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La creatività delle Arti per sconfiggere lo spettro nazista e l’annichilimento della ragione

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La dignità dei popoli attraverso la cultura e la trasmissione di memoria storica delle tradizioni.
 

INTRODUZIONE

Dalle riflessioni di Moni Ovadia, esponente in Italia e cultore della tradizione ebraica Yddish, durante i suoi discorsi in teatro, in pubblico, si evince che la forma di resistenza più straziante e lancinante concepibile dalla mente umana si rivela attraverso il mezzo sublime della “follia creativa”, della creatività artistica, in una sorta di “pedagogia della resistenza” finalizzata alla salvezza ed alla sopravvivenza della dignità umana contro la barbarie della violenza, dimostrando che il carnefice non potrà mai reprimere, mai “uccidere”, annientare la dimensione umana individuale, la singolarità personale, il suo spirito costruttivo, creativo, ricreativo, rigenerante, catartico anche attraverso l’esecuzione, la pratica, l’espletazione di ogni tipo di forma artistica: dalla musica, al teatro, dalla pittura, alla danza…
Costretti a vivere, a trascinare un’esistenza in mezzo alle epidemie, alle malattie più gravi, alle violenze più efferate, alla morte per fame e per stenti, gli Ebrei nei ghetti, durante le leggi razziali imposte dal regime nazista a partire dal 1938, continuavano, giocoforza, a recitare, allestendo rappresentazioni, da commedie a tragedie, anche a praticare teatro, organizzando gruppi attivi di attori impegnati in allestimenti scenografici; si continuava, nonostante tutto, a fare scuola, ad apprendere, a diffondere istruzione e cultura, dando ampio spazio al sapere sia umanistico che scientifico. Si indicevano concorsi musicali, dimostrando che la vita è più forte, sovrasta la morte, ed è un principio alla base di ogni resistenza senza armi e violenza, contro la sopraffazione, ogni forma di prevaricazione nei confronti di una diversità in minoranza, dimostrando una pedagogia della sopravvivenza sempre sperimentata nel mondo ebraico di allora (durante il secondo conflitto bellico mondiale) e di ogni tempo, di ogni popolo sottomesso, con l’intento e la volontà di dimostrare che il carnefice, in realtà, non è in grado di annientare completamente l’uomo, la dignità della ragione, del genio e dell’estro creativo che sopravvive alla morte , non soggetto ad omologazione, ad annichilimento ed appiattimento nella standardizzazione, nobile concetto ben evidenziato dallo scrittore triestino Paolo Maurensing nel romanzo Canone Inverso e molto ben trascritto in versione cinematografica dal regista Richi Tognazzi. E’ la storia di due giovani fratelli violinisti di spiccato talento che durante le leggi razziali nella Vienna del 1938, nonostante il totale inferno, la sovversione di regole e valori umani, per cui i più celebri musicisti dei conservatori venivano prelevati e deportati senza motivazione, senza un senso apparente alla reclusione, i due fratelli continuavano strenuamente, ostinatamente a comporre, fare musica, suonare e ad esibirsi infine in un concerto all'interno di un teatro al centro di Vienna, avendo come motto:” l’amore per la musica continuerà a farci vivere…ci salverà…noi sopravviveremo per la musica”…oltre la morte…in seguito alla inevitabile deportazione di uno dei due…Solo l’annientamento fisico può depauperare, cancellare, annientare quell’uomo, ma non può ostacolare il progetto più alto “essere umano”, il processo di vita, il centro ed il senso dell’esistenza: questi sentimenti fortissimi soprattutto nel mondo ebraico, il significato, il senso del dio vivente, in ogni creatura. Si insiste sul concetto, sul significato ultimo di vivente, di vita, di spirito creativo, creazione dal nulla, dal caos. Mentre i nazifascisti avevano come simbolo prediletto la morte, le tenebre, l’oscurantismo della ragione, il bando delle opere di cultura, a discapito di una vacua, effimera, altisonante retorica di regime, il teschio dei Kapos, della Gestapo delle SS: una lancinante e crudele dicotomia vita/morte, tenebre/luce, cultura/ignoranza, creatività, vitalità/ annientamento, differenze/omologazione…Ecco l’antagonismo e l’occasione per dimostrare la memoria della vita nel popolo ebraico, sia sefardita che askhenazita, che non si era piegato alla brutalità del “sonno della ragione”, come la resistenza delle frange politiche dissidenti degli altri popoli europei allora sottomessi. In ebraico per sterminio nazifascista si utilizza la parola Shoah. Nel mondo occidentale ed in Europa si è imposta la parola Olocausto, che al contrario, sta ad indicare un sacrificio volontario ed inconsciamente la scelta di questo termine ha un’accezione