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Calabria. I cittadini sono smarriti, non trovano punti di assistenza e cura

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Situazione sanitaria calabrese nel caos.Pazienti a rischio. Chiusi i piccoli ospedali, ma i grandi stanno scoppiando.

L'on Laratta fa un bilancio del suo viaggio, fatto insieme al consigliere regionale Guccione, negli ospedali calabresi, mettendo in risalto una situazione drammatica che è stata verificata direttamente.

L'on Franco Laratta chiama in causa in ministro della Salute, Balduzzi:

" Fermi subito, sig.Ministro, lo scempio di Scopelliti. In Calabria la salute non è più garantita a nessuno"!

Al termine di un viaggio nella sanità calabrese, durato circa un anno, durante il quale sono stati visitati decine di ospedali piccoli e grandi, il deputato del pd ha scritto al ministro della Salute, presentando un'interrogazione parlamentare urgente.

Testo interrogazione

Al ministro della Salute

da on Franco Laratta

Per sapere

Premesso che

la situazione della Calabria, per quando riguarda l'assistenza e il diritto alla salute, è sempre più grave.

I cittadini calabresi sono costretti a sopportare il pagamento di tasse e tributi vari per circa 100 euro all'anno, mentre in altre regioni italiani l'esborso è pari a 30-40 euro. A ciò occorre aggiungere un ulteriore incremento delle aliquote fiscali Irap e Addizionale regionale Irpef per l’anno d’imposta in corso nella misura, rispettivamente, di 0,15 e 0,30 punti.

Proprio di recente, il consigliere regionale della Calabria, Carlo Guccione, ha avuto modo di denunciare le condizioni in cui versa la Calabria nel settore della Salute, con una lettera al Ministro delle Salute e una serie di interrogazioni al presidente della Regione.

Al punto in cui ci troviamo, nonostante il gigantesco carico fiscale, la Calabria non rispetta i Livelli Essenziali di Assistenza: la chiusura di 17 piccoli ospedali ha creato una condizione di confusione e caos in diversi centri della

 

 

 

Calabria. I cittadini sono smarriti, non trovano punti di assistenza e cura, anche perchè la Regione non ha mai provveduto alla riconversione in 13 Centri di Assistenza Primaria Territoriale (CAPT), mentre gli ospedali convertiti, sulla carta, in Casa della Salute, non si capisce bene quali siano le attività sanitarie che dovranno garantire, per cui si muovono in piena confusione, senza alcuna direttiva, senza sapere quali siano gli obiettivi da raggiungere.

Nel contempo, la regione Calabria non si è dimostrata capace di eliminare gli sprechi e le clientele che sopravvivono, e in alcuni casi si sono rafforzate, nel sistema sanitario della Calabria.

Persiste, quindi, una grave esposizione debitoria ed un forte ritardo nella ridefinizione della rete territoriale ospedaliera e di emergenza-urgenza che provoca gravi disfunzioni e non garantisce assolutamente i Livelli Essenziali di Assistenza e la continuità assistenziale.

Durante il viaggio nella sanità calabrese, fatto nel corso di un anno, dallo scrivente insieme al consigliere regionale della Calabria, Carlo Guccione, sono state visitate e controllate diverse strutture ospedaliere della Calabria.

Si è così potuto verificare come il sistema sanitario territoriale non solo presenta condizioni di particolare gravità  con enormi punte di inefficienze, ma anche come gli ospedali Spoke ed Hub della nostra regione sono cosa ben diversa da ciò che viene definito nei decreti del Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di Rientro dal disavanzo sanitario, il presidente Scopelliti.

Condizione molto grave al Pronto soccorso dell' Ospedale di Cosenza, dove i medici fanno miracoli per sopportare un peso eccessivo, spropositato, dovuto soprattutto alla chiusura di tanti piccoli ospedali della provincia. Condizioni assai difficili, ai limiti della totale confusione, presso gli Ospedali di Vibo Valentia, Rossano, Corigliano, Castrovillari dove si vive alla giornata, manca praticamente tutto, mentre gli stessi medici denunciano il rischio per i pazienti, ai quali non possono essere garantire le cure previste e necessarie. In questi ospedali si tocca veramente con mano il fallimento della politica sanitaria regionale, che ha privato del minimo indispensabile le strutture ospedaliere che avrebbe dovuto garantire a tutti un livello di assistenza di particolare riguardo.

