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Problemi di mercato dell’uva da tavola. Lo evidenzia la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) di Taranto

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Mercato uva da tavola: prezzi bassi al produttore e altissimi al consumatore.

Vito Rubino, direttore della CIA (Confederazione Italia Agricoltori) di Taranto ha da tempo ripetutamente evidenziato che l’attuale sistema di commercializzazione dei prodotti agricoli, imperniato per lo più sulla grande distribuzione organizzata GDO, è fortemente penalizzante per i produttori e per i consumatori.

Infatti, attualmente, negli ipermercati i prezzi di vendita dell’uva da tavola sono altissimi. Per il prodotto proveniente dalla Puglia si passa dagli euro 2,28 al kg per la varietà Italia a euro 1,98 al kg per la varietà Red Globe e a euro 3,19 per la varietà Thompson. A fronte di questi prezzi elevati al consumatore, il prodotto sulla pianta (acquistato a poche decine di centesimi) trova difficoltà a essere collocato sul mercato.

Spesso negli ipermercati l’uva e altri prodotti sono posti sui banchi senza che vi sia personale che ne curi la vendita: ognuno la tocca e manipola, contribuendo a deteriorarne una grande quantità. Conseguentemente una parte non marginale dell’enorme differenza tra prezzi praticati al produttore e prezzi imposti al consumatore è distolta a copertura dell’enorme quantità di merce deteriorata per eccessiva manipolazione e non più vendibile.

E così i prezzi alla produzione sono assurdamente bassi (continua Rubino) non in grado di ristorare i costi e remunerare i produttori. Per non parlare poi dei prezzi dei prezzi danneggiati dall’alluvione del mese scorso e destinati all’estrazione di succhi (si parla di prezzi che variano dai 2 ai 9 centesimi per chilogrammo).

Di converso i prezzi alti di frutta e verdura poste in vendita negli ipermercati costituisce un disincentivo all’acquisto da parte di consumatori e famiglie, già alle prese con una crisi gravissima e una scarsa disponibilità di denaro.

Le difficoltà economiche inducono anche segmenti sempre maggiori di consumatori a mettere in secondo piano la stessa qualità dei prodotti, orientandosi sempre più verso merce di incerta provenienza e dubbia salubrità. Tali cambiamenti delle abitudini di acquisto sono destinati ad avere implicazioni negative anche sulla salute della popolazione, con la conseguente moltiplicazione di casi di malattie degenerative, anche gravi.

Il direttore della CIA di Taranto ribadisce ancora che in particolare poi sull’uva da tavola sono state messe in atto vere e proprie campagne di disinformazione tendenti ad esaltare le qualità senza semi a discapito di quelle con semi. Dal canto loro anche molti produttori si sono lasciati trascinare nell’ampliamento delle produzioni di queste uve apirene.  E il direttore Rubino conclude dicendo che ogni giorno esce una varietà nuova e si trascurano le varietà storiche del “nostro” territorio, come l’uva Italia che nei chicchi ha la presenza di semi.

Secondo la CIA l’uva da tavola, varietà Italia, non ha ancora trovato un valido sostituto, così come affermato da un importante produttore della nostra provincia: “L’uva Italia la gestisci tu, avendo la possibilità di anticipare e ritardare la maturazione; invece le varietà apirene gestiscono te (per tempi di maturazione e operazioni colturali), proprio perché sono molto delicate e complicate da produrre”.

Inoltre le varietà storiche possono essere prodotte solo e soltanto in pochissime aree della penisola italiana (in particolare in Puglia), mentre le varietà apirene si possono coltivare in diverse parti del mondo ed in tutti i periodi dell’anno.

Quindi, se da una parte si tenta di legare la tipicità dei prodotti al territorio e alla stagionalità, dall’altra si tenta di uniformare le produzioni che si possono produrre ovunque e in tutti i periodi dell’anno, come imposto dalle multinazionali dell’alimentazione.

Il direttore Rubino ha ancor affermato che “…ognuno deve impegnarsi, ciascuno per le proprie competenze, professionalità e possibilità, affinché le imprese agricole e i consumatori si rendano conto di quanto sta accadendo e si adottino le contromisure a salvaguardia di un segmento tuttora fondamentale per il nostro territorio”.

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