sinistra, aberrante, distorta. Shoah significa annientamento, sterminio che in realtà si presentò come evento. Il revisionismo o addirittura il negazionismo non costituiscono una filosofia di pensiero, non un principio, un filone storiografico di indagine e di ricerca documentaria, ma un’avvilente ideologia politica, un’inesausta volontà, mai rassegnata, di riabilitare il contesto storico che generò il nazifascismo. Tutta l’industria tedesca approffittò dello sterminio delle masse e del lavoro schiavistico perpetrato ed imposto con l’intento dell’eccidio totale delle coscienze in un sostrato culturale, in un contesto sociale e politico che permise gli eventi, disponibile e fertile terreno adatto al verificarsi dell’infernale progetto sistematico di annientamento demoniaco, categorico, irrazionale nei piani di sofisticata attuazione dello sterminio stesso, della neutralizzazione di ogni tipo di differenze e che addirittura sovvenzionava e sosteneva il nazifascismo per finanziare con proventi economici l’apparato produttivo, industriale, del sistema capitalistico dell’intera macchina organizzativa, dell’ordigno sistematico del terzo Reich. In un contesto attuale altamente ipertrofico del nulla, che si alimenta voracemente di vacuità vane di effimero, prive di senso, in una prospettiva evasivo/compensativa imposta dall’industria del tempo libero, in accezioni edonistiche ed egoiche del concetto e del valore di individuo come persona dotata di dignità di ragione e pensiero, la società del piacere fine a se stesso si riflette nella civiltà dei consumi degenerata in idolatria verso il gusto dell’effimero privo di buon senso estetico, imposto dai massmedia, non si avverte la necessità di recuperare una memoria di sé, di raccontarsi ed autonarrarsi individualmente nei confronti dell’altro, protendendosi verso l’altruità, nel rispetto di un’altra, diversa individualità. Una memoria personale inserita in un contesto storico, globale, totale, omnicomprensivo che ha generato tutti noi, come matrice ultima, in cui ogni persona possa individuarsi ed identificarsi in archetipi storici, in un passato su cui riflettere, per imparare a pensare, in stilemi metacognitivi della riflessione, da cui apprendere gli errori per costruirsi un’identità più giusta, più libera, più democratica, scevra di pregiudizi, per individuarsi ed identificarsi dall’omologazione del tutto indifferenziato, dall’archetipo storico, in accezione junghiana.
Oltre 50 anni or sono il mondo intero alzò il velo della morte per conoscere le tristi e misere vestigia del terzo Reich, dopo la sua caduta, disfatta. Si presentò una scena raccapricciante, un incubo troppo distorto, deformato nelle più insondabili viscere dell’inconscio umano, per essere compreso, analizzato e sviscerato nelle matrici culturali ultime di ideazione, da cui ha preso corpo l’ordigno del demoniaco. Soldati e civili insieme rimasero attoniti in un mutuo e lancinante dolore ed orrore di fronte ai resti agghiaccianti di una mostruosa macchina vorace, onnivora di morte, congegnata per uccidere, torturare, seviziare e sterminare, nell’annientamento, nella neutralizzazione delle tenebre della ragione…Quest’anno in diversi paesi europei, tra cui l’Italia, si è celebrato il ”giorno della memoria”, in ricordo di tutte le persone che soffrirono e morirono per mano del regime nazista. E’ stata un’occasione per riflettere su quanto l’uomo si è dimostrato disumano con i suoi simili, nel raccapricciante diniego delle differenze intersoggettive tra individui.
Assistendo alle immagini dei documentari si prova orrore, indignazione, rabbia, per lo sterminio di milioni di vite umane negli anni più bui della storia contemporanea europea. La burocrazia dello sterminio nazifascista aveva a che fare non con individui e persone, ma con categorie di uomini, che manifestavano insite, implicite differenze, dissidenze, difformità, che si distinguevano per diversità intrinseca o evidente, palese, manifesta dal quadro generale d’insieme del regime omologatore, di un marchingegno agghiacciante, avvilente, d’imposizione politica, volto alla distruzione della dignità della vita, della vitalità della creatività della cultura, del genio umano, della scintilla della ragione dell’intelletto illuminante. Le vittime dello sterminio si distinguevano nei ghetti, nei campi per contrassegni indicanti categorie, le differenze di cui erano tacciati, accusati, vilipesi, umiliati come monito alla vergogna, allo scopo di discriminazione, di esclusione, per l’annientamento: i triangoli e le stelle indicavano una vasta gamma di “diversi”, dagli apolidi, agli asociali, ai dissidenti politici, alle etnie e razze ecc…
La Trasmissione televisiva dal titolo "Testimonianze dai Lager” in onda su Rai Educational 

