Privacy Policy politicamentecorretto.com - Intervista concessa a www.euronews.org da Terry Schiavo

Sezioni

Archivio

Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

Bollettino

Iscriviti alla newsletter: (Settimanale)


  • email Invia un' e-mail ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Add to your del.icio.us del.icio.us
  • Digg this story Digg this



Data ed ora di accesso alla pagina
-

  • email Invia un' e-mail ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Add to your del.icio.us del.icio.us
  • Digg this story Digg this

Intervista concessa a www.euronews.org da Terry Schiavo

Dimensione caratteri Decrease font Enlarge font
image

 

Riportiamo di seguito l'intervista concessa a www.euronews.org da Terry Schiavo, attrice e buddhista sulla gaffe compiuta recentemente dal Comune di Milano riguardante la mancata concessione della cittadinanza onoraria al Dalai Lama a causa della minaccia cinese di boicottare l’Expo 2015.

Di Rainero Schembri

 


Non sembra placarsi la polemica sulla mancata concessione della cittadinanza onoraria di Milano al Dalai Lama, a causa della minaccia cinese di boicottare l’Expo 2015. Dopo le proteste dell’Unione Buddhisti Italiani, di varie associazioni di cittadini, dei Condacons (Associazione che tutela utenti e consumatori) che hanno addirittura inoltrato un ricorso al Tar, ora esce allo scoperto l’attrice, cantante, scrittrice e buddhista, Terry Schiavo. E lo fa da un’angolatura originale: in pratica prende spunto dal caso Dalai Lama (il suo nome è Tenzin Gyatso) per tentare di sensibilizzare l’intero mondo artistico italiano a impegnarsi maggiormente sulle ‘questioni di principio’, sull’esempio di quanto sta avvenendo all’estero, soprattutto negli Stati Uniti.
 
E’ il caso degli attori Richard Gere e Brad Pitt e della cantante Tina Tuner, solo per citare alcuni dei nomi più famosi. Nel frattempo sono anche uscite alcune pellicole straordinarie come Kundun di Martin Scorsese (racconta la gioventù del Dalai Lama, il capo spirituale dei buddisti), Sette anni in Tibet di Jean-Jacques Annaud interpretato da Brad Pitt (un film sulla trasformazione interiore). Da non dimenticare, poi, Richard Gere in Red Corner (storia di un avvocato americano condannato per omicidio dai cinesi), The wind horse(parla di un cantante pop tibetano) o Buddha from Brooklin di Denis De Novi, in cui una ragazzina tibetana scopre di essere la reincarnazione di una monaca.
 
In Italia, tra i rarissimi personaggi famosi buddhisti figurano l’ex calciatore Roberto Baggio e l’attrice satirica Sabina Guzzanti (entrambi aderiscono alla Soka Gakkai, l’organizzazione laica costruita da Makiguchi, Toda e Ikeda). Complessivamente sono circa 50 mila i praticanti buddhisti italiani, distribuiti in 46 centri, cui si possono aggiungere altre 10.000 che saltuariamente frequentano i luoghi di meditazione e altri 10.000 di provenienza extracomunitaria.  Da registrare che a dodici anni dalla firma dell’Intesa con il governo italiano (nel 2000 e poi nel 2007), ancora oggi ai buddhisti non sono stati riconosciuti tutti i diritti. A rappresentarli dal 1985 è l’Unione Buddhisti Italiani, attualmente guidata da Raffaello Longo (dal 1987 l’UBI è associata all’Unione Buddhista Europea).  Ma torniamo alla protesta della Schiavo e al suo tentativo sensibilizzazione del mondo dello spettacolo.
 
Signora Schiavo, è vero che ci sono i principi ma è anche vero che se i cinesi decidessero realmente di non venire all’Expo, il danno economico sarebbe enorme. Questo genere di cose si chiama realpolitik, un esercizio praticato da tutti i governi del mondo e in tutte le epoche. Non è così?
 
Sarà anche così ma non è detto che sia la cosa giusta. Anche Ponzio Pilato si è lavato le mani in nome della realpolitik eppure non mi sembra che la storia lo abbia catalogato come un eroe.  Comunque, andiamo al fatto specifico. Non è stato certamente il Dalai Lama a chiedere la cittadinanza onoraria milanese ma il Comune e il Sindaco a offrirla. Il minimo che si possa dire al riguardo è che potevano pensarci prima. Ora hanno fatto veramente una brutta figura. E non solo loro ma tutta l’Italia.
 
Lei sinceramente cosa pensa del Sindaco Pisapia?
 