Situazione ai limiti del collasso per gli 'ospedali di montagna di San Giovanni in Fiore e Acri, due grandi comuni delle aree interne del cosentino, fortemente ridimensionati, ridotti ai minimi termini, mentre per le popolazioni di montagna interessate non vi è più alcuna reale garanzia di cure e assistenza. Grandissima la preoccupazione per i comuni di Rogliano, Cariati, Praja a Mare, Trebisacce, San Marco Argentano, Lungro, dove i relativi piccoli ospedali sono stati smantellati o fortemente ridimensionati, senza che per le popolazioni interessate vi sia una pur minima certezza e soprattutto senza che gli ospedali di riferimento siano stati potenziati e rafforzati in vista dell'arrivi di pazienti dagli ospedali smantellati. Tutto questo non può far altro che portare al caos e alla totale confusione, con gravi rischi per la certezza e la sicurezza delle cure e dell'assistenza.

Particolarmente grave il caso dell' Ospedale di Castrovillari. Se consideriamo, ad esempio, il Decreto n. 103 del 05.07.2011 che stabilisce come deve essere organizzato l’ospedale Spoke di Castrovillari ed individua in 223 i posti-letto da mettere a disposizione dei cittadini, ci si accorge che, ad oggi, la situazione di questo presidio ospedaliero offre solo 106 posti-letto per acuti, 14 in Day-Hospital e Day Surgery e 15 multidisciplinari che non possono essere considerati posti-letto per acuti.

Una situazione assolutamente allarmante che dà la giusta dimensione dello stato comatoso in cui versa la situazione sanitaria calabrese,  in cui non vengono rispettati addirittura neanche i parametri e gli standards previsti dal Piano di Rientro.

Intanto Cgil, Cisl e Uil Pollino-Sibaritide-Tirreno da tempo denunciano inascoltate, limiti, criticità, incongruenze di scelte miopi che realizzano una fortissima sperequazione nell'offerta sanitaria fra le diverse aree della Calabria, con interi territori fortemente penalizzati, nei quali non si assicurano i livelli essenziali di assistenza. Sul territorio non viene garantita la continuità assistenziale ed il diritto di cura, si mette a rischio la sicurezza dei cittadini e degli operatori sanitari, non si registrano segnali rispetto alla costruzione della rete della medicina territoriale. Per il sindaco si registra un pericoloso allungamento delle liste di attesa, che per molte prestazioni sono intollerabili, con la conseguente incapacità di arrestare il fenomeno di una emigrazione sanitaria diventata necessità per i calabresi, con i costi che essa produce che rappresentano il più grande ostacolo alla razionalizzazione della spesa sanitaria. L'inversione di tendenza annunciata e mai attuata, la persistente volontà di sfuggire ad ogni confronto rispetto all'atto aziendale, le conseguenze di scelte, che, lungi dal realizzare una razionalizzazione efficace dei costi e una piena valorizzazione delle professionalità, hanno prodotto un ulteriore drammatico peggioramento del sistema di offerta sanitaria.


Tutto ciò premesso si intende sapere


-se il Ministro della Salute sia a conoscenza di quanto su esposto;

-se sia a conoscenza dei rischi che corrono i cittadini, ai quali non viene più garantito il Livello Essenziale di Assistenza;

-se sia a conoscenza che i calabresi sono costretti a sopportare un sistema sanitario inefficiente e in piena confusione, a fronte di un esborso economico davvero eccessivo e insopportabile

- se sia a conoscenza come fino a questo momento le scelte di politica sanitaria, con il relativo Piano di Rientro messo in atto dal Commissario Scopelliti, non hanno azzerato il debito sanitario calabrese

- che cosa intenda fare per fermare la situazione di attuale profondo degrado in cui versa la sanità in Calabria.

Intanto Cgil, Cisl e Uil Pollino-Sibaritide-Tirreno da tempo denunciano inascoltate, limiti, criticità, incongruenze di scelte miopi che realizzano una fortissima sperequazione nell'offerta sanitaria fra le diverse aree della Calabria, con interi territori fortemente penalizzati, nei quali non si assicurano i livelli essenziali di assistenza. Sul territorio non viene garantita la continuità assistenziale ed il diritto di cura, si mette a rischio la sicurezza dei cittadini e degli operatori sanitari, non si registrano segnali rispetto alla costruzione della rete della medicina territoriale. Per il sindaco si registra un pericoloso allungamento delle liste di attesa, che per molte prestazioni sono intollerabili, con la conseguente incapacità di arrestare il fenomeno di una emigrazione sanitaria diventata necessità per i calabresi, con i costi che essa produce che rappresentano il più grande ostacolo alla razionalizzazione della spesa sanitaria. L'inversione di tendenza annunciata e mai attuata, la persistente volontà di sfuggire ad ogni confronto rispetto all'atto aziendale, le conseguenze di scelte, che, lungi dal realizzare una razionalizzazione efficace dei costi e una piena valorizzazione delle professionalità, hanno prodotto un ulteriore drammatico peggioramento del sistema di offerta sanitaria.

 

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