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SEL… IL SOCIALISMO EUROPEO NON SIA UN ALIBI

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Da tempo mi faccio convinto che un bipolarismo (anche continentale, anche non per forza introdotto da sistemi elettorali maggioritari) non si sia correttamente formato in Italia, perché ne sono mancati i presupposti sia ideologici che sostanziali. Uno schema partitico europeo varrebbe a dimostrare che è opportuna, è razionale, è (positivamente e, talvolta, beneficamente) possibile una bipartizione almeno tra socialisti e popolari o, per dirla in modo meno sbrigativo, tra una visione organizzata e contemporanea della social-democrazia e un’aggregazione conservatrice, senza populismi e rigurgiti di xenofobia e lobbismo. A questa ovvia considerazione, ne aggiungo un’altra, che però non ha veste formale di ragionamento politico-istituzionale, semmai esprime un orientamento, un’inclinazione: tra queste due forze, oppure oltre queste due auspicabili forze, esiste certamente almeno un altro spazio per un raggruppamento ad esse non allineato, non convenzionale, libertario, veicolo forse di valori e prassi più radicali, più coerenti e più inediti (rispetto allo scacchiere nostrano).
Perciò, da un lato si saluta con qualche interesse la scelta in corso in Sinistra Ecologia e Libertà di proporsi come membro del Partito Socialista Europeo, ma in parte anche con qualche perplessità. Due “sinistre” d’opposizione hanno poca ragion d’essere e, verosimilmente, nemmeno esistono: piuttosto, si sono incarnati due modi diversi di fare opposizione a un rivale comune. Se, poi, si considera che il PD è stato spesso restio a stabilire legami più organici coi progressisti europei (con alcuni danni per entrambe le parti in gioco) e il gap non è stato ancora riassorbito, l’interlocuzione anche di SEL con un socialismo europeo meno schiacciato sulla BCE e politico-socialmente più propositivo appare utile, quantomeno ad arricchire il dibattito in corso.
Però a quel punto qualche nota bisognerà pur farla e, ad esempio, evidenziare come sia difficile aver la botte piena e la moglie ubriaca: se si sceglie la frontiera della governabilità sociale (diciamola più crudamente: del ritorno di Keynes anche contro la piazza o magari del ritorno di quegli argomenti di Keynes che piacciono alla piazza), è conseguentemente difficile ergersi a baluardo dell’opposizione a tutti i costi o della pretesa nettezza/purezza/esclusività delle proprie tesi; non si può restare a metà del guado e ammettere se, ad esempio, si guarda a Mitterand (social-democratico che guardava tuttavia con una qualche simpatia alla protesta extra-parlamentare) o, piuttosto, ai tempi trascorsi (e infausti) del “partito di lotta e di governo”.
Vendola ha le capacità per sbrogliare la matassa e, altrettanto, ne ha di sicuro il carisma tra le fila dei suoi: i suoi sostenitori nelle strutture di partito e le posizioni più radicali e dure che stan fuori, ma a cui SEL guarda anche come elettorato potenziale; non dovrà, però, aver tutte queste remore a farlo.

Domenico Bilotti  

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