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Dal voto in Sicilia una spinta per cambiare il Paese

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E' l'occasione di riscatto dopo anni di Berlusconi. Speriamo che i siciliani non cedano al fascino di Grillo
di Davide Zoggia - L'Unità
 

Domenica 28 ottobre i siciliani sono chiamati alle urne per le elezioni regionali. Si tratterà di un test elettorale che può dare indicazioni su dove intende andare il Paese, dopo la caduta del governo Berlusconi, ma anche dopo gli interventi del governo Monti.


Queste elezioni si svolgono in una fase particolarmente difficile e travagliata della vita sociale ed economica dell’Italia. Per molti aspetti la crisi ha rivelato una difficoltà, quasi cronica, della politica ad affrontare e risolvere i problemi che da decenni ci affliggono. Una situazione difficile, aggravata da scandali e arresti che quasi quotidianamente si succedono coinvolgendo a più livelli la vita politica ed economica del Paese e che rischiano di far crescere la crepa che si è aperta tra gli italiani e le istituzioni.


La Sicilia sta dentro a questo scenario. La Regione, infatti, esce da due legislature segnate da storie di malaffare e inquinamento mafioso che hanno coinvolto sia Totò Cuffaro, con l’inchiesta sull’impero della sanità privata siciliana, sia Raffaele Lombardo con la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Catania. Sono vicende la cui natura lega a filo doppio l’inquinamento mafioso delle istituzioni regionali alla crescita e allo sviluppo economico e sociale di questa splendida terra e del suo popolo.


Per il Pd, l’esperienza che ha portato alcuni suoi rappresentanti locali, prima dall’esterno e poi con alcuni assessori tecnici, a sostenere il governo Lombardo è un fatto non replicabile per ragioni chiare ed evidenti. Noi combattiamo quella zona grigia in cui proliferano il malaffare e si alimentano gli interessi della criminalità organizzata. Per questo abbiamo presentato, assieme all’Udc, la mozione di sfiducia per lo scioglimento anticipato del Consiglio regionale. Inoltre, la nostra lettura dei problemi della Sicilia e le proposte da noi avanzate per la loro soluzione sono incommensurabilmente distanti da quelle fatte dall’Mpa di Lombardo.


Sui quotidiani nazionali e regionali si legge, ultimamente, di ipotetici accordi sottobanco, di esponenti di Grande Sud (Miccichè) che utilizzando il voto disgiunto voterebbero per Rosario Crocetta, candidato dal centro-sinistra alla presidenza della Regione. Non è dato sapere su cosa si fondano queste affermazioni dato che lo stesso Crocetta ha più volte affermato, anche recentemente, che ritiene inaccettabile stringere accordi con forze politiche contrapposte. In un simile contesto, la personalità e la figura di Rosario Crocetta sono totalmente incompatibili con i tentativi di accreditare futuri «inciuci» o accordi sottobanco. Non sono solo voci destituite di fondamento ma cozzano con la sua azione politica che in questa lunga campagna elettorale lo ha visto dimostrare giusta autonomia rispetto anche alle legittime aspirazioni delle stesse forze politiche che lo sostengono.


La proposta di Crocetta per costruire uno sviluppo solido, durevole e senza inquinamenti della Sicilia si fonda su quella che è la natura peculiare dell’isola. Una testa di ponte naturale dell’Italia verso i Paesi del Mediterraneo, verso un mondo ricco e popoloso con cui stringere nuovi e sempre più avanzati accordi economici e commerciali. Crocetta porta avanti un progetto di rinnovamento e di pulizia a partire da uno dei settori più delicati, quello della sanità, affidandolo a un nome illustre quale quello di Lucia Borsellino, la cui presenza a capo di questo assessorato sarà garanzia che non si ripetano le miserabili ruberie di cui sono stati vittime i siciliani.


Il voto di domenica prossima può essere quindi un’occasione per i siciliani per imprimere un cambiamento nella loro terra, da secoli oggetto di scorrerie e ruberie e mortificata dalle conseguenze dei i risultati elettorali che hanno premiato il «berlusconismo» nei tempi recenti. Per questo, visti i precedenti, auspichiamo che i siciliani non cedano al «fascino» di Grillo facendone crescere il peso.


La Sicilia ha bisogno di tornare a credere in se stessa, di valorizzare la ricchezza di intelligenze e competenze che costituiscono il suo popolo, di scrollarsi di dosso il soffocante peso degli interessi mafiosi e del loro intreccio con alcune forze politiche. Dalla Sicilia può e deve venire per il Paese il segnale che finalmente vogliamo cambiare per crescere e orgogliosamente essere un popolo che sa vincere.


Fonte: L'Unità

Invia commento comment Commenti (1 inviato)

  • Inviato in data cris, 25 Ottobre, 2012 12:07:30
    certo e meglio non cedere al fascinbo di grillo ma a quello di musumeci e crocetta si ...sarebbe pericoloso ma non per crocetta preparatevi mediocri arriva l'onda