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L'intervento dell'on Franco Laratta, oggi alla Camera, sulla Mozione Calabria‏

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"Non chiediamo l'elemosina. Noi siamo interessati ad un piano per laCalabria che faccia uscire questa terra dall'emarginazione e dallamarginalità". Secondo la Svimez, negli ultimi dieci anni hanno lasciato il Meridionequasi 600 mila persone.Se i giovani vanno via è perché il sistema delle imprese meridionalinon è in grado di competere con quello settentrionale quanto acapacità di assorbire forza lavoro.Eppure le aree deboli del Paese sono da considerare la più grandeopportunità di rilancio economico e morale d’Italia.I provvedimenti varati durante gli anni dei governiBerlusconi-Bossi-Tremonti hanno di fatto azzerato il Mezzogiornodall'agenda di governo, cancellando sia gli investimenti, che glistrumenti necessari allo sviluppo. Il saccheggio del Fondo per le AreeSottoutilizzate grida ancora oggi vendetta; lo scippo di 35 miliardidi euro, destinati a tutt’altro, ha di fatto azzerato le politiche disviluppo che le regioni del Sud. E questo è accaduto con il voto e laresponsabilità di tutti i parlamentari meridionali di Centro-destra.E’ cosi successo che, in una fase di pre-recessione , invece disupportare lo sviluppo del Sud, i Governo dell'epoca hanno annullatol'operatività del credito d'imposta, lasciando le aziende del Sudsenza alcuna fiscalità di sviluppo; mentre sul versante delleinfrastrutture, gli investimenti indirizzati al Sud dalle aziende acapitale pubblico risultano gravemente sottodimensionati. Per cuiAnas, Ferrovie dello Stato ed Enel hanno praticamente abbandonato ilSud, contribuendo così ad una nuova e più grave emarginazione socialeed economica. Per quanto riguarda le ferrovie solo il 7,8 per centodelle linee ferroviarie ad alta velocità si sviluppa nel Mezzogiorno(la Napoli-Salerno). E nei prossimi anni la situazione non migliorerà:tutti i cantieri della TAV tratte settentrionali. Quanto alla reteferroviaria ordinaria, secondo gli ultimi dati disponibili, Trenitaliaha indirizzato al Sud appena il 18 per cento delle risorse investiteper l'ammodernamento della rete.La rete stradale e autostradale è sempre più inadeguata, i ritardidell' A3 sono davvero inaccettabili, ben oltre i livelli delloscandalo, i treni ordinari sono stati per lo più cancellati, ilsistema aereoportuale del tutto insufficiente.Ugualmente preoccupante è la condizione delle altre opere pubbliche.Negli ultimi anni, la spesa pubblica destinata alle infrastrutture haregistrato un crollo del 35 per cento. Mentre nel solo 2011 ledotazioni per le opere medio-piccole sono scese del 14%.Per cui appare sempre più indispensabile sbloccare le risorsefinanziarie. La Ragioneria dello Stato afferma che 2 miliardi di euroutilizzati sul credito d'imposta per gli investimenti, favorisce lacreazione di oltre 200 mila posti di lavoro produttivo nelle zone piùdeboli del Sud e quindi della Calabria, con effetti positivi per lacrescita dei consumi in tutto il Paese.La Banca d'Italia nel volume « Le Infrastrutture in Italia: dotazione,programmazione, realizzazione » ( Banca d'Italia - Eurosistema, aprile2011) rivela come le provincie calabresi, in merito agli Indici didotazione infrastrutturale basati sui tempi di trasporto stradale percamion, nel 2008 si collocavano agli ultimi posti della graduatoriadelle province italiane;La Calabria è l'unica Regione a non avere il Centro di MonitoraggioRegionale della sicurezza stradale.Utilizzando i fondi Fintecnica di 1 miliardo e 400 milioni di eurodestinati al Ponte sullo Stretto, l’allora ministero delleInfrastrutture del Governo Prodi, aveva previsto di investire queifondi per le infrastrutture di Calabria e Sicilia, considerando ilPonte irrealizzabile. Ma, come primo atto del Governo Berlusconi,l’allora ministro Tremonti scippò quei fondi al fine di assicurare lacopertura finanziaria del taglio dell'ICI sulla prima casa. Nelsilenzio tombale del Presidente della Regione Calabria Scopelliti.Con riguardo all'area relativa alle infrastrutture e alla viabilità,con questa Mozione,la Camera impegna il Governo: a promuovere la costituzione di un Tavolo tecnico nazionale pubblico -privato per il miglioramento della dotazione infrastrutturale viaria edel trasporto merci e passeggeri regionale;a predisporre un piano governativo per colmare i deficitinfrastrutturali dello sviluppo logistico, potenziando i nodi discambio e l'intermodalità regionali, a tal fine prevedendoinvestimenti per estendere l'Alta capacità anche alla tratta Napoli -Reggio Calabria;ad abbandonare definitivamente il progetto del ponte sullo stretto,puntando invece su un sistema infrastrutturale centrato sul Porto diGioia ed sul sistema portuale calabrese ad esso collegato.a definire, in sintonia con la programmazione regionale, un pianoorganico di prevenzione delle calamità naturali e del dissestoidrogeologico;a promuovere la riqualificazione dei centri storici agevolando ilrafforzamento strutturale degli edifici pubblici e delle abitazionidei comuni calabresi (in merito soprattutto all'adeguamento sismico edal risparmio energetico). E' la prima volta che un grande partito nazionale, con le sue massimeespressioni, pone la Calabria al centro dell' attenzione di tutto ilPaese! Con questa Mozione si impegna il governo ad intervenire con estremaurgenza per salvare la Calabria dall'abisso economico-sociale in cui èsprofondata!Le condizioni della Calabria sono drammatiche. Siamo ormai l'ultimaregione d' Europa in tutto. La Giunta regionale è ormai scomparsa, haesaurito tutte le sue energie in una vuota e sterile azione di perennepropaganda. Nessun obiettivo è stato raggiunto. Il 30% delle famigliecalabresi vive in condizioni di povertà.A questo punto scatta l'ora dell' emergenza. Occorre pensare subito aduna svolta in Calabria. Perchè la Calabria, insieme a tutto il sud,può aiutare l'Italia a crescere e tornaree competitiva. Ma non chiedee non ha bisogno di sterile assistenza, di interventi a pioggià, diaiuti improduttivi. La Calabria ha bisogno di investimenti, diinterventi mirati, di infrastrutture, di un sistema viario e dicollegamenti moderno ed efficiente, di buone strade e di buoneferrovie, di autostrade del mare, come, e forse anche di più, diautostrade informatiche, di innovazione, di nuovi modelli di sviluppo.Noi non chiediamo l'elemosina, non vogliamo il contentino per starebuoni. Noi siamo interessati ad un piano per la Calabria che facciauscire questa terra dall'emarginazione e dalla marginalità.Non chiediamo favori con il cappello in mano, rivendichiamo il dirittodi essere italiani con gli stessi diritti e gli identici doveri ditutti gli altri italiani

