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Gianfranco Fini e il cattolico Giovanardi non hanno rimorsi di coscienza?

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L'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, ha fornito i seguenti dati: tra l'1 gennaio 2009 e il 17 ottobre 2013 sono stati 306 i detenuti suicidi: 103 erano stranieri e 203 italiani; 7 le donne, di cui 4 straniere. I detenuti suicidi sono per la maggior parte giovani: 4 avevano meno di 20 anni, 84 un'età compresa tra 21 e 30 anni, 101 un'età compresa tra i 31 e i 40 anni, 68 tra i 41 e i 50 anni, 34 tra i 51 e i 60 anni, 12 tra i 61 e i 70 anni e 3 dai 71 anni in su. L'impiccagione è  il «metodo» utilizzato con maggiore frequenza per togliersi la vita (222 casi), seguito dall'asfissia con il gas delle bombolette da camping in uso ai detenuti (59 casi). Più rari i casi di avvelenamento con farmaci, soffocamento con sacchi di plastica, e dissanguamento (4). Ora, poiché il reato principale che porta alla detenzione non è l’omicidio, né la rapina, ma la violazione della legge Fini-Giovanardi che trasforma in reato penale il possesso di droghe anche leggere, e circa un terzo dei detenuti sono in carcere per effetto di questa legge, se ne può dedurre che circa un terzo dei detenuti che si sono uccisi, si trovavano in carcere per effetto della legge uscita dalle menti illuminate di Gianfranco Fini e di Carlo Giovanardi. E la domanda a questi signori è: “Non avete rimorsi di coscienza per tutti questi morti, e per la disperazione e la sofferenza indicibile di tanti giovani?”. Anzi: “Avete una coscienza?”

Elisa Merlo

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