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Il Paese che non c’è

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L’Istat ha segnalato, nell’ultima rilevazione , un calo degli omicidi rispetto al 2000.
Pare che la diminuzione  sia legata ad una riduzione degli assassini compiuti dalla criminalità organizzata nel sud. Nonostante ciò, le regioni  piu’ “insicure” restano Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.
l’Italia è nettamente sottomedia per quanto riguarda le morti violente nei paesi in area Ue, che passano da 14 a 10 per milione di abitante , tanto da collocarla in  ottava posizione, dietro Austria, Lussemburgo, Svezia, Germania, Malta, Slovenia e Repubblica Ceca.
Le nazioni in cui è piu’ alto il tasso di omicidi sono condensate nelle ex Repubbliche sovietiche, Lituania, Estonia e Lettonia, che hanno indici che toccano punte di  118 per milione di abitante.
Queste statistiche stridono con l’aria che si respira nel Belpaese, dove i media, soprattutto nel periodo pre-elettorale, hanno cavalcato l’onda del problema della sicurezza , fotografando un’immagine dell’Italia che non risponde a verità.
Soprattutto i tg ed i programmi  Mediaset sono stati protagonisti di una campagna durissima nei confronti della criminalità  a Roma e nelle città governate dal


centrosinistra, bombardando i telespettatori di notizie dirette a destabilizzare la popolazione .
E’ stata la tv ad indirizzare l’agenda setting degli eventi, portando  lo spettatore nella morsa del terrore e dell’insicurezza.
L’Istat, infatti, rivela che la  criminalità  preoccupa ben il 58% degli italiani  ed è soprattutto  il furto in casa ad essere l’incubo maggiore. Questo senso di insicurezza  domina   maggiormente nelle classi piu’ svantaggiate, in cui si annida come un malessere che rende tutto piu’ grigio.
Addirittura il 27% ha paura di uscire di sera ed il 12% teme persino di stare al buio in casa da solo. A preoccupare le donne è soprattutto il rischio di incorrere in violenze sessuali, seguito da aggressioni e rapine.
Sono gli extracomunitari ed in particolare i rumeni ad essere protagonisti di una aggressiva campagna mediatica che amplifica ed enfatizza ogni singolo evento.
Il rischio è quello di alimentare una spirale di odio e di razzismo, detatta da mire assimilatorie ,che portano solo ad una chiusura nei confronti di chi è diverso.
Sicuramente nei prossimi mesi vedremo come d’incanto calare, in televisione,  la frequenza delle notizie sulla criminalità e non certo grazie all’annunciata ondata di repressione preannunciata dal Ministro  Maroni

 

 

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