“La Memoria in Rassegna”, importante manifestazione culturale, curata e patrocinata dall’amministrazione di Nova Milanese in collaborazione con l’Archivio Storico del Comune di Bolzano, giunta alla terza edizione, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti ed è stata insignita dei più alti patrocini e patronati ministeriali e governativi, in qualità di iniziativa veramente di ampio respiro storico e culturale che si pone il nobile intento di un immane impegno intellettuale di divulgazione, registrazione, raccolta, commento, documentazione ed archiviazione di importanti testimonianze in video di ormai anziani ex deportati appartenenti a qualsiasi categoria umana suscettibile di deportazione, internamento ed annientamento, secondo l’allora mente perversa del capo del terzo Reich, il Fuhrer, e che hanno vissuto il periodo del secondo conflitto bellico come immane tragedia che ha apportato e perpetrato all’intera umanità sofferenze notevolissime, sovvertendo ogni principio dettato da norme civili, umane e valori etici condivisibili a livello di buon senso e raziocinio ed amore e rispetto nei confronti dell’altro, del prossimo.
L’Amministrazione Comunale di Nova Milanese, paese dell’hinterland metropolitano, alle porte della terra di Brianza, con il fattivo supporto e l’insostituibile collaborazione dei tecnici e degli operatori culturali della Biblioteca Civica Popolare, non solo ha raccolto e registrato in tutta Italia videotestimonianze di ex prigionieri politici deportati nei lager nazisti, ma ha presentato, nell’ambito della manifestazione internazionale “la memoria in rassegna” ed accolto videotestimonianze,  commentari e documentari storici pervenuti dalle più disparate località d’Italia e d’Europa, in lingua tedesca, francese, inglese, spagnola e italiana, che rappresentano e costituiscono il lavoro intrapreso ed elaborato da Scuole, da Istituzioni educative, storiche e pedagogiche, da enti amministrativi (Comuni, Province, Regioni) che hanno organizzato le testimonianze in documentari, filmati e commentari, elaborandole sotto forma di video accessibili e fruibili anche e soprattutto da giovani, da studenti, traducibili dunque in materiale didattico.
Parte delle testimonianze costituenti un ingente, importante materiale storico e dunque culturale, registrato e raccolto dall’ascolto del racconto orale degli ultimi anziani superstiti agli eventi bellici, ex deportati politici di tutta Italia, tramite l’assiduo e tenace lavoro, la costante passione per la verità storica contro il prepotente e ottuso processo revisionistico, progetto didattico/formativo e culturale/divulgativo condotto con sapienza e spirito di verità e chiarezza degli eventi, organizzato dagli operatori della biblioteca Civica di Nova Milanese (Dott. Paleari), in collaborazione con l’Archivio storico del lager di Bolzano e dal comune, costituiranno e confluiranno in un progetto approntato dal settore formazione ed educazione della televisione generalista di Stato: RAI Educational.
Il progetto didattico comunicativo condotto in collaborazione con Rai Educational consiste in 10 trasmissioni dedicate alle tante “memorie” sopravvissute ai lager. Il programma sarà trasmesso in un primo momento nel mese di giugno 2001 via satellite, su RAI SAT ed in un secondo tempo sulla RAI generalista, in autunno, forse in seconda o in terza serata su una delle tre reti RAI.
Le trasmissioni vedranno la partecipazioni di differenti protagonisti, personaggi di spicco della cultura anche popolare e della politica contemporanea, attuale, che commenteranno, in studio, insieme alla celebre presenza di Ennio Chiodi (direttore del centro produzione RAI), che, come conduttore, offrirà spunti e citazioni tratti da romanzi e poesie relativi al fenomeno concentrazionario, in un quadro d’insieme in cui le interviste dei testimoni offriranno cornice di discussione generale dei diversi aspetti legati al periodo nazifascista, per le diverse sfaccettature che il terribile episodio storico oscurantista in questione ha presentato, per le varie forme di aberrazioni umane inaudite e le differenti categorie di vittime che lo sterminio, preconcepito sistematicamente, ha coinvolto: dai deportati politici di qualsiasi nazionalità europea, ai deportati razziali, religiosi, agli apolidi, gli zingari, gli asociali e persino i portatori di handicap fisico o mentale, su cui si conducevano per giunta esperimenti medici e chirurgici. Nelle trasmissioni dal titolo “testimonianze dai lager” che commenteranno da sé gli eventi, saranno presenti, appunto, in una preziosa  e colta cornice narrativa ed esplicativa dei documentari filmati, personaggi che apporteranno considerazioni, parole, stralci di verità soppresse dalla storia dei tempi, che si giustapporranno vicendevolmente, in sequenze di libero pensiero, lasciando intravedere la realtà dell’interpretazione razionale e veritiera relativa alla globalità e complessità del fenomeno concentrazionario, dello sterminio di massa perpetrato dal sistema nazifascista, aspetti storici che saranno appunto discussi e commentati da personaggi quali Moni Ovadia, Massimo Cacciari, Tina Anselmi, RosettaLoi, Roberto Vecchioni e quanti altri…

