginazione e la stampa del volume con l’intenzione di destinare il ricavato al restauro dell’organo. Ha ricordato il suo rapporto con la chiesa, iniziato a 7 anni, come chierichetto, e la soddisfazione di aver conosciuto in quei tempi prestigiose personalità religiose, come don Paolo, l’Arcirete don Antonio Ladiana e don Nunzio Castronovi.

Ha continuato elogiando lo zelo pastorale di Don Sario Chiarelli, le mille cure di cui circonda il maestoso tempio (il Duomo, appunto), che ha ottanta anni e li dimostra tutti, affermando, fra l’altro, che senza don Sario e senza i continui interventi di manutenzione straordinaria, la chiesa sarebbe stata dichiarata inagibile e chiusa al culto già da qualche anno. Ha definito don Sario “uomo della Provvidenza” e non solo per i lavori relativi alle strutture murarie e alle volte di copertura, ma anche per tutti i beni storico artistici che decorano il Duomo.

Questo ed altro ha detto Giulio Mastrangelo che poi ha introdotto l’autore del libro ed impareggiabile relatore e studioso Roberto Caprara, senza il quale Massafra non avrebbe certo avuto il Settembre Massafrese col Palio della Mezzaluna, il Carnevale massafrese e la stagione della grande Pro Loco. Sul piano storico , senza i sui studi, la città sarebbe rimasta agli studi dell'avv. Gallo, a una Massafra nata intorno al Mille, in un indistinto Medioevo, legata alla favola di mago Greguro e della figlia Margheritella. Non avremmo saputo (ha detto ancora Mastrangelo) dei profughi Afri e della Massa Afra, che da loro prese nome, e non sapremmo distinguere una casagrotta o una chiesa rupestre di V secolo da quelle di decimo o di tredicesimo secolo. Nulla sapremmo dire sull'enorme sviluppo che Massafra ha conosciuto in epoca longobarda tra il VII e il X secolo, con lo scavo di decine di unità abitative nel villaggio rupestre di Madonna della Scala e delle chiese  di S. Lorenzo, di Santa Marina, di Santa Lucia e della Cripta inferiore.

“Di tutto questo caro Roberto (ha concluso Giulio Mastrangelo), oltre che del bel libro che con tanto amore hai scritto, ti siamo e ti saremo sempre grati”.

Ringraziamenti del prof. Roberto Caprara e subito dopo òa presentazione del libro. Ne ha illustrato il contenuto precisando che ha una parte destinata alla descrizione architettonica del monumento ed un’altra, più ampia, nella quale si parla delle opere d’arte in esso conservate, dipinti e statue per lo più provenienti da antiche chiese scomparse (La Vergine della Diesis, L’apparizione della Vergine a Papa Onorio II, La Vergine e san Simone Stock, La Madonna del Carmine, Papa Onorio II e san Simone Stock, L’Annunciazione, Martirio di San Lorenzo, la Madonna del Rosario, I dieci pannelli dipinti dal noto artista Nicola Andreace,; Le statue di san Rocco, san Francesco di Paola, san Michele Arcangelo, San Antonio di Padova,…). Si è soffermato, in particolare su due dipinti su tavola, del primo Cinquecento o forse ancora del tardo Quattrocento, una Madonna degli Angeli ed un Resurrezione manifestamente ispirata a quella celebre di Piero della Francesca, che Huxley considerava il più bel dipinto del mondo, e su una icona cinquecentesca di scuola cretese, una raffinata immagine della Madonna di Costantinopoli. Ha poi dedicato un passaggio importante al venerato Crocifisso ligneo, ricordando che un suo collega dell’Università di Pisa lo ha attribuito a bottega toscana di chi aveva visto operare Michelangiolo e da datare a non oltre la metà del Cinquecento. Ha quindi spiegato la ragione per la quale ha inserito nel testo succinte biografie di Santi raffigurati nella chiesa (San Pasquale Baylon, San Gerardo Maiella, Santa Lucia di Siracusa, Santa Rita da Cascia,…) il cui culto si è molto affievolito. Ed ha ricordato che i Santi vengono proposti dalla Chiesa innanzitutto come esempio di vita e solo in seconda battuta come intercessori per chi chiede l’intervento di Dio nelle sue necessità. Il libro si chiude con i testi delle numerose iscrizioni che sono poste sulle pareti della insigne chiesa, nella quale sono sepolti l’Arciprete Mons. Antonio Ladiana ed il Vescovo Antonio D’Erchia. Il libro che consigliano anche ai nostri lettori (per informazioni rivolgesi a giuliomastrangelo@libero.it) è corredato da decine di foto a colori di Umberto Ricci e di Francesco Lato. Scoscianti applausi a Roberto Caprara, premio “Umanesimo della Pietra”. Da più di quarant’anni studia il rupestre in Italia centro-meridionale, Sardegna, Sicilia, Grecia, Cappadocia (Turchia) ed ha l’altro pubblicato otto volumi e una settantina di articoli su riviste e in congressi, affermando che non esiste una “civiltà rupestre”, ma che quello rupestre è un modo di abitare comune a molte grani civiltà che hanno anche altissime espressioni nel costruito. Ascoltare Roberto Caprara non ci si stanca mai. Adesso tutti aspettano di poterlo riascoltare in occasione della presentazione di un suo nuovo volume: un grandioso vocabolario sul dialetto massafrese in corso di stampa. Nella foto la copertina del libro

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