Privacy Policy politicamentecorretto.com - OSTILE ALLA REAZIONE… NON SONO STATO MAI COSÌ STRAVOLTO

Sezioni

Archivio

Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031

Bollettino

Iscriviti alla newsletter: (Settimanale)


  • email Invia un' e-mail ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Add to your del.icio.us del.icio.us
  • Digg this story Digg this



Data ed ora di accesso alla pagina
-

  • email Invia un' e-mail ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Add to your del.icio.us del.icio.us
  • Digg this story Digg this

OSTILE ALLA REAZIONE… NON SONO STATO MAI COSÌ STRAVOLTO

Dimensione caratteri Decrease font Enlarge font
image



  
 I frettolosi annalisti dell’extraparlamentarismo italiano dedicano
 poche, stringate, spesso inesatte, note in merito al Gruppo XII Ottobre
 di Genova. Anticipatore di una stagione certo luttuosa, eppure non
 estranea al contatto diretto con le istanze rivendicative della fine
 degli anni Sessanta, quel gruppo è solitamente descritto come formato
 da una combinazione poco coordinata di giovani esponenti dell’operaismo
 e taluni delinquenti comuni, che mano a mano, come si dice con formula
 abusata, “sposarono la causa”. Sembra il pessimo inizio di un romanzo
 noir italiano da classifica dei best-seller, invece quella vicenda
 racconta piuttosto emotivamente di quanto la condizione dell’
 extralegalità marginale si trovi facilmente proiettata nell’
 accettazione di una proposta politica radicale, che contribuisce ad
 elaborare, in quanto contribuisce a farne lumeggiare i temi di
 intervento e i settori di maggior degrado. Leggendo l’ultimo romanzo
 di
  Claudio Dionesalvi,  “B.D.D. Romanzo degli Anni Zero” (Coessenza,
 Cosenza, 2012), la connessione appare ancora più evidente: il contatto
 diretto con l’alienazione che si respira nelle città meridionali non
 può che portare a solidarizzare spontaneamente con la distruttiva (in)
 esistenza dei minimi servizi sociali, esattamente come i compagni di
 strada dei conflitti più materiali (dall’abitare al reddito, dalla
 questione penitenziaria a quella dei “nuovi” diritti civili) finiscono
 per essere i soggetti che da quelle ingiustizie giuridiche sono più
 spesso vittimizzati, sacrificati, attaccati e offesi.
 Conoscere l’autore del libro che si sta recensendo porta,
 tendenzialmente, a due possibili atteggiamenti: se la conoscenza si
 esaurisce in una bella cordialità, i toni del recensore saranno
 misurati, allegri, elogiativi; se quella conoscenza si diffonde in un
 rapporto di vera fratellanza, il rischio, gravante sul recensore che si
 stima arguto, è quello di calcare sulle spigolature, sui non detti dei
 rapporti d’amicizia, sulle crepe dello sfondo narrativo. In questo
 caso, speranza vana. Tanto per cominciare, Claudio Dionesalvi scrive un
 romanzo in cui la principale voce narrante segue il ritmo dei suoi
 pensieri, ma li annota con una tale empatia, verso la comunità in cui è
 possibile ascoltare quella voce, da far crollare facilmente ogni
 pretesa diaristica o di mera fantasia, per portare alla pagina una
 coralità fresca, “stonata”, quasi, appunto, come un coro da stadio. Il
 libro non può che nascere da lì: dalla rete di relazioni umane che
  una curva calcistica porta con sé, con le storie sbagliate, l’epica
 delle piccole bravate fatte e l’epoca delle gravi bravate subite, l’
 ossificazione di una cartilagine sociale che si nutre della bellezza,
 della complicità, di una consapevole eresia verso la produzione della
 morale sociale in una città di provincia.
 Secondo colpo di genio: Claudio Dionesalvi è il primo “giallista”
 italiano che indaga sul presunto omicidio di una persona giuridica così
 peculiare come una società sportiva, simbolo della permanente
 dialettica tra interessi dominali e passioni collettive. “Giallista”
 perché nel libro ci sono enigmi, non “giallista” in quanto uno dei
 tanti scrittori domenicali che ci raccontano fumosamente di strani
 figuri di intellettuali perennemente ubriachi, che contemporaneamente
 scoprono Sartre e il colpevole di un omicidio, mentre trangugiano litri
 di vini pregiati e intessono relazioni equivoche con donne non
 occasionalmente bellissime.
 Terza impresa del funambolo cosentino: la storia di “B.D.D.” è la
 storia di una comunità umana impressa nella terra delle confluenze,
 nella città di Cosenza, nelle sue ondate insurrezionali come nel
 reflusso dei propri poteri, nel sogno ingannevole di affermazioni
 sportive per riscattare sconfitte umane e viceversa. Dionesalvi sa
 scatenare un vero e proprio gioco di rimandi, dove risultano arabescati
 tutti i personaggi cittadini davvero meritevoli dell’epos locale; al
 tempo stesso, però, B.D.D., che non poteva nascere in nessun’altra
 città al mondo, può vivere in qualunque angolo del pianeta, dove vi
 siano ancora forme tipiche di azione critica, non tanto paradossalmente
 di “resistenza e insubordinazione”.
 E ultima nota, che riguarda i rapporti umani tra recensore e
 scrittore: Dionesalvi dà vita a un alter-ego letterario molto più goffo
 e molto meno teatrale dell’autore reale. È un ragazzo stonato,
 innamorato di una donna bellissima, che si ciondola nei meandri delle
 sue contraddizioni: fa ridere, impreca, entra in empatia con le facce e
 i valori che lo fanno innamorare. Dove l’alter-ego balbetta, l’autore
 sa farsi scudo dell’antico motto per cui è sempre una risata a
 seppellire ciò che merita di essere seppellito.
 Il testo, peraltro, che si presta a una lettura d’un fiato, perché fa
 sgorgare con forza le mille interpolazioni, analessi e prolessi, che lo
 nutrono, ha un’attitudine sperimentale che s’affratella alle
 avanguardie di ogni epoca, perché cambia registri, fa raccontare gli
 stessi fatti a persone diverse, fatti diversi a persone uguali,
 illustra con la stessa cura le bevute domenicali e scenari “post” che
 nella penna di Dick, decenni addietro, sembravano fantascienza, e ora
 sembrano persino la speranza di un “dopo” che comunque sarà e potrà
 trovare ancora qualcuno pronto a reagire.
 Una domenica di oltre un decennio addietro, prima che venisse
 consumato l’assassinio di fede su cui indagano il professore ultras e
 la “sua sporca dozzina” (o forse la “sporca dozzina”, di cui il
 professore ultras fa parte, come gli altri “undici sporchi”), il
 recensore, durante una partita di calcio, mentre veniva intonato un
 bellissimo coro locale, sentì che una mano gli batteva le spalle al
 ritmo della canzone che risuonava in gradinata… dopo essersi voltato,
 notò che l’improvvisato percussionista era proprio il futuro autore di
 “B.D.D. Romanzo degli Anni Zero”, che squarciava sul viso infreddolito
 una smorfia simile a un sorriso amichevole. Andando indietro a quella
 domenica, probabilmente, Dionesalvi, questo suo gustosissimo ultimo
 libro, già lo aveva in testa.
 
 Domenico Bilotti
 

 

Invia commento comment Commenti (0 inviato)