Un portale internet per le “Testimonianze dai lager…”

Questo materiale video trasformato in una vera e propria sequenza di programmi, trasmesso sulla RAI generalista nell’autunno 2001, si trasformerà anche in una versione Home video, in videocassetta, raggiungerà biblioteche, scuole, enti preposti alla documentazione storica, diventerà un autentico materiale documentario a fruibilità ripetuta, che permane al decadimento organico e resiste al degrado e può essere utilizzato attraverso lo scorrere del tempo, una volta collocato negli archivi di varie istituzioni educative per essere facilmente consultato.
Inoltre tale materiale andrà a costituire un sito internet anche come brevi spezzoni audiovideo, oltre a trascrizioni di testi che potranno essere facilmente scaricati e resi disponibili. Sostiene Renzo Salvi, capo progetto di RAI Educational: “Questo sito ospiterà anche una serie di materiali elaborati, pensati, dagli operatori culturali per la visita guidata ai campi di concentramento da offrire alle scuole che potranno scaricare tali modalità che non risultano essere piccole guide irrisolte ed inutilizzabili, ma una tipologia di materiale da utilizzare al meglio anche da parte dei docenti. Quindi “fare storia”, in questo caso significa trovare non solo un piano editoriale, ma un livello di comunicazione che diventi progetto da diffondere e perpetuare nel tempo: quindi è una tipologia di elaborato che ha un suo itinerario in fieri”.
Elementi di testimonianza orale come tipo di fonte nuova, o meglio, innovativa di ripercorrere la Storia, portandola nel mondo digitale di internet, in un sito, (che verrà riproposto poi alla SMAU) più completo, più scientificamente impostato tra tutti quelli che raccontano di sterminio anche in rete…tutto questo per evitare di ripetere gli errori e gli orrori del demoniaco meccanismo mercificatorio, edonistico, effimero, attuale che sta portando all’oblio…

La partecipazione alla “Memoria in Rassegna” di Nova Milanese della Shoah Visual History Foundation di Los Angeles diretta da Steven Spielberg.
Il regista Steven Spielberg invia, alla manifestazione internazionale “La memoria in Rassegna” di Nova Milanese, il suo ultimo documentario: “Gli ultimi giorni”.

