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CIVATI E UN’IDEA DI SINISTRA

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Il Partito Democratico è l’aggregazione politica più ampia e più forte nel centrosinistra italiano: lo dicono le percentuali, il radicamento, le diverse provenienze politiche e culturali non solo di chi lo dirige, ma anche e soprattutto di chi lo vota.
Certo: come i Democratici di Sinistra non costituivano che solo una parte di una coalizione, così il PD ha la netta prevalenza, ma non l’esclusiva, su una quota di elettorato potenziale che doppia la metà più uno degli elettori italiani.
Per capire quell’area di consenso diffuso, non bastano gli organigrammi di partito: servono le esperienze concrete e capire come le istanze civili e sociali cerchino rappresentazione nello spazio politico dato.
Da questo punto di vista, Civati sembra star lavorando molto all’interno di quell’area di Sinistra che, se pure occasionalmente vota il PD, non ne è iscritta e molto spesso non ha partecipato nemmeno alle varie fasi primarie della storia (recentissima) del partito.
Un pezzo importante di attivismo sindacale, soprattutto quello dei metalmeccanici, che affronta le vertenze più pesanti, e un pezzo di quello tradizionale dei lavori cognitivi, elaborato nella proposta e però a volte in difficoltà a leggere le nuove dinamiche del lavoro.
I movimenti referendari sui beni comuni, tanto larghi che non possono non stare a disagio nei partiti più piccoli (e a volte più autoreferenziali) o negli spezzoni esagitati del grillismo, che raccolgono grossi consensi e avvicinano a grandi temi, pur finendo alcune volte per intrupparsi in un settarismo che sembra etero-diretto e poco omogeneo.
I movimenti ecologisti, ambientalisti, libertari, che lavorano e lottano sui nuovi diritti, dalla sfera delle libertà sessuali alla salvaguardia dei territori.
L’area dei “vecchi girotondi”, che hanno contrastato la tornata delle leggi ad personam del governo Berlusconi (2001-2006).
Questo voto si è spinto poco oltre a Sinistra del partito, ha incocciato movimenti carismatici, a volte grandi e a volte piccoli, è stato travolto dalle fanfare del giustizialismo o è rimasto imbrigliato in discussioni di retroguardia, contro il mito del partito leggero, liberal, all’americana.
Una potenzialità di intelligenze e risorse di rilievo, di sensibilità e, spessissimo, di buona fede nelle proprie convinzioni rivendicative. Difficile pensare che tornerà al PD sic et simpliciter, dandogli la forza di emergere, o a guidare il partito stesso verso una vittoria elettorale o l’egemonia culturale su quell’opinione pubblica che non si chiude nel berlusconismo, ma che da esso è stata rimodulata e non raramente mortificata. Difficile che la porti con sé Civati, outsider nella corsa alla segreteria, ma intanto Civati e, con stili e temi diversi, Gianni Cuperlo stanno cercando di parlarle. E, se mai queste aree sociali non scegliessero medio tempore di essere rappresentate nel PD e dal PD, qualunque segretario vittorioso (che sia uno di loro, l’eurosocialista Pittella o il rottamatore Renzi) non potrà rinunciare a misurarsi con esse: altrimenti altro che sfondamento a destra, sarebbe lo svuotamento della propria stessa carne.
 
Domenico Bilotti

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