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Problema “innovazione”: il caso Italia

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L’economia italiana ha perso la capacità di innovare, ha tassi di crescita molto bassi e rischia un inesorabile declino, nonostante i tentativi di trovare soluzioni soddisfacenti facciano oramai parte del dibattito pubblico. La crisi  si ripercuote soprattutto  sulla produttività ed in particolare è forte il  declino in cui versa il settore manifatturiero.
La globalizzazione e la rivoluzione tecnologica hanno cambiato la competizione rendendo obsoleta l’organizzazione imprenditoriale italiana . Infatti, la scarsa attività innovativa dipende  dalla struttura dimensionale e dalla specializzazione produttiva e territoriale della nostra economia, organizzata in distretti di piccole imprese troppo simili tra loro. Oggi le nuove tecnologie richiedono un decentramento decisionale e lavoratori dotati di istruzione tecnica e scientifica sempre piu’ qualificata. Le grandi imprese dovrebbero creare un distretto di organizzazioni rete che imparino ad usare le tecnologie, a rispondere in modo immediato alle richieste ed alle  esigenze dei clienti, dando forma alla tanto agognata  impresa pull centrata sul cliente.
Purtroppo i problemi strutturali legati alla mancata alfabetizzazione tecnologica, non sono stati superati dalle politiche di incentivazione e sussidi all’acquisto di personal computer seguite negli ultimi anni .
In passato,  la  produttività è stata un fattore molto importante  della nostra economia e dovrà perciò essere una priorità dei governi agevolarne la risalita. Il tasso di crescita del Pil pro capite dell’Italia è andato inesorabilmente calando di decennio in decennio.  Negli anni Cinquanta il tasso era pari a + 5,4% l’anno, negli anni Sessanta + 5,1, negli anni Settanta +3,1, negli anni Ottanta + 2,2 e negli anni Novanta  + 1,4. La proiezione per il futuro potrebbe portare ad una crescita che superi di poco lo zero per i primi dieci anni del Duemila.
Addirittura questi dati  confrontati con quelli europei mostrano che l’Italia tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta era cresciuta piu’ rapidamente del resto dei paesi Occidentali, con un’impennata tra il 1966-1968, grazie al traino del boom economico.
I dati suggeriscono come l’Italia, fino alla metà degli anni Novanta, sia riuscita  a ridurre la differenza di reddito con Francia, Germania ed Inghilterra. Invece dal 1995  il Pil pro capite  è  cresciuto meno rispetto ai grandi paesi dell’Europa e non solo a causa di nefaste congiunture economiche.
Il flusso di temporanei sussidi , per poche categorie di imprese, serve a poco,la stagnazione dell’attività innovativa ha a che vedere con una  fallace percezione della sua inutilità .
Bisogna cercare nuove strade fatte di sacrifici e riforme perché la produttività possa tornare a crescere. Sarebbero , invece , solo deleteri  decreti o misure dettate da imposizioni estemporanee ed  unilaterali.
Gli esempi di  Irlanda e Finlandia , nei  settori high tech , rappresentano esempi   da seguire per tornare a far crescere la produttività

Invia commento comment Commenti (1 inviato)

  • Inviato in data mattia, 10 Settembre, 2010 19:28:19
    inanzitutto complimenti per l articolo.... volevo fare una domanda io sto preparando una tesi di laurea sul declino dell economia italiana (libro innovazione cercasi il problema italiano) in cui si parla del declino dell economia italiana e dei modelli da seguire quali irlanda finlandia e regno unito....ma siccome tale libro è stato pubblicato nel 2004 chiedevo se per caso potevate darmi qualche informazione dettagliata se possibile in riferimento a questi modelli....ovvero se sono ancora modelli da seguire , oppure no...cause di evenutali declini, ricette del successo..e eventuali proiezioni sul futuro....in attesa di una vostra risposta porgo cordiali saluti....