Alla “Memoria in Rassegna” è pervenuto, tra i numerosi filmati, anche un documentario prodotto dal regista Steven Spielberg riguardante la complessità della questione ebraica e la deportazione degli ebrei ungheresi, dal titolo “Gli ultimi giorni”, per cui alla Rassegna Novese internazionale è pervenuto un telegramma di Doris Escojdo, la rappresentante per l’Italia della Shoah Visual History Foundation di Los Angeles, organizzazione mondiale coordinata dal regista di origine ebraica Steven Spielberg. Nel comunicato  la Escojdo scrive: “Cari amici a nome di Spielberg, dello Staff e dei collaboratori italiani della Shoah Foundation, desidero porgere il mio saluto a tutti coloro che sono oggi qui convenuti alla visione della proiezione di alcuni brani tratti dal commentario documentario dal titolo “Gli ultimi giorni”, Premio Oscar 1999 cooprodotto da Spielberg e dalla Shoah Foundation. La nostra fondazione è onorata di offrire un contributo a questa iniziativa “La Memoria in Rassegna”…Le testimonianze raccolte nel mondo comprendono soprattutto le vicende di Ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio e ai ghetti, nascosti e vissuti spesso sotto falsa identità, ma anche le storie di altre persone appartenenti ad altre categorie perseguitate dai nazisti come partigiani, zingari, sinti, rom, testimoni di Geova, omosessuali, asociali di ogni genere…ad essi si aggiungono le voci di bambini e dei liberatori e salvatori, oltre le testimonianze toccanti e straordinarie di coloro che all’epoca erano di giovanissima e tenerissima età. In tutta Italia sono state raccolte più di 420 interviste da 42 intervistatori volontari e da 16000 operatori professionisti. Le testimonianze del film documentario “Gli ultimi giorni” sono di cittadini ungheresi. Il titolo può essere riferito alla guerra, che a partire dal marzo 1944 sembrava persa per la Germania, con l’avvicinarsi dell’Armata Rossa, con la vita di oltre 44000 Ebrei ungheresi che in poco meno di tre mesi furono arrestati, deportati ad Auschwitz con una rapidità e ferocia disumana. La maggior parte di queste persone fu annientata. Solo il coraggio e l’abnegazione di uomini come l’italiano Berlasca e lo svedese Wallenstein, tra gli altri, impedirono che i rimanenti 200000 ebrei ungheresi subissero la medesima sorte…”
In questa preziosa manifestazione si esprime grande riconoscenza per tutti coloro che hanno voluto dividere il ricordo della loro sofferta esperienza di ghettizzazione, deportazione, internamento, comunicandola al mondo intero…”dando un futuro alla memoria, per non dimenticare”… milioni di vittime innocenti la cui voce non potrà mai essere udita, tutti i sopravvissuti che hanno reso testimonianza ne hanno così umanamente e degnamente onorato la memoria, l’illustre ricordo…
Il popolo ebraico ha subito una delle più gravi tragedie mai perpetrate nella storia del’umanità, anche se si sono verificate in passato dalla strage degli Albigesi alla persecuzione  dei primi martiri cristiani ad altre categorie religiose, ma uno sterminio così organizzato da una mente diabolica sottile, in modo accanito, sistematico, pianificato dettagliatamente e burocraticamente, ed a pieno scopo di sfruttamento morale, fisico ed economico delle vittime non è mai accaduto. Ma gli ebrei non sono stati gli unici a soffrire all’interno dell’organizzazione concentrazionaria dettata, voluta dal sistema nazista e del generale progetto sistematico di annientameno delle differenze umane, delle diverse categorie di pensiero o di pratica religiosa o di estrazione sociale o di origine etnica.
Sono stati coinvolti nel fenomeno concentrazionario sistematico e organizzato a livello capillare, dissidenti politici di ogni nazionalità, oppositoriai dettami imprialisti, sciovinisti e razziali della dittatura nazifascista, anche le diverse etnie come gli zingari e gli slavi non confacenti al modello etnico ideale vagheggiato ed imposto dalla mente perversa del fuhrer, o chi praticava religioni e credeva in ideali di fede differenti dal cristianesimo che si contrapponevano per principi, valori, pratiche, ideali all’obbedienza assoluta ai dettami del terzo Reich e all’idolatria imposta dal sistema nei confronti di Hitler come unico dio in terra. E’ quindi giusto che tutte le “memorie” e tutti i valori e le sofferenze umane subite per questi alti ideali vengano rappresentate, anche nella Rassegna Novese dedicata alla Memoria dell’Europa intera coinvolta nel conflitto bellico mondiale…come non bisogna dimenticare anche chi è stato internato per motivi di sciopero contro le ristrettezze di salario od altre ingiustizie in ambito lavorativo, o addirittura per caso, in retate improvvise, o per vili delazioni, per il radicato e dissidente convincimento politico, per differenze razziali di altro tipo, o i nostri soldati italiani che sono stati deportati dopo l’8 settembre, data dell’armistizio, e che non sono mai più tornati. ..Quindi abbiamo avuto centinaia di migliaia di sofferenze, di atrocità che presentano la stessa dignità di qualsiasi altro tipo di deportazione all’interno del perverso disegno strategico politico di annientamento e sterminio totale di ogni tipo di differenza e di dissidenza contro il sistema, perpetrato dal regime reazionario del nazifascismo. Quindi valori nobili, importanti sul piano dell’eticità della scala di valori morali umana, con cui i nostri figli, le nuove generazioni devono crescere per allontanare lo spettro dei fanatismi, dei conflitti di potere, per evitare il reiterarsi dell’errore storico, il ripresentificarsi dell’orrore delle tenebre della ragione su tutto quanto di positivo sussiste nel genio nella mente, nelle creatività umane, al fine di esorcizzare le sofferenze, le guerre, le miserie morali che arrecano inevitabilmente degrado, degenerazione di spirito nell’umanità, testimoniando così sempre, dai banchi di scuola, ai pulpiti delle chiese o dei partiti “il coraggio della memoria” anche attraverso il passaggio, la tradizione orale di generazione in generazione che in ebraico (come mi spiega Moni Ovadia) si pronuncia Toledod, la trasmissione e tradizione della memoria da vecchio a giovane, di padre in figlio, di fratello in fratello per il perpetuarsi dei valori di libertà, uguaglianza di principio, nel rispetto delle differenze, di democrazia, rispetto delle diversità, dell’altro da sé, contro ogni orrore xenofobo, intollerante, perverso disegno politico nei confronti delle differenze etniche, razziali, religiose, di pensiero politico ed ideologico.

