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Le Primarie a novembre

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Nico Stumpo, Debora Serracchiani, Maurizio Martina, Sandro Gozi e Eric Jozsef (giornalista francese di Liberatiòn) parlano delle primarie del centrosinistra come una grande opportunità di ricucire il rapporto tra la politica e i cittadini
Le primarie, la partecipazione e il rapporto dei cittadini con la politica

Jozsef. Se c'è Hollande all'Eliseo è grazie al Pd e alle sue primarie che hanno fatto scuola . Le primarie in Francia sono state un momento importante di partecipazione politica capace di superare le lotte e le divisioni interne al partito socialista. 2,7 milioni al primo turno e 6 milioni al secondo turno delle primarie sono numeri significativi del risultato del voto francese. Le primarie hanno riportato interesse nei cittadini verso la politica.

Stumpo. Le primarie si faranno entro il mese di novembre e saranno primarie aperte e contendibili grazie alla scelta del segretario Bersani di non avvalersi di quanto scritto nello statuto del PD che prevede che sia il Segretario il candidato alle primarie per il centrosinistra. Stiamo vivendo una crisi di rappresentanza che può essere recuperata. Con le primarie si può chiudere inoltre la discussione sul dopo Monti. Il PD ha sostenuto il governo Monti, ma non è il governo del PD. Le primarie servono proprio a definire il campo dei progressisti e moderati italiani.

Monti oggi a Cernobbio per la prima volta parlando del suo futuro ha lasciato un'apertura ad un eventuale bis con un “si vedrà”. È possibile immaginare un'Italia non nelle mani di Monti?

Gozi. Alle primarie di Cernobbio hanno votato Monti! Siamo contenti del tasso di gradimento internazionale di Monti ma non è questo il punto nodale. Noi vogliamo tornare ad una fase politica dopo la dittatura dell'urgenza. È necessario uscire dalla fase emergenziale e aprire un nuovo ciclo sociale, economico e politico. Va ridata fiducia alle persone e riconnesso il tessuto sociale con quello politico. Mesi fa abbiamo fatto la scelta giusta con Monti, ora dobbiamo entrare in una nuova fase e le primarie sono uno strumento fondamentale per avviarla. I francesi hanno preso il nostro modello e lo hanno migliorato con l'introduzione del secondo turno per dare maggiore autorevolezza a chi vince. È questa la strada da seguire.

Martina. Dobbiamo risvegliare la consapevolezza rispetto alle decisioni che abbiamo avuto con la scelta delle primarie ed esserne orgogliosi. Stiamo guardando in faccia e affrontando il problema numero uno per la politica: il distacco dai cittadini. La nostra operazione è enorme e coraggiosa e il primo a dimostrare grande coraggio è stato il nostro Segretario. Ci sono tante incognite legate alla forma della legge elettorale con cui si voterà alle elezioni politiche ma non sminuiamo la forza con cui il PD affronta i problemi della politica italiana. Non siamo tutti uguali e il PD lo dimostra.

Rinnovamento e ricambio politico

Serracchiani. Sono assolutamente d'accordo con quanto detto da Martina circa la necessità di essere orgogliosi della scelta del PD sulle primarie. Io credo nelle primarie profondamente e le ritengo uno strumento straordinario. Mi pongo però delle domande legate al contesto difficile in cui ci troviamo che tocca tutte le famiglie italiane: in una situazione così complessa abbiamo bisogno di non mettere in discussione l'identità del PD. Noi invece stiamo mettendo in discussione tutto, perfino il percorso fatto in questi anni. Mettiamo un punto e fermiamoci. Parliamo di contenuti e parliamo all'Italia. È la credibilità delle persone e dei loro contenuti che ti permette di riconnetterti con la gente. Qui non è in gioco la legittimazione del segretario del PD e la sua scelta deve essere vista come una possibilità di dire cosa vogliamo fare per l'Italia. Domandiamo agli italiani che Italia vogliono e non se stanno da una parte o dall'altra. E nel frattempo, non fermiamoci a guardare i nostri avversari perché si stanno riorganizzando.

Grillo e la democrazia elettronica

Martina. La Rete è uno strumento cruciale di partecipazione e di fare politica in maniera nuova. Ma guardiamo anche i limiti di questi strumenti come le risposte preconfezionate sui grandi temi e la propaganda della logica anti-partitica. Chi comanda, come si decide, sono domande a cui non si può rispondere con demagogia e populismo. In fondo torna sempre il problema della credibilità: se è più facile credere al populismo e all'effimero o alle scelte più complesse dove si mette la faccia e si lavora per il bene dell'Italia in un percorso più difficile.

Gozi. La risposta sul M5S la dà il consigliere Favia: la democrazia all'interno del movimento non esiste. I proprietari del PD sono i milioni di persone che lo hanno fondato nel 2007 e quelli che da allora si sono aggiunti. Gli scontri tra noi stessi ci hanno indebolito. Nel nostro statuto abbiamo già tutte quelle novità di democrazia elettronica che sembrano di proprietà di Grillo, solo che non le stiamo utilizzando. È ora di rimetterci al passo e dimostrare la nostra reale volontà per riconnetterci alle persone con idee chiare su cosa vogliamo fare per l'Italia e per l'Europa.

Stumpo. Il concetto di democrazia è una cosa seria e non si può davvero legarla al M5S. Ieri abbiamo presentato alla festa il bilancio sociale del PD: siamo gli unici ad avere un bilancio approvato e fatto certificare da una società esterna. Siamo i primi ad aver tolto il nome del segretario dal simbolo, aprendo la strada da percorrere per gli altri partiti e notiamo che gli unici a non farlo sono sempre i partiti populisti. Siamo la forza più popolare del Paese ma non possiamo fermarci qui. La sfida continua è quella di migliorare sempre. Ma oltre alle tecnologia ricordiamoci che la democrazia è contatto, visione, partecipazione. Noi siamo il partito del territorio e delle feste dove le persone si incontrano e si guardano in faccia. Questa festa di Reggio Emilia come le altre 3000 che abbiamo realizzato durante l'estate ne sono la prova.

Nessuna donna candidata nelle primarie del PD

Serracchiani. “Ci sono già tante primedonne e non si possono candidare altre donne”. Nel Parlamento europeo ci sono le quote rosa. In un mondo perfetto tutti avrebbero le stesse possibilità di partecipazione, noi ci accontentiamo di regole che lo permettano. Anche la politica ha bisogno di una partecipazione femminile maggiore. Le regole del PD la garantiscono e oltre alle donne la estendono ai giovani. Ma non dobbiamo rinchiuderci in recinti o arretrare. La buona politica è anche partecipazione femminile e giovanile. Parliamo di una sfida culturale e di credibilità che si ottiene attraverso scelte quotidiane che non lasciano indietro nessuno.

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