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Con la Bossi-Fini la clandestinità è una necessità non reato

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L' Italia ha bisogno di lavoratori stranieri. Prostituzione legale contro criminalità internazionale

 In questo dibattito sul decreto sicurezza, gran parte del tempo lo stiamo impegnando per parlare di immigrazione. Io do' per scontato che la condizione di clandestino, per un immigrato, non abbia un rilievo penale. La realtà è che il nostro Paese ha bisogno dei lavoratori stranieri, e la domanda e' sicuramente superiore al numero di ingressi regolari programmati dal Governo, tant'e' che sono centinaia di migliaia gli stranieri che vivono e lavorano in Italia senza permesso di soggiorno, non per loro scelta, ma per impossibilita' a regolarizzarsi. Il meccanismo dei flussi e’ inadeguato e solo prevedendo un flusso continuo si abbatterebbe quasi completamente la clandestinita’ di chi lavora, e non delinque. Una misura che favorirebbe anche un aumento degli introiti fiscali (tasse, contributi previdenziali, ecc). Emanare una sanatoria ogni 4 o 5 anni e’ inutile, senza la riforma del sistema dei flussi, e perfino dannosa, poiche’ –giustamente- ingenera la convinzione che "conviene venire in Italia da clandestini, tanto prima o poi ci sara’ una sanatoria".  
Quando uno Stato non interviene disciplinando e amministrando quelli che sono fenomeni sociali, e non emergenze limitate nel tempo e nello spazio, si crea una situazione caotica in cui vige la legge del piu' forte. Invece che lo Stato di diritto si ha la legge della giungla, e la criminalità da una tale situazione non ha che da trarre profitto.
Come avviene oggi anche col fenomeno della prostituzione. A 50 anni dalla legge Merlin, a gestire la prostituzione sono le mafie internazionali, per un giro d'affari di oltre un miliardo di euro l'anno. Se vogliamo interrompere questo flusso di denaro nelle casse della criminalita' e concentrare le forze dell'ordine sulla lotta alla prostituzione coatta ed allo sfruttamento anche di minorenni, dovremmo seguire l'esempio di molti altri Paesi europei, legalizzando la prostituzione e riconoscendo questa attivita' come una professione, da esercitarsi sotto forma di lavoro dipendente, indipendente o cooperativo, con i diritti e doveri che ne conseguono, compresi quelli relativi all'assicurazione previdenziale e di tassazione.
E' con questa convinzione e queste proposte che, con i senatori radicali del gruppo Partito Democratico Emma Bonino e Marco Perduca, abbiamo predisposto un ordine del giorno, e ci auguriamo che il Governo lo valuti e lo faccia proprio.

 

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