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Atene. Il consigliere CGIE Romagnoli alla “ricarica”

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    A volte ritornano. Martedì 6 maggio, l’ex onorevole Massimo Romagnoli ha scritto: «Gentile dott. Brook e Carissimi Consiglieri con la presente Vi rendo noto che il 16 maggio sarò presente alla riunione convocata dal dott. Martin Brook, con la speranza di poter trovare una soluzione comune e dimostrare negli ultimi 12 mesi di questo comites che si può lavorare per un programma comune e costruttivo. Cordiali saluti. On.le Massimo Romagnoli, Consigliere CGIE».  Perso il titolo di “onorevole” Romagnoli rinfresca la sua immagine recuperando quello di “consigliere”. Con ogni evidenza, ha presunzione da vendere. Dopo la bocciatura al Parlamento, il consigliere si è improvvisamente ricordato che nella sua “amata” Grecia esiste un Comites che non ha mai funzionato e di cui lui si è da lungo tempo disinteressato - al punto di lasciare l’incarico di consigliere del comitato. Ora ci dovrebbe spiegare questo nuovo “innamoramento” verso le origini della sua carriera politica. Speriamo che non risponda: «Per il bene dei miei connazionali che vivono in Grecia». Qualcuno osa ancora credere a queste dichiarazioni? D’altra parte l’alta considerazione che ha della comunità italiana in Grecia si è espressa nell’invito al suo incontro pre-elettorale nelle due città principale del Paese: era una fotocopia di un “taglia-incolla” del fac-simile della scheda elettorale, persino la sua firma era fotocopiata. Erano motivi legati al risparmio?
     A parte il fatto che nella comunicazione, a squilli di tromba, non si rivolge al presidente, a parte il fatto che la riunione non è stata convocata dal segretario Brook, che ragioni lo spingono a voler applicare l’accanimento terapeutico su un comites che non ha mai svolto la sua funzione sociale.  Eppure il consigliere oggi bussa alla porta di un organo in via di disfacimento, e ha faccia tosta di affermare che nei prossimi mesi si può «dimostrare etc etc». Tutto si può, il punto è trovare un accordo, impossibile a questo punto. La domanda è questa: lui che cosa vuole dimostrare?  Crede che il Comites sia una batteria scarica che si possa ricaricare? Pensa che i consiglieri dimentichino le polemiche interne che hanno paralizzato l’attività del Comitato e che gli permettano di ancora sfruttarlo a scopi personali? Sergio Coggiola


 

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