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Centrale a Carbone a Saline Joniche

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INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Ai Ministri dell’Ambiente, Tutela del Territorio e Sviluppo Economico – Per sapere – Premesso che:

- è in atto il tentativo di realizzare a Saline Joniche (R.C.) una centrale a carbone, di oltre 1200 Mw, da parte dell’impresa svizzera Sei SpA, che avrebbe acquistato a tal fene dalla SIPI una parte dell’area dove sorgeva l’ex Liquichimica, nel comune di Montebello Jonico (R.C.) ;

- per la realizzazione della centrale sarebbe stata impegnata una iniziale ingente cifra di un miliardo di euro, cui si aggiungerebbero 500 milioni di euro di investimento per le infrastrutture, più 1, 7 milioni di euro all’anno per i costi di esercizio;

- il progetto, datato luglio 2007, appare decisamente superficiale;

- nel 1974 il Ministero dell’Ambiente aveva bloccato la produzione e la commercializzazione di bioproteine per il rischio di agenti cancerogeni e negli anni 80, dopo il fallimento della Liquichimica, l’impianto fu acquistato dall’Enichem;

- nel 1997 il Consorzio Sipi (Saline Ioniche Progetto Integrato), costituito da imprenditori locali, ha rilevato all’asta gli impianti e i terreni ex Enichem con l’obiettivo di rottamare il ferro e l’acciaio degli impianti e rivendere il terreno; ma tutto rimane inalterato;

- nel 2006 la Sei SpA ha acquistato il terreno con l’obiettivo di valorizzare l’area industriale realizzando una centrale;

- e non distante da Montebello Jonico ci sono le officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie, il cui sito è stato chiuso anni fa e, dalle indagini dei magistrati reggini,  è emerso che era diventato obiettivo delle cosche mafiose per realizzarvi in centro commerciale;

- nello scorso mese di maggio la giornalista della RAI, Flavia Marimpetri, inviata a Saline per un servizio su l’area ex Liquichimica, è stata boicottata dai responsabili locali della Sei o della Sipi (dico Sei o Sipi perché non è ancora del tutto chiara la definizione della proprietà), tanto da definire “vergognosi” i comportamenti riservategli, a testimonianza degli interessi “nascosti” di quelle industrie, certamente contrari al bene comune;

- l’area su cui gravano gli interessi della Sei e della Sipi è da anni fonte di speculazione ;

- le Istituzioni locali e regionale, naturalmente, si sono espresse contro la realizzazione della centrale a carbone, che andrebbe a rovinare uno dei pezzi più belli della costa reggina calabrese e che potrebbe riscattarsi diventando polo turistico – culturale – naturalistico;

- la costruzione della centrale a carbone, del tutto inutile, risulterebbe distruttiva del territorio ed inquinante;

- d’altra parte il Governo nazionale per far fronte alla crisi energetica ha ufficialmente mostrato interesse verso il nucleare ed appare davvero non conciliabile la scelta della Sei per la centrale a carbone:

- quali urgenti iniziative intendano attuare per verificare i rapporti tra le Società Sei e Sipe ed individuare i reali proprietari dell’area ex Liquichimica di Saline Joniche;

- se non ritengano necessario verificare cosa stia accadendo nel riavvio della procedura di vendita delle Officine Grandi Riparazioni di saline da parte delle Ferrovie dello Stato;

- quali urgenti iniziative intendano assumere al fine di impedire lo scempio della costruzione della centrale a carbone nell’area ex Liquichinica di Saline, anche al fine di assecondare giustamente le posizioni delle locali Istituzioni e dell’intero Consiglio regionale calabrese .


On. Angela NAPOLI


Roma 7 luglio 2008

 

 

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