Qui non stiamo, e vorrei che ciò fosse ben chiaro, esprimendo delle valutazioni sulla gestione amministrativa di Pisapia. Le stesse critiche le potrei fare tranquillamente anche al precedente Sindaco Letizia Moratti che ugualmente nel 2007 ha preferito non ricevere il Dalai Lama in Comune sempre per timore di urtare la Repubblica Popolare Cinese.  In entrambi i casi si è fatto uno sgarbo a una persona mite, di altissima levatura morale, che rappresenta direttamente o indirettamente milioni di cittadini nel mondo. Una persona che non ha alcun potere economico o militare alle spalle e che quindi può essere facilmente offesa. Ma ora faccio io una domanda: l’Italia, come qualsiasi altro Paese, avrebbe mai avuto il coraggio di ritirare l’offerta di cittadinanza, ad esempio, a Hu Jintao, Segretario generale del partito comunista cinese, a Obama, Presidente degli Stati Uniti o a Putin, Presidente della Russia?
Mi consenta una provocazione: come mai solo ora è esplosa in lei questa ribellione buddhista? Qualcuno potrebbe, infatti, sospettare che sia solo un tentativo strumentale di autopromozione.
 
Intanto vorrei precisare che del pensiero buddista non mi occupo da ieri ma da diversi anni, come possono testimoniare tutte le persone che mi conoscono da vicino. Riconosco anche che sono stata in parte influenzata da Marco Columbro con il quale ho condiviso parte della mia vita. Ma, come si dice, il seme fa germogliare solo il terreno fertile. Evidentemente ero preposta verso un certo tipo di maturazione. In questo senso la vicenda milanese del Dalai Lama è stata forse un piccolo detonatore. Quanto alla strumentalizzazione ai fini personali, mi perdoni, non sarebbe certamente questa la strategia migliore per imporsi nell’ambiente artistico. Anzi, sono ben consapevole di andare incontro a molte critiche, scetticismo e forse anche qualche superficiale derisione.
Non vorrei insistere ma recentemente lei ha lanciato un libro intitolato ‘Volevo ballare il bunga bunga anch’io!’ e un disco ‘Like A Diva’. Non mi sembra che i titoli siano di chiaro stampo buddhista, o sbaglio?
 
Ecco, lei ha detto ‘dai titoli’, ciò presuppone che non ha letto il libro né ascoltato il disco. Altrimenti si sarebbe reso conto che in entrambi i casi ho cercato di essere ironica verso un mondo nel quale vivo e che fino ad oggi mi ha dato da vivere. Diciamo che non ho ritenuto giusto o, comunque, non me la sono sentita di criticare apertamente una certa realtà ma solo di prenderla un po’ in giro prendendo in giro anche me stessa.
 
Forse anche a lei è mancato il coraggio?
 
Forse, ma io rappresento solo me stessa, non una città o un Paese.
 
Comunque, ora che la ‘detonazione’ è avvenuta cosa pensa di fare?
 
Raccolgo volentieri la sottile ironia insita nella sua domanda. Diciamo, innanzitutto, che il buddhismo è essenzialmente una forma di pensiero senza alcuna caratteristica dogmatica. Io sono convinta che nel mondo e in Italia ci siano tante persone buddhiste senza che neanche lo sappiano. Naturalmente ci sono anche i finti buddhisti. Faccio un esempio: molti hanno criticato il Sindaco Pisapia per l’affare Dalai Lama essenzialmente perché è un sindaco di sinistra. Se fosse stato di destra, sarebbero rimasti zitti.  Lo stesso, ovviamente, sarebbe avvenuto a parti invertite. Ebbene, la questione non è lavare l’offesa alla persona. Figuriamoci quanto un uomo come il Dalai Lama, che da una vita soffre continue umiliazioni e persecuzioni, possa sentirsi amareggiato per il fatto di non poter diventare cittadino onorario di Milano. Il vero problema è che ancora una volta è passato il principio che i soldi, il petrolio, le armi, può fare impunemente strage dei principi morali.
Ebbene, forse è arrivato il momento che questa consapevolezza, molto più diffusa di quanto si creda, cominci a esprimersi apertamente e collettivamente. Mi piacerebbe, ad esempio, che molti artisti italiani approfittassero della loro notorietà anche per sollevare questioni di principio. Ecco il punto: tanti artisti sono disponibili a collaborare sul piano della solidarietà, vedi i concerti per i terremotati, ma pochi per questioni di principio. La ragione è semplice: lottare per questioni di principio significa schierarsi, e non certamente per i più forti.
 
In sostanza cosa dobbiamo aspettarci in futuro da Terry Schiavo?
Una coerente evoluzione. Tutta la mia vita è stata caratterizzata da un forte dualismo: da un lato la piacevolezza di immergermi in una spensierata superficialità esteriorizzandola; dall’alto, di maturare al mio interno una crescente consapevolezza dell’importanza di perseguire un forte impegno sociale. Io mi sento buddhista ma sento anche il bisogno di avvicinarmi ad altre forme di spiritualità. Da qualche anno sto andando, ad esempio, nel nord del Brasile. Quest’anno dovrei visitare Salvador di Bahia, notoriamente una delle città più mistiche del mondo. Spero che queste esperienze riescano a rafforzarmi ulteriormente, anche perché sento che la mia bilancia interna pende sempre di più verso forme spirituali e di solidarietà umana. Ma queste esperienze personali avranno un senso sul piano collettivo solo se riuscirò a trascinare verso un impegno più forte anche tanti altri colleghi, magari solo più timidi ma ugualmente consapevoli.
NEWS

Invia commento comment Commenti (0 inviato)