La persecuzione nazista dei Testimoni di Geova.

Anche una delegazione di Testimoni di Geova ha inviato un documentario all’interno della manifestazione “La memoria in rassegna”, svoltasi a Nova Milanese.
Al fine di far conoscere agli studenti e alla cittadinanza questo aspetto poco noto dell’olocausto, i testimoni di Geova stanno promuovendo in tutte le università, le scuole, i Comuni italiani, la proiezione del documentario “I testimoni di Geova, saldi di fronte all’attacco nazista”, che contiene la testimonianza di ex deportati testimoni di Geova e le interviste a storici che hanno studiato tale persecuzione durante il nazismo. Inoltre, nel documentario vengono riportate alcune fasi del convegno svoltosi nel 1994 al Museo dell’Olocausto di Washington, negli Stati Uniti, all’interno del quale esistono diversi reperti che documentano la persecuzione anche dei Testimoni di Geova nei lager. Il contenuto del commentario è di elevato valore culturale e storico, senza alcun carattere dottrinale o confessionale. Presenta un ampio repertorio di documentazione storica, la cui visione non può inevitabilmente che promuovere il rispetto e la tolleranza, nonché servire di monito per le future generazioni affinchè non si ripetano le vergognose atrocità compiute dal regime nazista. Il suddeto documentario è stato già proiettato durante un incontro relativo la persecuzione nazista dei Testimoni di Geova svoltosi nel 1999 nella Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati, a cui hanno partecipato parlamentari, studiosi e associazioni di ex deportati. L’allora Presidente della Camera dei Deputati Luciano VIOLANTE ha inviato per l’occasione un messaggio di saluto in cui si legge ”La giornata di studi che avete promosso è un’occasione importante poiché serve a conoscre meglio la pagina più aberrante della storia europea del novecento, quella della discriminazione e dell’annientamento fisico delle minoranze messa in opera con sistematicità e precisione burocratica dal regime nazista…questa logica perversa ha portato ad uno sterminio pianificato di cui sono stati vittime anche i 2triangoli viola” i Testimoni di Geova…”
Negli ultimi mesi hanno già aderito all’iniziativa circa 400 scuole, università e Comuni italiani, nei quali si è proiettato il documentario in questione alla presenza non solo degli studenti e della cittadinanza, ma anche di presidi, docenti universitari e di scuole medie e superiori, storici, studiosi, ex deportati ecc…Anche i Provveditorati agli Studi hanno espresso parere favorevole alla proiezione del documentario inviando circolari e messaggi alle scuole di competenza.
A Milano si sono tenuti incontri al Centro Congressi della Provincia di Milano e al Cinema De Amicis davanti alla presenza complessiva di 600 persone. Sono intervenuti quali relatori l’onorevole Giuliano Pisapia, il direttore di Libero Vittorio Feltri, lo scrittore Enzo Bettiza, i professori universitari Attilio Agnoletto e Raffaele Mantegazza, il Presidente della Cultura della Regione Lombardia Silvia Ferretto ed il Senatore Gianfranco Maris, presidente dell’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati). 
“Non è mai troppo tardi per ricordare” e per questo monito la vicenda dell’internamento e di sterminio è ancora di attualità. La cosiddetta burocrazia dello sterminio nazista ha tentato di annullare l’esistenza di milioni di individui negli anni più tragici della storia europea contemporanea. Pur scrupolosi nell’osservare le leggi, i Testimoni di Geova non prendevano parte alle questioni politiche e soprattutto alla guerra. Dal loro credo religioso come da tanti altri, discendevano una serie di comportamenti che si scontravano con l’ideologia totalizzante del nazismo: il rifiuto di imbracciare le armi e di lavorare per l’industria bellica, il diniego ad idolatrare il fuhrer o la svastica, la riluttanza ad aderire al partito nazista al pangermanesimo, nonché l’imparzialità con cui diffondevano il messaggio evangelico non facendo distinzioni tra etnie, razze, estrazioni sociali ecc….L’associazione religiosa dei Testimoni di Geova fu la prima ad essere proscritta nella Germania nazista già nella primavera del 1933 insieme a quella ebraica.