Invia commento comment Commenti (2 inviato)

  • Inviato in data Francesco Spinelli, 18 Settembre, 2012 20:50:51
    Nel 1976 il passivo della nostra bilancia alimentare è stato di circa 4 mila miliardi di lire, ma gli esperti prevedono che nel 1977 essa raggiungerà i 5 mila miliardi. Ciò è da addebitarsi prevalentemente alla nefasta politica dell’emigrazione promossa da De Gasperi e perseguita instancabilmente dai governi della Democrazia Cristiana in questo secondo dopoguerra con il rifiuto della riforma agraria pur storicamente matura e la conseguente riduzione alla fame delle popolazioni meridionali. Di qui infatti la fiumana immensa e precipitosa verso tutti i paesi del mondo di oltre 6 milioni e mezzo di lavoratori italiani e il ritorno aggravato nella nostra penisola del fenomeno delle terre incolte che oggi sono valutate circa 5 milioni di ettari. L’odierna paurosa crisi dell’economia italiana, della quale in deficit della bilancia alimentare è insieme indice e causa primaria, è dunque un frutto attossicato delle scelte che sono state fatte dai governanti negli anni Cinquanta per servire interessi di una classe sfruttatrice e parassitaria, qual è la grande borghesia agraria, e per puntellarne e restaurarne l’arcaico odioso sistema di potere contro la salente impetuosa ondata rinnovatrice.
  • Inviato in data Francesco Spinelli, 18 Settembre, 2012 20:02:45
    Allora ( a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta) furono compiute scelte che sono alla base della crisi attuale. Furono scelte non solo >, ma che definirono una precisa - e dura – gerarchia sociale. Lo si volesse o no, lo si dicesse o no ( e in parte fu anche detto), la concentrazione selvaggia di risorse umane e materiali su quello chiamato per brevità il > segnò la collocazione subordinata di tutto un settore della vita italiana quale l’agricoltura. Definì la sorte di interi territori e fasce sociali. Non furono soltanto gli operai dentro le fabbriche a pagare. Il colpo al Mezzogiorno e alle campagne venne dato allora. E molte delle questioni che oggi ci affannano e sono divenute perfino di moda - l’urbanesimo esasperato, l’incontrollabilità e i costi delle grandi aree metropolitane, lo congestione assurda in ristrette fasce di pianura. Il quasto ecologico – ebbero il loro punto di partenza nelle decisioni che vennero prese a cavallo tra gli anni quaranta e gli anni cinquanta. Ecco perché riflettere alla vicende degli anni cinquanta, alle lotte ed anche ai ritardi di allora, ci porta dunque a temi brucianti della questione meridionale in un discorso europeo che appare oggi cosi urgente. MA IL PD DI OGGI E' CAPACE O VUOLE DI RIFLETTERE A QUESTO LIVELLO ? O SI ACCONTANTA DI VOLARE BASSO, MOLTO BASSO ?