CONCLUSIONI: Il rischio dell’oblio…  

Attualmente molti centri di documentazione storica raccolgono documenti e testimonianze ma pochi attuano ricerca fattiva. Per esempio il CEDEC (Centro di Documentazione Ebraica) ha pubblicato “Il libro della memoria”, curato dalla ricercatrice Picciotto Fargion, annesso ad un video documentario.
La Biblioteca Civica popolare di Nova Milanese forse si distingue per una volontà documentaristica di memoria orale oltre che visiva, superando l’archetipo usuale ed abituale della fonte, del testo scritto. L’Archivio di Stato di Roma e Milano ha pubblicato con Bollati e Boringhieri ricerche basate su carte d’archivio, valorizzando il materiale catalogato, archivistico di difficile divulgazione e fruizione soprattutto per i non ricercatori di professione o comunque volontari e soprattutto per gli studenti giovani e inesperti.. Da tali archivi si evince una serie di schede documentanti, attestanti mappe geostoriche dei più celebri campi di lavoro coatto, da cui il testo “Gli schiavi di Hitler”. Gli istituti storici con pochi finanziamenti da parte degli enti statali, del governo centrale, impiegano del personale purtroppo parzialmente retribuito o per lo più volontario, per sistemare e catalogare archivi, testi, documenti, il materiale storico cartaceo di difficile catalogazione, per cui risultano impossibilitati a svolgere un ingente lavoro di ricerca e divulgazione didattica e culturale, perché spesso tali enti di ricerca vengono sottostimati dai Ministeri preposti e dagli enti amministrativi anche locali a cui fanno capo, dalle Regioni alle Province. Gli Istituti di Storia della Resistenza sono in fase di trasformazione. Per esempio a Sesto San Giovanni è nato un ente come Istituto Storico della Resistenza e del Movimento Operaio, oggi ribattezzato e riconvertito in Istituto dell' Era Contemporanea: un segno dei tempi... Alcuni enti bistrattati dalle nuove giunte comunali di centro destra come l’Istituto di Storia della Liberazione di Milano, hanno cambiato sede giocoforza, ma si stanno anche istituzionalizzando, per difesa, acquistando dimensione di centri culturali polivalenti e parauniversitari. Altri centri più locali invece stanno “soffrendo” perché non sovvenzionati. Il rischio è che si perdano le energie investite nella ricerca e di conseguenza le testimonianze più collegate al territorio locale, a meno che non intervenga e non sussista un trasferimento rapido del documento cartaceo od orale, del racconto, testimonianza, in un elaborato più stabile, più ingente e corposo. In sostanza è scomparsa, si è molto affievolita la passione, la determinazione della ricerca pura. Può subentrare il rischio che gli Istituti Storici diventino piccole baronie accademiche? Come sostiene il senatore Maris, presidente ANED: “…non un omaggio ai caduti, ma un messaggio ai vivi, l’indicazione di un itinerario culturale che dai banchi di scuola, dalle famiglie, dai giornali, dall’editoria, dai pulpiti, dalle chiese, dalle fabbriche che dagli eventi passati possa condurre l’uomo all’approdo della conoscenza, della memoria. Perché solo la memoria rende l’uomo libero: l’oblio è colpa!”
    

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